Daria è una delle tante precarie della scuola. Nonostante una laurea in Lingue e Letterature Straniere conseguita con il massimo dei voti.
Nonostante un dottorato di ricerca preparato mentre correva tra una scuola e l'altra moltiplicando le supplenze. Nonostante abbia lavorato in tutti e tre gli ordini di scuola, adattandosi a qualunque esigenza e facendo tutti i sacrifici necessari. Nonostante quest'anno abbia cambiato ancora una volta ruolo, diventando insegnante di sostegno.
Come tante altre maestre e tanti insegnanti iscritti nelle graduatorie di istituto, nemmeno Daria riesce a capire perché con quest'ultima riforma, dopo essere stata a lungo utilizzata per coprire l'organico scolastico, non possa essere stabilizzata e rischi quindi di vedere vanificato ogni suo sforzo. "Sai - mi racconta con le lacrime, - è una questione di mancanza di rispetto e di riconoscimento, non solo per noi, ma anche per i bambini e per i ragazzi di cui ci siamo occupati. L'altro giorno non sapevo proprio come dirlo a Simone che, a partire da settembre, non gli sarei più stata accanto".
Simone è il bimbo che Daria ha seguito durante tutto l'anno scolastico.
Quando lo aveva incontrato per la prima volta, si era chiesta se sarebbe stata veramente capace di aiutarlo. Chiuso, diffidente, a tratti anche scostante, Simone era uno di quei bimbi che hanno bisogno di un accompagnamento particolare per poter andare avanti e integrarsi nella classe. E Daria era riuscita pian piano a vincere la diffidenza e a costruire con lui un rapporto di fiducia e di affetto. Tutte le maestre se ne erano accorte e avevano pian piano capito che, talvolta, bastano un po' di pazienza e tanto amore per fare miracoli.
L'ultimo giorno di scuola, però, era arrivata la doccia fredda. Daria, il prossimo anno, non ci sarebbe più stata. E allora era stata tentata dalla bugia. Le era passata per la testa l'idea di dire a Simone che si sarebbero ritrovati e avrebbero continuato a lavorare insieme. Prima di capire che, se gli avesse mentito, avrebbe rovinato tutto. "Gli ho detto che è un bimbo intelligente e buono e che dovrà mettercela tutta con la nuova insegnante che si occuperà di lui a partire da settembre. E lui, sai che cosa mi ha risposto? Mi ha detto di stare tranquilla. Mi ha detto che sarà bravo e ubbidiente anche con l'altra maestra. Mi ha detto che mi vuole bene. È stato lui a consolarmi. Ed è stato solo allora che ho capito che, forse, avevo lavorato bene".
Daria non ce la fa proprio a trattenere le lacrime. Nonostante, a un certo punto, riesca ad aggiunge che in fondo va bene così. Anche se, così, non va bene per niente. E ancora una volta si è costretti a riconoscere che questa riforma decisa a tavolino non è proprio all'altezza dell'umanità delle persone coinvolte.
Twitter: @MichelaMarzano
Nonostante un dottorato di ricerca preparato mentre correva tra una scuola e l'altra moltiplicando le supplenze. Nonostante abbia lavorato in tutti e tre gli ordini di scuola, adattandosi a qualunque esigenza e facendo tutti i sacrifici necessari. Nonostante quest'anno abbia cambiato ancora una volta ruolo, diventando insegnante di sostegno.
Come tante altre maestre e tanti insegnanti iscritti nelle graduatorie di istituto, nemmeno Daria riesce a capire perché con quest'ultima riforma, dopo essere stata a lungo utilizzata per coprire l'organico scolastico, non possa essere stabilizzata e rischi quindi di vedere vanificato ogni suo sforzo. "Sai - mi racconta con le lacrime, - è una questione di mancanza di rispetto e di riconoscimento, non solo per noi, ma anche per i bambini e per i ragazzi di cui ci siamo occupati. L'altro giorno non sapevo proprio come dirlo a Simone che, a partire da settembre, non gli sarei più stata accanto".
Simone è il bimbo che Daria ha seguito durante tutto l'anno scolastico.
Quando lo aveva incontrato per la prima volta, si era chiesta se sarebbe stata veramente capace di aiutarlo. Chiuso, diffidente, a tratti anche scostante, Simone era uno di quei bimbi che hanno bisogno di un accompagnamento particolare per poter andare avanti e integrarsi nella classe. E Daria era riuscita pian piano a vincere la diffidenza e a costruire con lui un rapporto di fiducia e di affetto. Tutte le maestre se ne erano accorte e avevano pian piano capito che, talvolta, bastano un po' di pazienza e tanto amore per fare miracoli.
L'ultimo giorno di scuola, però, era arrivata la doccia fredda. Daria, il prossimo anno, non ci sarebbe più stata. E allora era stata tentata dalla bugia. Le era passata per la testa l'idea di dire a Simone che si sarebbero ritrovati e avrebbero continuato a lavorare insieme. Prima di capire che, se gli avesse mentito, avrebbe rovinato tutto. "Gli ho detto che è un bimbo intelligente e buono e che dovrà mettercela tutta con la nuova insegnante che si occuperà di lui a partire da settembre. E lui, sai che cosa mi ha risposto? Mi ha detto di stare tranquilla. Mi ha detto che sarà bravo e ubbidiente anche con l'altra maestra. Mi ha detto che mi vuole bene. È stato lui a consolarmi. Ed è stato solo allora che ho capito che, forse, avevo lavorato bene".
Daria non ce la fa proprio a trattenere le lacrime. Nonostante, a un certo punto, riesca ad aggiunge che in fondo va bene così. Anche se, così, non va bene per niente. E ancora una volta si è costretti a riconoscere che questa riforma decisa a tavolino non è proprio all'altezza dell'umanità delle persone coinvolte.
Twitter: @MichelaMarzano