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Kate, troppo dura per essere un marine

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Con grande attenzione da parte della stampa, americana e non solo, le forze armate Usa hanno fatto sapere che presto potrebbe esserci la possibilità per i transgender di servire il Paese armi in mano: grande segno di apertura per una nazione che ha appena reso possibili le nozze gay in tutto il suo territorio. Ma soprattutto grande gesto pubblicitario che mira forse a coprire la vera questione aperta, ovvero i problemi che ancora incontrano le donne nelle Forze armate americane.

La vicenda del tenente colonnello Kate Germano è significativa. Un paio di anni fa, Germano ha assunto l'incarico di comandante del campo di addestramento delle reclute femminili dei Marine. Quando è arrivata, i tassi di fallimento delle reclute donne nei test iniziali (essenzialmente fisici e prove di sparo) erano tre volte più alti di quelli dei loro colleghi uomini. Nel giro di qualche mese, grazie a nuovi metodi di addestramento e all'impiego di più personale, i tassi sono andati in quasi parità. Sarebbe stato un bel risultato se poco dopo averlo raggiunto Germano non fosse stata rimossa dall'incarico per i suoi  metodi giudicati troppo controversi e duri. Il tenente colonnello però non si è arresa: ha invocato un'inchiesta interna e poi si è difesa di fronte ai giudici militari affermando che giudizi simili erano stati fatti soltanto per il suo sesso:

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"Nessuno - ha dichiarato - avrebbe mai usato espressioni simili per i miei colleghi. E se lo hanno fatto è stato in senso positivo". L'inchiesta si è conclusa dando ragione a Germano su diversi punti - la necessità dell'aumento del personale destinato al training delle reclute donne, per prima - ma confermando la sua rimozione: troppo severi i suoi metodi.

Neanche così il tenente colonnello si è arresa: il suo passo successivo è stato parlare pubblicamente sulla vicenda in un lungo articolo comparso sul New York Times, in cui si denunciavano tutti i preconcetti e le mancanze da parte della leadership dei Marine per quanto riguarda l'addestramento delle reclute femminili: meno personale, meno aspettative, meno incentivi.

Problemi reali che fanno apparire la strada per i transgender molto più lunga di quanto non dicano i vertici militari.
Twitter: @francescacaferr