Parla con lei

La fumosa distinzione tra finzione e realtà

di ELENA STANCANELLI

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Sicuramente non è vero, o anche se è vero non sarà vero tra un paio di settimane, quando qualcuno si renderà conto di aver detto un'enorme castroneria. Ma nella cabala del tempo, qualcuno ha tirato fuori l'enorme castroneria proprio nel giorno in cui tutti ci affanniamo a spiegare quanti danni può fare la censura.

Lo Stato italiano, nella persona di Beatrice Lorenzin, ministra della Salute, avrebbe in progetto di vietare il fumo nelle serie tv e nei film. Non al cinema, dove è già vietato da un bel po', ma proprio dentro i film. Cioè intervenendo preventivamente sulle sceneggiature, spiegando che, per esempio, se uno vuole rappresentare Gigi Riva, o Michel Houellebecq può farlo tranquillamente senza le sigarette. O Hannah Arendt, o qualsiasi personaggio di invenzione che si vorrebbe fumatore. Lo decide il ministero, come si comporta quel personaggio, per evitare che dia il cattivo esempio.

Mi scoraggio. Ogni volta bisogna ricominciare da capo a spiegare che cosa sia la catarsi, la differenza tra finzione e realtà, il ruolo dell'arte delle nostre vite... Che lo Stato non può e non deve intervenire mai censurando la libertà di espressione (a meno che non si tratti di minori), che se iniziasse a selezionare i comportamenti accettabili dovremmo buttare quasi tutta la letteratura, e il cinema.

L'incapacità di stabilire un confine netto tra finzione e  realtà è uno dei grandi mali del nostro tempo. La retorica dei cattivi maestri, il ragionamento demente per cui uccideremmo perché abbiamo visto Al Pacino uccidere. Impedire agli artisti di dire tutto quello che vogliono -  se ce ne fosse stato bisogno il mondo lo sta dimostrando in questi giorni - è stupido, pericoloso, e innesta un meccanismo che diventa poi molto difficile da fermare. In questo caso il principio che determina la censura sarebbe la salute. E domani?
Twitter: @elenastanka