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Expo non dimentichi la fame d'amore

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Expo Milano 2015 è iniziato. Finalmente ci siamo. E, per sei mesi, si susseguiranno eventi artistici, convegni, mostre e laboratori tutti dedicati all'alimentazione e alla nutrizione. Piattaforma di un confronto di idee, Expo Milano 2015 non solo "stimolerà la creatività dei Paesi e promuoverà le innovazioni", come si legge sul sito ufficiale, "ma offrirà anche la possibilità di conoscere e assaggiare i migliori cibi del mondo". Tutto intorno al cibo, quindi. Ma che cos'è di fatto il cibo? E la fame, quella che nel biennio 2010-2012 ha colpito 870 milioni di persone, è sempre e solo fame di cibo?

"La fame è un'arte e deve rimanere tale", ha scritto Amélie Nothomb proprio in occasione dell'inaugurazione di Expo 2015. "Se viene dalla volontà, è magnifico. Rientra allora nel campo dell'ascesi e dunque della ricerca voluttuosa di un'illuminazione". Peccato che Madame Nothomb sia stata anoressica, come lei stessa riconosce. E che leggendo quest'elogio della volontà e dell'ascesi, venga il sospetto che, nonostante la recessione del sintomo, la scrittrice francese sia ancora prigioniera del demone dell'anoressia. Quell'illusione di poter controllare la fame a forza di colpi di volontà. Quell'amor vacui che spinge a credere che, controllando il cibo, si possa poi controllare tutto. Indipendentemente da quello che si dice o che si pensa, d'altronde, non è per assenza di fame che una persona che ha problemi di anoressia smette di mangiare. Esattamente come non è perché ha sempre fame che una persona che soffre di bulimia mangia e si fa poi vomitare.

Nel loro corpo emaciato, le anoressiche sfidano la morte, proprio mentre la portano in giro come una medaglia da mostrare; sfidano i desideri negando i bisogni primari del proprio corpo, proprio mentre il desiderio non riesce più ad emergere; sfidano le norme sociali per sentirsi libere, proprio mentre costruiscono da sole un sistema intransigente di leggi che non possono trasgredire. Dietro tutte queste sfide, però, si nasconde un bisogno disperato di attirare lo sguardo altrui. Un bisogno disperato di sentirsi accolte e accettate. Ecco perché dietro l'anoressia - ma un discorso analogo vale anche per la bulimia, visto che spesso si tratta di due facce della stessa moneta, e che tante persone alternano fasi bulimiche e fasi anoressiche - c'è sempre una grandissima paura: la paura di non essere esattamente come gli altri vorrebbero che si fosse; la paura di essere "altro" rispetto a quello che si pensa di "dover esseRe"; la paura di ammettere che, nonostante si proclami di non dipendere da niente e da nessuno, in realtà si dipenda da tutto e da tutti. Fame di amore e di riconoscimento, quindi. Ecco perché per nutrire il pianeta, come recita Expo Milano 2015, il punto di partenza è forse qui: ricordarsi che, quando parliamo di cibo, non parliamo mai soltanto di cibo.
Twitter: @MichelaMarzano