Barack Obama e gli schiantati dei tweet
Guia Soncini, di GUIA SONCINI
Il format più invidiabile e meno imitabile della tv americana si chiama Bullismo, e va in onda su diverse reti. Consiste nello schierare tanta di quella potenza di fuoco che se pensi alla tv di un paese normale poi ti viene da piangere. L’ultima puntata di bullismo che avevo visto era il quarantennale del Saturday Night Live, che solo nei primi dieci minuti aveva più star system di sette edizioni di Sanremo. Solo che noi li chiamiamo “superospiti”, loro li buttano lì così, magari facendogli dire mezza battuta senza neanche presentarli, perché loro possono, perché sì, perché sennò che bullismo è. Nessuno, neanche il teppista che vi rubava la merendina alle medie, sa maramaldeggiare come i varietà americani.
Mentre qui ancora c’interrogavamo su Madonna da Fazio (perché in Francia le chiedono della suora che fa Like a Virgin e qui no? Perché in Australia costringe l&rs…
Mentre qui ancora c’interrogavamo su Madonna da Fazio (perché in Francia le chiedono della suora che fa Like a Virgin e qui no? Perché in Australia costringe l&rs…
Il format più invidiabile e meno imitabile della tv americana si chiama Bullismo, e va in onda su diverse reti. Consiste nello schierare tanta di quella potenza di fuoco che se pensi alla tv di un paese normale poi ti viene da piangere. L’ultima puntata di bullismo che avevo visto era il quarantennale del Saturday Night Live, che solo nei primi dieci minuti aveva più star system di sette edizioni di Sanremo. Solo che noi li chiamiamo “superospiti”, loro li buttano lì così, magari facendogli dire mezza battuta senza neanche presentarli, perché loro possono, perché sì, perché sennò che bullismo è. Nessuno, neanche il teppista che vi rubava la merendina alle medie, sa maramaldeggiare come i varietà americani.
Mentre qui ancora c’interrogavamo su Madonna da Fazio (perché in Francia le chiedono della suora che fa Like a Virgin e qui no? Perché in Australia costringe l’intervistatore a bere tequila e fa molto ridere, e qui si presta al siparietto del Sassicaia e neppure rimarca che l’intervistatore è astemio e sta bevendo per finta?), o dibattevamo di Alta infedeltà (un programma di RealTime di cui nessuno si sarebbe mai accorto se non l’avessero pubblicizzato con una finta lettera di cornuto pubblicata come pagina pubblicitaria d’un quotidiano: a farla diventare virale è bastata la coda di paglia degli uomini italiani, lesti a scrivere su ogni social che loro cornuti mai), lì Jimmy Kimmel maramaldeggiava.
Jimmy Kimmel è uno dei conduttori dei programmi di seconda serata dei network americani. Non ha ereditato un marchio storico come Jimmy Fallon, non è irresistibile come Seth Meyers, ma ha gli autori più bravi, che gli hanno inventato alcune delle migliori rubriche televisive che ci siano. In uno di questi spazi una celebrità legge i tweet degli schiantati. Dicesi “schiantato” il tizio abbastanza mitomane da pensare che, se scrive a qualcuno di una qualche notorietà quanto lo disprezza, quel qualcuno ne terrà conto. Ieri sera, a leggere i tweet di insulti degli schiantati c’era un certo Barack Obama.
Per il format del bullismo, Obama è l’interprete ideale. Non è solo il Commander-in-chief, è anche il figo-in-chief. Ha il sorrisetto giusto, i perfetti tempi televisivi, e sa essere abrasivo in un modo morbidissimo: «Quei tweet non erano mica così cattivi, dovresti sentire cosa dice di me il Senato». Nell’intervista, ha poi detto a Kimmel di quella volta che gli è saltata una capsula, e ha scoperto che nei sotterranei della Casa Bianca c’è l’apposita poltrona, perché se sei Presidente è il dentista che viene da te. Peccato che i tweet li avesse già letti, a quel punto ce ne saranno certamente stati di meravigliosi, con la versione americana di Kasta!
Twitter@lasoncini
Mentre qui ancora c’interrogavamo su Madonna da Fazio (perché in Francia le chiedono della suora che fa Like a Virgin e qui no? Perché in Australia costringe l’intervistatore a bere tequila e fa molto ridere, e qui si presta al siparietto del Sassicaia e neppure rimarca che l’intervistatore è astemio e sta bevendo per finta?), o dibattevamo di Alta infedeltà (un programma di RealTime di cui nessuno si sarebbe mai accorto se non l’avessero pubblicizzato con una finta lettera di cornuto pubblicata come pagina pubblicitaria d’un quotidiano: a farla diventare virale è bastata la coda di paglia degli uomini italiani, lesti a scrivere su ogni social che loro cornuti mai), lì Jimmy Kimmel maramaldeggiava.
Jimmy Kimmel è uno dei conduttori dei programmi di seconda serata dei network americani. Non ha ereditato un marchio storico come Jimmy Fallon, non è irresistibile come Seth Meyers, ma ha gli autori più bravi, che gli hanno inventato alcune delle migliori rubriche televisive che ci siano. In uno di questi spazi una celebrità legge i tweet degli schiantati. Dicesi “schiantato” il tizio abbastanza mitomane da pensare che, se scrive a qualcuno di una qualche notorietà quanto lo disprezza, quel qualcuno ne terrà conto. Ieri sera, a leggere i tweet di insulti degli schiantati c’era un certo Barack Obama.
Per il format del bullismo, Obama è l’interprete ideale. Non è solo il Commander-in-chief, è anche il figo-in-chief. Ha il sorrisetto giusto, i perfetti tempi televisivi, e sa essere abrasivo in un modo morbidissimo: «Quei tweet non erano mica così cattivi, dovresti sentire cosa dice di me il Senato». Nell’intervista, ha poi detto a Kimmel di quella volta che gli è saltata una capsula, e ha scoperto che nei sotterranei della Casa Bianca c’è l’apposita poltrona, perché se sei Presidente è il dentista che viene da te. Peccato che i tweet li avesse già letti, a quel punto ce ne saranno certamente stati di meravigliosi, con la versione americana di Kasta!
Twitter@lasoncini