Parla con lei

La vita di Sharbat racchiusa in tre foto

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Quando i suoi occhi furono immortalati dall'obiettivo di uno dei più famosi fotografi del mondo, aveva solo 12 anni: era una studentessa afgana fuggita dal suo paese e rifugiatasi in un campo profughi pachistano. Era il 1984 e il suo ritratto, finito sulla copertina del National Geographic, fece il giro del mondo. Sharbat Gula divenne la bambina afgana, il simbolo di un popolo sfortunato.

Trentun anni dopo, la foto di Gula ritorna sulle pagine dei giornali, con le luci sparate e i contorni sfocati tipici di una fototessera: qualche giorno fa la donna, oggi 41 anni e madre di tre figlie, è stata fermata in Pakistan, la sua carta di identità requisita, il suo futuro in bilico. La foto è parte di una carta di identità elettronica pachistana falsa, ottenuta probabilmente a pagamento: senza questo documento, i rifugiati afgani in Pakistan hanno una libertà di movimento estremamente ridotta, non possono acquistare proprietà, aprire un conto in banca e avere il diritto di rimanere nel Paese. Come migliaia di altri rifugiati, per sopravvivere Gula ha comprato un documento: scoperta, oggi è indagata per corruzione e falsificazione dei documenti. Rischia l'espulsione dal Pakistan e il ritorno al nulla del suo Afghanistan.

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La fama non ha aiutato la donna dagli occhi magnetici: arrivata nel campo di rifugiati di Nasir Bagh nel 1984, dopo la morte dei genitori, della nonna, del fratello e di tre sorelle durante un bombardamento nel periodo dell'occupazione sovietica, sposata a nemmeno sedici anni, era poi tornata nel suo villaggio in Afghanistan nella metà degli anni Novanta, quando al potere erano ormai arrivati i Taliban.

Ritrovata da Steve McCurry e dal National Geographic nel 2002, dopo una lunga ricerca, Gula non aveva mai visto la fotografia che l'aveva resa celebre in tutto il mondo: né ne aveva tratto benefici.

Una storia, quella della ragazza del National Geographic, diventata l'emblema di un popolo, in perenne fuga da guerre, violazioni, disordini e povertà.  La prima ondata di persone dall'Afghanistan in Pakistan era arrivata nel 1979, dopo l'invasione sovietica del Paese. Il numero dei rifugiati aveva continuato a crescere dopo il ritiro delle truppe russe e l'inasprirsi dei conflitti interni nel 1989. Dopo la caduta del regime Taliban, nel 2001 milioni di afgani sono tornati nel Paese ma oltre 2,5 milioni sono rimasti in Pakistan, diventando la seconda più grande popolazione di rifugiati dopo i palestinesi, secondo l'Onu.
Twitter: @francescacaferr