Parla con lei

Le regole infrante sotto il tacco dodici

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Di tutte le cose successe quest'anno al festival di Cannes, comprese quelle che non sono successe, tornerei un istante sulla faccenda del tacco 12. Ricorderete che il cerimoniale avrebbe diramato un comunicato che imponeva un dress code per il tappeto rosso: il solito smoking il solito vestito lungo e, soltanto per le donne, tacchi alti.

Ci sono state vibranti proteste. Isabella Rossellini si è  presentata al photocall con un paio di babbucce di vellutto che trasudavano indignazione. Alcuni attori maschi hanno annunciato che, per solidarietà, si sarebbero presentati la sera con un bel paio di décolleté col tacco a spillo, ma non l'hanno fatto. Qualche giornalista ha raccontato di essere stata respinta dalla security perché con calzatura troppo disinvolta.

Trattasi di sessismo? O semplicemente di vecchie regole che hanno il loro fascino in quanto regole e in quanto vecchie? Qualche anno fa le regole erano note per la loro vocazione a essere infrante. Non revocate: infrante. Era bello che qualcuno ci dicesse esattamente cosa dovevamo fare e noi non lo facessimo. Ci faceva sentire allegri e anche un po' vivi. Persino al festival di Cannes la gente faceva cose bizzarre, e nessuno, che io sappia, ha pagato l'infrazione con la vita.

Penso spesso al motivo per cui ci sentiamo tutti un po' infelici. Forse non è vero, ma io ho la sensazione che, da questa parte del mondo, ci sentiamo tutti un po' così così. E comunque, che sia vero o no, io ci penso spesso e credo che una delle questioni sia proprio questa: non solo vogliamo avere ragione, ma vogliamo che questa ragione venga messa per scritto e chi la mette in discussione venga punito.

Vogliamo mettere le flip flop sul red carpet e prenderci l'applauso. Quanto era bello stare un po' all'opposizione, dalla parte sbagliata, nel torto...

Twitter: @elenastanka