Michel Houellebecq visionario? Michel Houellebecq disfattista? Michel Houellebecq ironico? Da quando mercoledì scorso è uscito in Francia il suo ultimo romanzo, Soumission, se ne stando sentendo di tutti i colori. Anche perché, complice il destino, è proprio mercoledì che la Francia è stata colpita al cuore da quel terribile attentato terrorista di matrice islamica di cui nessuno è ancora in grado di misurare le conseguenze. La storia raccontata dallo scrittore francese, di cui quasi chiunque è ormai al corrente pur senza aver letto il romanzo, è relativamente semplice: siamo nel 2022 e, al secondo turno delle elezioni presidenziali, si affrontano Marine Le Pen, leader del Front National, e Mohammed Ben Abbes, leader del partito Fraternité Musulmane. Grazie all'appoggio del PS e dell'UMP, è Ben Abbes che vince le elezioni e comincia a islamizzare la Francia.
La violenza e la disoccupazione diminuiscono. Le donne smettono di lavorare e cominciano ad andare in giro velate. Chi vuole, può ormai essere poligamo. Perché allora non convertirsi? Perché non sottomettersi? È questo che farà l'eroe del romanzo, François, professore di letteratura francese alla Sorbona, alla fine del racconto. Concludendo con un laconico: "Non avrei nessun rimpianto".
Farsa provocatrice? Consacrazione di un certo numero di idee di estrema destra? Amara profezia? In realtà, credo che non si tratti né di una semplice farsa, né di una versione letteraria delle idee di un Eric Zemmour, né tantomeno di una profezia autorealizzatrice. L'ultimo romanzo di Houellebecq è solo l'ultima versione di quella che si potrebbe definire la filosofia del "perché no?", che è di fatto la filosofia di quasi tutti i libri di Michel Houellebecq. Perché opporsi a qualcosa anche se non la si condivide e battersi per certi valori quando si è indifferenti alla sorte dell'umanità?
INDICE
"Gli esseri umani non mi interessavano. Anzi, mi facevano quasi schifo", dice a un certo punto del romanzo François, spiegando al lettore la propria filosofia di vita. È da qui che si deve partire per capire Soumission, evitando di cadere nelle trappola dei dibattiti ideologici. A Houellebecq non interessa né stigmatizzare l'Islam, né difendere la France éternelle. A lui non importa difendere questa o quella visione della Francia. Per lui, tutto va bene. Tutto si equivale. Basta seguire la corrente e trovare il modo per sopravvivere e andare avanti. L'Islam è al potere e pretende che gli universitari si convertano? E allora, dov'è il problema? Le donne non possono più lavorare e devono consacrarsi ai mariti e alla famiglia? E allora? Chissà cosa direbbe il grande Jean Guéhenno se fosse ancora vivo! Lui che nel 1928, in Caliban Parle, aveva spiegato come l'unico vero
tradimento di un intellettuale consistesse nel seguire il mondo come va e nel giustificarlo. Lui che aveva fatto della "resistenza" la ragion d'essere dei suoi romanzi.
Ma questo era prima. Prima dell'indifferenza nei confronti dell'umanità. Prima del trionfo del conformismo. Prima dei terribili attentati che hanno colpito la Francia. Che rendono ancora più tetro quel "perché no?" di Houellebecq. Ma che forse spingono chiunque abbia a cuore la libertà e la democrazia a diventare un paladino della liberté, dell'égalité, e della fraternité.
Twitter: @MichelaMarzano
La violenza e la disoccupazione diminuiscono. Le donne smettono di lavorare e cominciano ad andare in giro velate. Chi vuole, può ormai essere poligamo. Perché allora non convertirsi? Perché non sottomettersi? È questo che farà l'eroe del romanzo, François, professore di letteratura francese alla Sorbona, alla fine del racconto. Concludendo con un laconico: "Non avrei nessun rimpianto".
Farsa provocatrice? Consacrazione di un certo numero di idee di estrema destra? Amara profezia? In realtà, credo che non si tratti né di una semplice farsa, né di una versione letteraria delle idee di un Eric Zemmour, né tantomeno di una profezia autorealizzatrice. L'ultimo romanzo di Houellebecq è solo l'ultima versione di quella che si potrebbe definire la filosofia del "perché no?", che è di fatto la filosofia di quasi tutti i libri di Michel Houellebecq. Perché opporsi a qualcosa anche se non la si condivide e battersi per certi valori quando si è indifferenti alla sorte dell'umanità?
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"Gli esseri umani non mi interessavano. Anzi, mi facevano quasi schifo", dice a un certo punto del romanzo François, spiegando al lettore la propria filosofia di vita. È da qui che si deve partire per capire Soumission, evitando di cadere nelle trappola dei dibattiti ideologici. A Houellebecq non interessa né stigmatizzare l'Islam, né difendere la France éternelle. A lui non importa difendere questa o quella visione della Francia. Per lui, tutto va bene. Tutto si equivale. Basta seguire la corrente e trovare il modo per sopravvivere e andare avanti. L'Islam è al potere e pretende che gli universitari si convertano? E allora, dov'è il problema? Le donne non possono più lavorare e devono consacrarsi ai mariti e alla famiglia? E allora? Chissà cosa direbbe il grande Jean Guéhenno se fosse ancora vivo! Lui che nel 1928, in Caliban Parle, aveva spiegato come l'unico vero
tradimento di un intellettuale consistesse nel seguire il mondo come va e nel giustificarlo. Lui che aveva fatto della "resistenza" la ragion d'essere dei suoi romanzi.
Ma questo era prima. Prima dell'indifferenza nei confronti dell'umanità. Prima del trionfo del conformismo. Prima dei terribili attentati che hanno colpito la Francia. Che rendono ancora più tetro quel "perché no?" di Houellebecq. Ma che forse spingono chiunque abbia a cuore la libertà e la democrazia a diventare un paladino della liberté, dell'égalité, e della fraternité.
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