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La barbara guerra delle bambine

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Una ragazzina fatta esplodere due giorni fa poco distante dal confine con il Niger. Due avevano subito la stessa sorte una decina di giorni fa non lontano dalla città chiave di Maiduguri: l'ondata di morte targata Boko Haram continua a insanguinare la Nigeria e il governo locale - che ha appena rimandato fra le polemiche il voto per le presidenziali dichiarando di voler debellare l'offensiva terrorista prima di andare alle elezioni - sembra incapace di agire.

A rendere la situazione più drammatica c'è la femminilizzazione del conflitto, e l'abbassamento dell'età delle ragazzine coinvolte: a Maiduguri le bambine-kamikaze (se è giusto chiamare così qualcuno che non tutta probabilità non sapeva neanche a che destino andava incontro) non avevano più di 10-12 anni. Lo dimostrano i resti dei loro corpi martoriati raccolti dalla polizia. E il numero di ragazze costrette a nascondere esplosivi sotto ai loro hijab negli ultimi mesi è cresciuto in maniera esponenziale.

Sono passati più di 300 giorni dal rapimento delle 300 studentesse di Chibok che fece commuovere il mondo: di quelle ragazze oggi sembrano non ricordarsi in molti, con l'eccezione della premio Nobel Malala Yousafzai, che nei giorni scorsi ha lanciato un appello per la loro liberazione. Ancora meno sono quelli che sembrano impegnati a trovare una soluzione al dramma delle ragazze nigeriane, che peggiora di giorno in giorno.
Twitter: @francescacaferr