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Com'è glam Napoli con le Lucky Ladies

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Ho pensato fortissimo a Enrico Vanzina. Che negli anni Ottanta pubblicò un libro, Le finte bionde, che poi divenne un film diretto da suo fratello Carlo. Le finte bionde era già Lucky Ladies. Lucky Ladies è il nostro Real Housewives, reality americano che da dieci anni racconta le vite di ricchi senza stile (gli unici ricchi interessanti, nonché l'unico soggetto della cinematografia dei Vanzina). È ambientato a Napoli, perché Napoli è il posto perfetto per darsi un tono senza che ce ne siano gli estremi, e nella narrazione efficace della volgarità è fondamentale che i volgari si sentano raffinatissimi e impartiscano lezioni di stile. (Sospetto che sia per non rendersi le cose troppo facili, che i Vanzina si sono limitati ai Parioli, dei quali i quartieri ricchi napoletani sono una versione anabolizzata. Real Housewives ha edizioni in varie città, quelle più seguite sono le housewives di Atlanta, la Napoli d'America).

Non si può raccontare Lucky Ladies, se ne possono solo sbobinare i dialoghi.
"Mi piacciono le bollicine, mi piace il foie gras, mi piace il caviale: che ti devo dire?"; oppure: "Oggi dicono che è un must avere il barboncino medio. È uno tra i must della moda. Fa molto cool. Molto glam"; o ancora: "Siamo state a casa di Pamela, che definirei una casa di gran tiro". Non pensate ci sia ironia, nel lessico. Non c'è intento parodistico, non è un Bret Easton Ellis con ambientazione a Posillipo. L'architetto (le finte bionde napoletane hanno perfino dei lavori) utilizza con tutta la serietà necessaria la categoria "casa di gran tiro", così come serissimamente dice "Guarda che sciccheria" di una casa della quale ha appena puntualizzato che "Ogni ambiente c'ha la pelle di un'auto".

È un universo nel quale occorre entrare prendendo sul serio codici e riferimenti, quelli per cui un'amica è "Fredda come Sally Spectra, passionale come Maria Callas", l'autocritica si fa dicendo "A volte non sono la persona più sweet", le banalità devono essere introdotte da "Diceva Oscar Wilde", e le parolacce vanno evitate: "Tu sai benissimo che io mi faccio un cuore tanto".

Ho pensato per tutta la visione (il mercoledì sera, su Fox Life) a quel passaggio in cui Enrico Vanzina scriveva: "La finta bionda ama chiedere il Pinot grigio perché s'illude di parlare straniero". Ma anche (soprattutto) a quello in cui un funzionario Rai gli chiedeva "Perché non prova a scrivermi un Cent'anni di solitudine ambientato ad Ascoli? Sa, ho preso in mano la sede regionale Marche".

Twitter: @lasoncini