Parla con lei

Il genere dell’uguaglianza

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L'italiano è una lingua che prevede il genere grammaticale maschile e femminile eppure, molto spesso si usa il maschile anche per riferirsi alle donne. Così "il ministro" è anche una donna, come del resto "il rettore": poco importa che entrambi i sostantivi abbiano un regolare femminile: ministra e rettrice, in questo caso. Per quale motivo? Stereotipi, risponde chi segue questi temi, come se usare una parola al femminile diminuisse in qualche modo il potere o l'importanza di chi occupa quella carica.

Sovvertire gli stereotipi grammaticali, ma più ampiamente di genere è lo scopo di Vocabolaria, un'iniziativa lanciata nei giorni scorsi dall'associazione Piano F grazie al finanziamento della Regione Lazio. Vocabolaria consiste in un poster pieghevole e un ebook che affrontano in 14 schede i dubbi e i problemi più comuni che nascono quando si tratta di "dire la differenza", cioè di parlare di donne e uomini con chiarezza e senza stereotipi, usando semplicemente le regole di funzionamento della lingua italiana. Il ministro, la ministra o la ministro? Il giudice donna, la giudicessa o la giudice? "Sovvertiamo gli stereotipi, non la grammatica", rispondono le promotrici.

Uno strumento facile da consultare, frutto di un'iniziativa semplice a pensarci bene, ma rivoluzionaria nel suo obiettivo: da diffondere nelle scuole, nelle università, nelle redazioni dei giornali, delle tv e delle radio, Vocabolaria punta a raccontare l'altra metà dell'Italia. Quella che lavora, dirige, coadiuva, giudica, difende, sostiene e fa molto altro. Avvocate, assessore, amministratrici, rettrici, deputate, notaie, chirurghe: in una parola, noi.
Twitter: @francescacaferr