Se ho capito bene, la proposta è la seguente: per ovviare al degrado relativo a una prostituzione di strada endemica e incontrollata, a Roma verrà scelto un quartiere - un incrocio, qualche vicolo - dove sarà liberalizzata. Ma guai a sconfinare. Sugli sconfinanti, dealer e cliente, si abbatterà implacabile la scure della giustizia. Lacrime e sangue, multe e disonore.
Intravedo alcuni problemi: come spiegare alle prostitute che devono spostarsi, per esempio? A meno che, come immaginerebbe la Vulvia di Guzzanti, non venga istituito un corpo speciale di "spingitori di prostitute", i quali silenziosamente e senza spiegazioni convoglino il traffico di carne nella direzione voluta. Altrimenti toccherà che qualcuno spieghi loro che devono spostarsi perché il loro mestiere è vietato ovunque tranne che in alcune strade, dove quindi sarebbe auspicabile, se a loro non dispiace...
La legge Merlin dice che è vietato indurre e favorire la prostituzione, ma non prostituirsi. Basta che lo si faccia per strada, in abiti decenti, senza far troppa confusione e soprattutto, una volta agganciato il cliente, si consumi quello che si deve consumare non in macchina, o per strada... Dove quindi?
Dove nel quartiere che il Comune ha selezionato, a meno che nel quartiere in questione non ci siano case, e in quel caso come chiamarle, se non "case di prostituzione" o case chiuse? Intravedo troppi problemi. Forse, con calma e senza isteria, sarebbe meglio che ci decidessimo finalmente a rivedere quella legge, anziché tentare di aggirarla con insostenibili bizantinismi.
Tra i quali riporto volentieri questa sentenza della Cassazione che ho trovato in rete, perché mi pare, oltre che significativa, di commovente bellezza: CASS. SENT. N. 36392/2011: Non commette il reato di favoreggiamento della prostituzione il cliente che, dopo aver intrattenuto rapporti sessuali con la prostituta, la riaccompagna sul luogo del mercimonio fisico, in virtù di semplice gesto di galanteria.
Twitter: @elenastanka
Intravedo alcuni problemi: come spiegare alle prostitute che devono spostarsi, per esempio? A meno che, come immaginerebbe la Vulvia di Guzzanti, non venga istituito un corpo speciale di "spingitori di prostitute", i quali silenziosamente e senza spiegazioni convoglino il traffico di carne nella direzione voluta. Altrimenti toccherà che qualcuno spieghi loro che devono spostarsi perché il loro mestiere è vietato ovunque tranne che in alcune strade, dove quindi sarebbe auspicabile, se a loro non dispiace...
La legge Merlin dice che è vietato indurre e favorire la prostituzione, ma non prostituirsi. Basta che lo si faccia per strada, in abiti decenti, senza far troppa confusione e soprattutto, una volta agganciato il cliente, si consumi quello che si deve consumare non in macchina, o per strada... Dove quindi?
Dove nel quartiere che il Comune ha selezionato, a meno che nel quartiere in questione non ci siano case, e in quel caso come chiamarle, se non "case di prostituzione" o case chiuse? Intravedo troppi problemi. Forse, con calma e senza isteria, sarebbe meglio che ci decidessimo finalmente a rivedere quella legge, anziché tentare di aggirarla con insostenibili bizantinismi.
Tra i quali riporto volentieri questa sentenza della Cassazione che ho trovato in rete, perché mi pare, oltre che significativa, di commovente bellezza: CASS. SENT. N. 36392/2011: Non commette il reato di favoreggiamento della prostituzione il cliente che, dopo aver intrattenuto rapporti sessuali con la prostituta, la riaccompagna sul luogo del mercimonio fisico, in virtù di semplice gesto di galanteria.
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