Internet e l'era della suscettibilità
Guia Soncini, di GUIA SONCINI
C'è sempre qualcuno di cui lamentarci, qualcuno che non si doveva permettere, qualcuno cui dare la colpa. L'era che ha inventato internet, strumento per insultarsi senza incontrarsi, è anche l'Era della Suscettibilità.
Una volta si chiamava Holocaust Card, era il trucco retorico "non puoi muovermi obiezioni perché io ho avuto l'olocausto", poi abbiamo abbassato l'asticella: anche noi che non abbiamo avuto traumi storicamente riconosciuti abbiamo diritto a zittire l'interlocutore, anche un'infanzia infelice può bastare per uno "zitto tu ché io", anche restare orfani a sessant'anni è un'inaspettata tragedia che se non ti ammutolisce è perché sei un mostro d'insensibilità (l'unico adatto a recensire il Moretti del 2015 è il Moretti del 1989, quello che dichiarava: "Con l'argomento importante si vince sempre: ricattando il pubblico").
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Una volta si chiamava Holocaust Card, era il trucco retorico "non puoi muovermi obiezioni perché io ho avuto l'olocausto", poi abbiamo abbassato l'asticella: anche noi che non abbiamo avuto traumi storicamente riconosciuti abbiamo diritto a zittire l'interlocutore, anche un'infanzia infelice può bastare per uno "zitto tu ché io", anche restare orfani a sessant'anni è un'inaspettata tragedia che se non ti ammutolisce è perché sei un mostro d'insensibilità (l'unico adatto a recensire il Moretti del 2015 è il Moretti del 1989, quello che dichiarava: "Con l'argomento importante si vince sempre: ricattando il pubblico").
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C'è sempre qualcuno di cui lamentarci, qualcuno che non si doveva permettere, qualcuno cui dare la colpa. L'era che ha inventato internet, strumento per insultarsi senza incontrarsi, è anche l'Era della Suscettibilità.
Una volta si chiamava Holocaust Card, era il trucco retorico "non puoi muovermi obiezioni perché io ho avuto l'olocausto", poi abbiamo abbassato l'asticella: anche noi che non abbiamo avuto traumi storicamente riconosciuti abbiamo diritto a zittire l'interlocutore, anche un'infanzia infelice può bastare per uno "zitto tu ché io", anche restare orfani a sessant'anni è un'inaspettata tragedia che se non ti ammutolisce è perché sei un mostro d'insensibilità (l'unico adatto a recensire il Moretti del 2015 è il Moretti del 1989, quello che dichiarava: "Con l'argomento importante si vince sempre: ricattando il pubblico").
In Orange Is The New Black, la serie carceraria la cui terza stagione è stata da poco resa disponibile da Netflix, il cibo è un problema: la mensa della galera serve un pappone immangiabile. Finché le detenute scoprono che esistono dei pasti kosher, preparati separatamente, come in aereo. A quel punto si dichiarano ebree osservanti un po' tutte, da una suora cattolica a un gruppo di afroamericane non esattamente devote. Ma il carcere non ha intenzione di spendere, quindi leva i pasti a chi non possa provare la propria conversione. Pur di non privarsi delle delizie kosher, una detenuta nera inizia a studiare il Talmud.
Ma intanto, siccome il cibo continua a essere un problema, ruba delle pannocchie che una detenuta russa ha coltivato nell'orto del carcere. Quando la scoprono, millanta suscettibilità e si gioca il suo "zitta tu ché io": strilla che si sta riappropriando di ciò che è stato tolto ai suoi antenati schiavi. Una sua amica le fa presente che non è corretto: non può usare lo schiavismo come arma di fine discussione ogni volta che è dalla parte del torto. E lei a quel punto dà una risposta che fa di lei l'incarnazione dello spirito del tempo: "Lo faccio solo finché non sarò ebrea: a quel punto darò la colpa a Hitler".
Twitter: @lasoncini
Una volta si chiamava Holocaust Card, era il trucco retorico "non puoi muovermi obiezioni perché io ho avuto l'olocausto", poi abbiamo abbassato l'asticella: anche noi che non abbiamo avuto traumi storicamente riconosciuti abbiamo diritto a zittire l'interlocutore, anche un'infanzia infelice può bastare per uno "zitto tu ché io", anche restare orfani a sessant'anni è un'inaspettata tragedia che se non ti ammutolisce è perché sei un mostro d'insensibilità (l'unico adatto a recensire il Moretti del 2015 è il Moretti del 1989, quello che dichiarava: "Con l'argomento importante si vince sempre: ricattando il pubblico").
In Orange Is The New Black, la serie carceraria la cui terza stagione è stata da poco resa disponibile da Netflix, il cibo è un problema: la mensa della galera serve un pappone immangiabile. Finché le detenute scoprono che esistono dei pasti kosher, preparati separatamente, come in aereo. A quel punto si dichiarano ebree osservanti un po' tutte, da una suora cattolica a un gruppo di afroamericane non esattamente devote. Ma il carcere non ha intenzione di spendere, quindi leva i pasti a chi non possa provare la propria conversione. Pur di non privarsi delle delizie kosher, una detenuta nera inizia a studiare il Talmud.
Ma intanto, siccome il cibo continua a essere un problema, ruba delle pannocchie che una detenuta russa ha coltivato nell'orto del carcere. Quando la scoprono, millanta suscettibilità e si gioca il suo "zitta tu ché io": strilla che si sta riappropriando di ciò che è stato tolto ai suoi antenati schiavi. Una sua amica le fa presente che non è corretto: non può usare lo schiavismo come arma di fine discussione ogni volta che è dalla parte del torto. E lei a quel punto dà una risposta che fa di lei l'incarnazione dello spirito del tempo: "Lo faccio solo finché non sarò ebrea: a quel punto darò la colpa a Hitler".
Twitter: @lasoncini