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Le donne afgane sperano in Rula Ghani

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Rohgul Khairkhwah, senatrice della provincia di Nimroz, nel Sud dell'Afghanistan, stava tornando a casa in auto il 4 aprile 2013 quando la sua auto finì sotto i colpi dei Taliban. Volevano colpirla per fermare il lavoro che stava facendo in favore delle donne. Ai militanti islamisti poco importava che quel giorno con lei viaggiassero suo marito e i loro tre figli e ancora suo fratello e i suoi bambini. I gemelli di sette anni, un maschio e una femmina, della senatrice morirono sul colpo: la terza figlia, 11 anni, rimase paralizzata. Khairkhwah fu colpita nove volte: perse un dito e la funzionalità di diversi arti: passò mesi in ospedale, ma poi tornò al lavoro. "Per dare un senso a quello che era accaduto e per motivare le altre donne".

La storia di Rohgul Khairkhwah non è un caso isolato in Afghanistan: le militanti impegnate nella difesa dei diritti delle donne si trovano spesso di fronte a minacce di ogni genere, violenze sessuali e omicidi. E, a rendere le cose ancora più difficili, c'è il fatto che sono abbandonate dal governo nonostante i risultati che le loro lotte hanno permesso di ottenere. La denuncia arriva da un rapporto presentato nei giorni scorsi dall'organizzazione umanitaria Amnesty International.

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Their Lives On The Line documenta come donne straordinarie - fra cui dottoresse, insegnanti, avvocate, ufficiali di polizia, giornaliste e semplici militanti - "siano state attaccate non solo da Taliban, ma anche da Signori della guerra e da funzionari governativi". Le leggi predisposte per sostenerle, spiega l'organizzazione, "sono applicate in modo insufficiente, se non addirittura disattese, mentre la comunità internazionale sta facendo davvero molto poco per affrontare questa emergenza". Basato su interviste a oltre 50 donne e a loro famigliari in tutto il Paese, il rapporto di Amnesty ha verificato l'esistenza di un gran numero di amministratori che ignorano o si rifiutano di prendere sul serio le minacce contro le donne.

Da qualche mese l'Afghanistan ha un nuovo presidente, Ashraf Ghani, che ha promesso di fare della difesa dei diritti delle donne una priorità. Ha anche una First Lady, Rula, che più volte ha parlato in pubblico del tema e dato la sua parola che certi episodi non si ripeteranno: il mondo aspetta che le loro parole diventino realtà. Le donne afgane anche.
Twitter: @francescacaferr