Parla con lei

Anche il football dice no alla violenza

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"Pronto, vorrei ordinare una pizza". "Signora, lei ha chiamato il 911, numero per le emergenze". "Sì, certo, posso avere una pizza grande con peperoni e funghi?". "Mi dispiace, ha chiamato il 911, è solo per le emergenze, giusto?". "Sì, certo, quanto tempo ci metterete?". "Oh, capisco... Signora, tutto a posto? Ha davvero un'emergenza?". "Sì, è così". "E non può parlare perché c'è qualcuno nella sua stanza?". "Sì, è così. Quanto tempo ci metterete?".

Il video dura 60 secondi ed è stato visto da oltre 100 milioni di americani. È il primo spot contro la violenza domestica trasmesso qualche sera fa, durante il Super Bowl, con record di audience. Per rendere un messaggio popolare non si può immaginare una ribalta migliore. "When it's hard to talk, it's up to us to listen" conclude lo spot, prodotto dall'associazione NoMore.org, alla fine della conversazione surreale tra una donna e il centralinista del numero delle emergenze.

Il dialogo è la trascrizione di una telefonata realmente avvenuta e mostra quanto sia spesso difficile chiedere aiuto. E allora capita di ordinare una pizza perché non si può dire: "Mi sta uccidendo". L'anno scorso, la stessa associazione aveva chiesto ad alcuni dei più famosi giocatori della National Football League (che ha prodotto e dato gratuitamente lo spazio pubblicitario durante il Super Bowl) di registrare degli spot proprio con lo slogan "No More". Mai più "ma è un bravo ragazzo", mai più "ha solo un brutto carattere", mai più "meglio non impicciarsi", mai più "è lei che vuole così". Una campagna che faceva seguito dello scandalo del giocatore Ray Rice accusato di violenze domestiche e sospeso a vita. L'idea che le star degli sport maschili, con tutto il seguito e la forza evocativa che hanno, dovrebbero parlare, denunciare, combattere questa guerra segreta (24 donne picchiate ogni minuto, scrive No More) è una piccola grande verità.