Parla con lei

Monica e Lena unite dallo scandalo

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Di tutte le lagne sulle questioni di genere, di tutte le conversazioni collettive sul doppio standard, quella che è andata globalmente in onda ieri è una delle più interessanti, riassumibile in: in caso di scandalo sessuale, una donna ha sempre da rimetterci più di un uomo. A volte, persino se non è direttamente coinvolta ma è un danno collaterale. Figuriamoci, poi, se ne è protagonista.

Ieri, a Vancouver, Monica Lewinsky ha tenuto un'applauditissima conferenza al Ted Talk in cui riassumeva la sua vicenda in termini semplici quanto strazianti: a 22 anni mi sono innamorata del mio capo, a 24 mi sono accorta delle devastanti conseguenze. Vent'anni dopo, è ancora quella che andò a letto col capo, nessuno ha intenzione di dimenticarsene e quindi ora deve aver deciso di approfittarne: se va di moda parlare di bullismo on line, io dirò che sono stata la prima vittima. Dopotutto, è persino vero.

A quasi nessuno viene in mente, vent'anni dopo, di rinfacciare quella vicenda lì a Bill Clinton. Perché lui nella vita si è fatto conoscere anche per altro, sì. Ma un po' anche per quella grande verità contenuta in I colori della vittoria, romanzo e poi film sulla campagna elettorale di Clinton e le sue digressioni sessuali. La voce della saggezza, affidata a Kathy Bates, diceva alla moglie del candidato che non è mai il traditore, quello che va all'inferno. "È sempre la tradita", si concludeva la battuta del film, ma potremmo allargare a: sono sempre le donne.

Per una di quelle coincidenze che Furio Scarpelli sintetizzava in La vita è sceneggiatrice, ieri sera sulla Abc è andata in onda una puntata di Scandal in cui c'era, interpretata da Lena Dunham, una versione moderna del modello Lewinsky: Kinky Sue, la ragazza che, essendo stata a letto con vari politici, scrive un memoir. Finisce malissimo, e i diciassette uomini citati ne escono intonsi: Scandal non è mai consolatorio. Ma Kinky Sue è una donna dello schermo. Il manifesto femminista che interessa veicolare all'autrice di Scandal sta altrove.

In Abby, portavoce della Casa Bianca, fidanzata con un tizio che è tra quelli passati per il letto di Kinky Sue. È lei che prepara la propria lettera di dimissioni dalla Casa Bianca, è lei quella che avrà la carriera rovinata dal fatto che lui andasse a letto con un'altra. È lei la Hillary del caso; e naturalmente, quando glielo spiega, lui non lo capisce. Che non tocca mai agli uomini incapaci di tenere abbottonati i pantaloni, l'inferno.
Twitter: @lasoncini