Parla con lei

Così Mimi-Rose sbriciola gli stereotipi

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La rivoluzione si chiama Mimi-Rose ed è andata in onda due domeniche fa sulla Hbo. La settimana prima, la protagonista di Girls (Hannah, interpretata da Lena Dunham, che ha creato la serie) è tornata a New York. E a casa ha trovato Mimi-Rose, la nuova fidanzata del suo fidanzato (che ovviamente non l'aveva avvisata).

Mimi-Rose è quel genere di personaggio che in Harry ti presento Sally la tradita descriveva con "Carina, magra, belle tette: un incubo". Ma non solo: Mimi-Rose ha tutta la sicurezza che Hannah non ha. Tiene conferenze in cui racconta di quando lasciò il primo bambino di cui si era innamorata perché si era accorta che pensava a lui invece che al libro da leggere o ai disegni da fare: interferiva con la sua vita intellettuale. Mimi-Rose è la negazione del concetto di femmina disperata che pur di non stare sola si farebbe andar bene un po' tutto. Carina, magra, e convinta che la dissonanza amorosa danneggi la creatività: un incubo, per una Hannah.

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Nella puntata successiva, Adam (il traditore) e Mimi-Rose sono felici. È con grande serenità che lei declina l'invito ad andare a correre: "Non posso, ieri ho abortito, non posso correre per una settimana". Quando, in Grey's Anatomy, un personaggio abortì semplicemente perché non voleva figli, fu un evento: in genere non si dà, alla tv, aborto senza strazio, pentimento, o meglio ancora incidente risolutivo per cui è stato il destino, mica tu. Ma Mimi-Rose che risponde pacata all'isterico Adam che vuole sapere perché non gliel'abbia detto (perché aveva già deciso) e se fosse maschietto o femminuccia ("Era un grumo di cellule"), Mimi-Rose è la cosa più rivoluzionaria mai vista in tv. Poco dopo, ribalta anche la solita dinamica della femmina sentimentalmente fragile: lui vuole lasciarla, infastidito dalla sua forza tranquilla, e lei gli conferma sorridendo che no, non ha bisogno di lui. Ma è proprio questo che rende prezioso il fatto che lo voglia, no?

Le puntate con Mimi-Rose (tre, finora), Lena Dunham le ha fatte scrivere a degli uomini, e ha fatto benissimo: probabilmente per sbriciolare lo stereotipo serviva l'estraneità di genere. Ma tenendo salda la storia del femminismo: Adam sbraita che avrebbe voluto fare un figlio; lei obietta che stanno insieme da poche settimane, neppure sa il suo secondo nome; lui crede di saperlo. Ma no, Mimi-Rose è tutt'un nome, il primo. Il secondo è Eleanor. Come la Roosevelt, e benedetti siano gli sceneggiatori non abbastanza didascalici da rimarcarlo.
                                                                                               
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