Un capolavoro in tre righe
Guia Soncini
di GUIA SONCINI
C'è un metodo sicuro per farsi venire una crisi d'invidia e inadeguatezza, allorché sceneggiatori: andare a leggere le descrizioni dei sei personaggi di Friends buttate giù dagli autori quando iniziarono a ideare la serie. Sono di tre righe l'una, e sono perfette. Ci sono dentro dieci anni di puntate e di stratificazioni e di universi. Monica che "ha sempre dovuto guadagnarsi tutto" e Rachel che "non ha mai dovuto guadagnarsi niente", per esempio.
La descrizione di Chandler dice che è un buffone, laconico, con un acuto spirito d'osservazione, sarcastico sulla propria vita e su quella altrui; che lavora in un ufficio claustrofobico facendo qualcosa di noioso al computer, ma sopravvive grazie al proprio senso dell'umorismo e alle merendine. Succede una cosa, coi personaggi ben scritti: che gli attori diventano quella cosa lì. E quindi Matthew Perry, il maggior talento comico della sua generazione, è per sempre …
C'è un metodo sicuro per farsi venire una crisi d'invidia e inadeguatezza, allorché sceneggiatori: andare a leggere le descrizioni dei sei personaggi di Friends buttate giù dagli autori quando iniziarono a ideare la serie. Sono di tre righe l'una, e sono perfette. Ci sono dentro dieci anni di puntate e di stratificazioni e di universi. Monica che "ha sempre dovuto guadagnarsi tutto" e Rachel che "non ha mai dovuto guadagnarsi niente", per esempio.
La descrizione di Chandler dice che è un buffone, laconico, con un acuto spirito d'osservazione, sarcastico sulla propria vita e su quella altrui; che lavora in un ufficio claustrofobico facendo qualcosa di noioso al computer, ma sopravvive grazie al proprio senso dell'umorismo e alle merendine. Succede una cosa, coi personaggi ben scritti: che gli attori diventano quella cosa lì. E quindi Matthew Perry, il maggior talento comico della sua generazione, è per sempre …
di GUIA SONCINI
C'è un metodo sicuro per farsi venire una crisi d'invidia e inadeguatezza, allorché sceneggiatori: andare a leggere le descrizioni dei sei personaggi di Friends buttate giù dagli autori quando iniziarono a ideare la serie. Sono di tre righe l'una, e sono perfette. Ci sono dentro dieci anni di puntate e di stratificazioni e di universi. Monica che "ha sempre dovuto guadagnarsi tutto" e Rachel che "non ha mai dovuto guadagnarsi niente", per esempio.
La descrizione di Chandler dice che è un buffone, laconico, con un acuto spirito d'osservazione, sarcastico sulla propria vita e su quella altrui; che lavora in un ufficio claustrofobico facendo qualcosa di noioso al computer, ma sopravvive grazie al proprio senso dell'umorismo e alle merendine. Succede una cosa, coi personaggi ben scritti: che gli attori diventano quella cosa lì. E quindi Matthew Perry, il maggior talento comico della sua generazione, è per sempre rimasto Chandler. In serie che non hanno mai lontanamente avuto il successo di Friends, né la sua precisione di scrittura. Dopo Friends, Perry è diventato il Robert De Niro dei telefilm: un talento sprecato in brutti copioni e produzioni sbagliate, il più bravo che fa le cose più brutte.
Alla voce "un classico è quella cosa che le televisioni tornano a mungere quando non hanno uno straccio d'idea", ieri sulla Cbs è partito un rifacimento di La strana coppia, pièce fondativa della comicità americana. Perry fa Oscar, che poi era un prototipo di Chandler: l'amico sciupafemmine e cialtrone (che si trova a convivere con Felix, un precisetti che ama ancora l'ex moglie).
Cinquant'anni fa, La strana coppia era un'esilarante novità, e a teatro la regia era di Mike Nichols, e Oscar era Walter Matthau. Cinquant'anni dopo, il fallimento lo capisci dal casino che dovrebbe esserci a casa di Oscar, prima che arrivi Felix-la-massaia: qualche vestito perfettamente buttato su qualche mobile, un po' di posta accumulata. Niente cappotti lasciati volare sopra a pile di piatti sporchi di sugo, niente cibo spiaccicato sui divani, e sul pavimento che conduce alla camera da letto niente scia di vestiti tolti la sera prima. Nulla che somigli alla casa di qualcuno di davvero disordinato (cioè: a casa mia). Che tra vent'anni nessuno si farà venire crisi d'invidia davanti alle sinossi di The Odd Couple, lo capisci dalla scenografia.
Twitter: @lasoncini
C'è un metodo sicuro per farsi venire una crisi d'invidia e inadeguatezza, allorché sceneggiatori: andare a leggere le descrizioni dei sei personaggi di Friends buttate giù dagli autori quando iniziarono a ideare la serie. Sono di tre righe l'una, e sono perfette. Ci sono dentro dieci anni di puntate e di stratificazioni e di universi. Monica che "ha sempre dovuto guadagnarsi tutto" e Rachel che "non ha mai dovuto guadagnarsi niente", per esempio.
La descrizione di Chandler dice che è un buffone, laconico, con un acuto spirito d'osservazione, sarcastico sulla propria vita e su quella altrui; che lavora in un ufficio claustrofobico facendo qualcosa di noioso al computer, ma sopravvive grazie al proprio senso dell'umorismo e alle merendine. Succede una cosa, coi personaggi ben scritti: che gli attori diventano quella cosa lì. E quindi Matthew Perry, il maggior talento comico della sua generazione, è per sempre rimasto Chandler. In serie che non hanno mai lontanamente avuto il successo di Friends, né la sua precisione di scrittura. Dopo Friends, Perry è diventato il Robert De Niro dei telefilm: un talento sprecato in brutti copioni e produzioni sbagliate, il più bravo che fa le cose più brutte.
Alla voce "un classico è quella cosa che le televisioni tornano a mungere quando non hanno uno straccio d'idea", ieri sulla Cbs è partito un rifacimento di La strana coppia, pièce fondativa della comicità americana. Perry fa Oscar, che poi era un prototipo di Chandler: l'amico sciupafemmine e cialtrone (che si trova a convivere con Felix, un precisetti che ama ancora l'ex moglie).
Cinquant'anni fa, La strana coppia era un'esilarante novità, e a teatro la regia era di Mike Nichols, e Oscar era Walter Matthau. Cinquant'anni dopo, il fallimento lo capisci dal casino che dovrebbe esserci a casa di Oscar, prima che arrivi Felix-la-massaia: qualche vestito perfettamente buttato su qualche mobile, un po' di posta accumulata. Niente cappotti lasciati volare sopra a pile di piatti sporchi di sugo, niente cibo spiaccicato sui divani, e sul pavimento che conduce alla camera da letto niente scia di vestiti tolti la sera prima. Nulla che somigli alla casa di qualcuno di davvero disordinato (cioè: a casa mia). Che tra vent'anni nessuno si farà venire crisi d'invidia davanti alle sinossi di The Odd Couple, lo capisci dalla scenografia.
Twitter: @lasoncini