Parla con lei

Le nostre vite senza compassione

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C'era una volta un uomo che, all'ingresso di una stazione, faceva fatica a respirare. Ormai privo di sensi, l'uomo giaceva a terra. Avrebbe avuto bisogno di aiuto e di cure ma, quando tre adolescenti gli si avvicinarono, invece di dare subito l'allarme e chiamare i soccorsi, preferirono accovacciarsi accanto all'uomo per scattarsi selfie da pubblicare sui social network alla ricerca magari di un "mi piace" - tanto ormai i "mi piace" si appiccicano ovunque, devono aver pensato i tre adolescenti, quindi perché privarsi di questi selfie-ricordo di un momento di ordinaria crudeltà? E quando finalmente un passante impietosito dalla scena corse a segnalare l'emergenza al personale ferroviario, si sentì rispondere che l'uomo si trovava all'esterno della stazione e che, intervenire, esulava dalle proprie funzioni. Fu solo con l'arrivo del 118 - chiamato da una donna polacca, una "straniera" quindi, magari una badante, magari solo una turista - che l'uomo venne finalmente soccorso e portato in ospedale.

Una storia inventata per strappare lacrime e indignazione? No, semplicemente una storia vera. Successa pochi giorni fa a Roma, nei pressi della stazione Ostiense. E che racconta un pezzo dell'odierna realtà. Una quotidianità impastata di cinismo e di indifferenza. Dietro la quale, però, più che la cattiveria, si cela l'ignoranza. Cosa può mai passare per la testa di una donna bionda e riccioluta che, come dicono alcuni testimoni, si rifiuta di chiamare un'autoambulanza perché l'uomo non è steso sul marciapiede di un binario? E nella mente di quei tre adolescenti intenti a farsi dei selfie come se nulla fosse? Forse niente. Ed è proprio questo il problema. Visto che è il "niente" che, tante volte, è all'origine delle tragedie.

In un capitolo de L'uomo e il divino, la filosofa spagnola Maria Zambrano afferma che "la vita umana ha bisogno di vedere per essere vita". E aggiunge che "vedere" significa prima di tutto "vedersi vivere nell'altro, sentire l'altro da sé senza poterlo separare da sé". Che è poi un modo molto bello per parlare della compassione e della condivisione. Senza le quali, di fatto, la vita non è più umana. E rischia di trasformarsi in quell'inferno di cui ci parlava Italo Calvino; quell'inferno che viviamo tutti i giorni e di cui diventiamo parte integrante nel momento in cui ci rifiutiamo di vederlo.