È sempre una questione di linguaggio. E di malintesi che, quando le parole vengono utilizzate a casaccio, creano fratture e incomprensioni. Ma a che cosa mi riferisco in particolare? Con quali fraintendimenti me la sto prendendo? In realtà, ce ne sarebbero tanti da analizzare, ma oggi vorrei concentrarmi sulle recenti polemiche nate intorno alla cosiddetta "teoria gender" che hanno spinto anche Papa Francesco a prendere pubblicamente la parola. "Mi chiedo se la teoria del gender - ha detto il Pontefice mercoledì scorso nel corso di un'udienza dedicata al tema della complementarietà tra uomo e donna - non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione che mira a cancellare la differenza perché non sa più confrontarsi con essa".
Peccato che questa cosiddetta "teoria gender", di fatto, non esista. E che le polemiche si stiano cristallizzando sulla caricatura che viene fatta di tutti gli studi che esistono sul rapporto tra sesso, gender e orientamento sessuale. Di teorie del gender, d'altronde, ce ne sono moltissime. Sono anni che, prima negli Usa poi anche in Europa, studiosi di varie discipline si concentrano sul problema della dominazione di genere, sul dualismo eterosessualità/omosessualità, sulla questione delle persone trans e sulla necessità di prendere in considerazione, riconoscere e rispettare l'esistenza di tutte le differenze che caratterizzano l'esistenza umana. Sono anni che questi studiosi cercano di spiegare non solo che l'orientamento sessuale non è una conseguenza necessaria e naturale del genere, ma anche che lo scopo di queste teorie non è affatto quello di rimuovere le differenze.
Anzi. Spiegare e insegnare ai più piccoli che una donna possa amare un'altra donna e un uomo possa amare un altro uomo, senza per questo essere considerati "anormali" o "mostruosi", è proprio un modo per spiegare e insegnare l'esistenza delle differenze. E uscire dall'oscurantismo che, per secoli, ha considerato gli omosessuali come dei perversi o dei malati, come se fosse automatico e necessario che una donna ami un uomo o che un uomo ami una donna.
L'amore, ci insegnano molte teorie del gender, non ha né sesso né genere, ma accade e emerge solo laddove si riconosce l'altro per quello che è, senza chiedergli di essere altro, senza costringerlo ad adeguarsi alle aspettative, senza pretendere che cambi o si conformi a ciò che ci potrebbe aspettare da lui.
Dov'è allora il problema? Perché parlare di "frustrazione" o di "rassegnazione"? Perché suggerire l'idea che non ci si voglia più confrontare con la differenza? Ma il problema, appunto, è quello del linguaggio e delle parole. Quando si vuole strumentalizzare una posizione, trasformandola in una caricatura. E allora si passa dalla molteplicità di teorie ad un'unica teoria, presentandola come l'ideologia di chi, rassegnato e frustrato, non sa più confrontarsi con l'alterità. Il problema non sono allora le parole di Papa Francesco. Il problema è di chi, presentandogli la "cosiddetta teoria gender" come unica e totalitaria, falsifica la realtà e si mette, così facendo, al servizio della rimozione delle differenze. Speriamo che Papa Francesco rimetta un po' d'ordine nel linguaggio. E riconosca l'irriducibile alterità di ogni essere umano, compreso il suo orientamento sessuale.
Twitter: @MichelaMarzano
Peccato che questa cosiddetta "teoria gender", di fatto, non esista. E che le polemiche si stiano cristallizzando sulla caricatura che viene fatta di tutti gli studi che esistono sul rapporto tra sesso, gender e orientamento sessuale. Di teorie del gender, d'altronde, ce ne sono moltissime. Sono anni che, prima negli Usa poi anche in Europa, studiosi di varie discipline si concentrano sul problema della dominazione di genere, sul dualismo eterosessualità/omosessualità, sulla questione delle persone trans e sulla necessità di prendere in considerazione, riconoscere e rispettare l'esistenza di tutte le differenze che caratterizzano l'esistenza umana. Sono anni che questi studiosi cercano di spiegare non solo che l'orientamento sessuale non è una conseguenza necessaria e naturale del genere, ma anche che lo scopo di queste teorie non è affatto quello di rimuovere le differenze.
Anzi. Spiegare e insegnare ai più piccoli che una donna possa amare un'altra donna e un uomo possa amare un altro uomo, senza per questo essere considerati "anormali" o "mostruosi", è proprio un modo per spiegare e insegnare l'esistenza delle differenze. E uscire dall'oscurantismo che, per secoli, ha considerato gli omosessuali come dei perversi o dei malati, come se fosse automatico e necessario che una donna ami un uomo o che un uomo ami una donna.
L'amore, ci insegnano molte teorie del gender, non ha né sesso né genere, ma accade e emerge solo laddove si riconosce l'altro per quello che è, senza chiedergli di essere altro, senza costringerlo ad adeguarsi alle aspettative, senza pretendere che cambi o si conformi a ciò che ci potrebbe aspettare da lui.
Dov'è allora il problema? Perché parlare di "frustrazione" o di "rassegnazione"? Perché suggerire l'idea che non ci si voglia più confrontare con la differenza? Ma il problema, appunto, è quello del linguaggio e delle parole. Quando si vuole strumentalizzare una posizione, trasformandola in una caricatura. E allora si passa dalla molteplicità di teorie ad un'unica teoria, presentandola come l'ideologia di chi, rassegnato e frustrato, non sa più confrontarsi con l'alterità. Il problema non sono allora le parole di Papa Francesco. Il problema è di chi, presentandogli la "cosiddetta teoria gender" come unica e totalitaria, falsifica la realtà e si mette, così facendo, al servizio della rimozione delle differenze. Speriamo che Papa Francesco rimetta un po' d'ordine nel linguaggio. E riconosca l'irriducibile alterità di ogni essere umano, compreso il suo orientamento sessuale.
Twitter: @MichelaMarzano