L'Italia perde ogni anno 180 miliardi a causa dell'evasione fiscale. Eppure non sarebbe difficile applicare il principio della comparazione tra spese e consumi che aveva dato vita allo strumento del redditometro, di fatto già naufragato. I ladri di tasse si comportano spesso con l'arroganza di chi ritiene di poter contare sull'impunità. Basti una considerazione per tutte: nel solo 2011, oltre il 25% dei proprietari di jet privati ha denunciato un reddito inferiore a 20 mila euro.
Ma, se i grandi evasori sono quelli che più danno scandalo, è l'esercito di chi impunemente usa i servizi dello Stato (magari lamentando la loro inefficienza), e non si sogna nemmeno di pagare le tasse a costituire il grosso del buco da 180 miliardi. Il fisco colpisce lavoratori dipendenti e pensionati che, tassati alla fonte, costituiscono oltre l'82% dell'attuale gettito fiscale, ma sembra esercitare ben pochi controlli sugli autonomi che, fatti salvi gli onesti, dichiarano generalmente redditi da fame. Eppure la fotografia dei consumi nazionali denuncia che in Italia si contano 2,7 milioni di auto di lusso e 600mila barche e che siamo il quinto mercato nel mondo delle Bmw e il sesto quanto a vendita dello champagne.
Dati che spiegano come si arriva alle cifre astronomiche dell'evasione. Una realtà che impedisce di ridurre la pressione fiscale e che, accompagnata da cifre, considerazioni ed analisi puntuali, è contenuta nel saggio-denuncia di Stefano Livadiotti, Ladri, gli evasori e i politici che li proteggono, in libreria per Bompiani. Un'inchiesta dettagliata che scandaglia le cause e gli effetti , mostra come vengono persi i miliardi sottratti al bilancio dello Stato e indica con chiarezza il meccanismo di protezione che i politici garantiscono agli evasori in cambio del consenso elettorale.
I ladri di tasse, cancro della nostra economia, potrebbero essere stanati. Il fisco è in grado di conoscere i nomi e i cognomi degli evasori, ma le leggi dello Stato non vengono adeguate. Grazie alla protezione, spiega Livadiotti, di una potente lobby politica ben decisa a non perdere la gran massa di voti costituita dai soliti furbetti.
Tutti sanno che, stanando gli evasori, potrebbe finalmente diminuire la pressione fiscale. Perché nessuno ci riesce?
"La macchina del fisco, per una volta all'avanguardia nel mondo con le sue 300 banche dati, sarebbe perfettamente in grado di intercettare in tempi brevi una parte importante dei 180 miliardi di euro che i ladri di tasse fanno mancare ogni anno alle casse dello Stato. Del resto, lo stesso numero uno dell'Agenzia delle entrate, Attilio Befera, ha ammesso l'esistenza di quattro milioni di nuclei familiari, dunque uno ogni cinque, che ha un tenore di vita incompatibile con quanto dichiara di guadagnare: se le sue non sono solo parole in libertà, vuol dire che li ha già contati e dunque individuati. Il problema non è tecnico. Ma squisitamente politico. Gli studiosi di flussi elettorali dicono che gli evasori fiscali, con le loro famiglie, valgono qualcosa come dieci o dodici milioni di voti e che per giunta sono molto compatti nell'indirizzare le loro preferenze. Nessuno vuole farseli nemici. È emblematica, in proposito, la storia recente del nuovo redditometro, uno strumento che partiva con grandi potenzialità e che è stato via via smontato, fino a renderlo di fatto inoffensivo".
Chi protegge i ladri di tasse?
"Gli evasori sono protetti da una potentissima lobby politica che ha avuto a lungo il suo zoccolo duro nel centrodestra di Silvio Berlusconi: "Ladri" lo dimostra inequivocabilmente nel capitolo in cui svela chi ha scritto, proposto e votato quelle leggi che lasciano certezza di impunità a chi non fa il proprio dovere con il fisco. Le stesse persone, guarda caso, che hanno fatto tabula rasa dei provvedimenti capaci di rendere più dura la vita ai furbetti della dichiarazione dei redditi. Un esempio per tutti: nel 2006 il governo Prodi aveva introdotto l'obbligo per i lavoratori autonomi di avere un conto dedicato (dove far confluire tutti i pagamenti e dal quale prelevare i soldi necessari a coprire le spese) e il divieto di incassare contanti oltre i mille euro. Quell'anno l'imposta sul reddito dichiarato dagli autonomi era cresciuta del 12,15 per cento. Nel 2008 Berlusconi, come aveva promesso in campagna elettorale, ha abolito la normativa. E il gettito degli autonomi è sceso del 2,97 per cento. Non si tratta di un caso isolato: un grafico contenuto nel libro dimostra come dal 1994 al 2012 l'evasione sia salita con tutti i governi di centrodestra e scesa con tutti quelli di centrosinistra".
Quale rapporto c'è tra consenso elettorale e lotta all'evasione?
"L'analisi dei flussi elettorali dimostra che c'è un rapporto diretto. Il lavorio del centrodestra a protezione dei lavoratori autonomi, di fatto gli unici in grado di evadere (dato che dipendenti e pensionati sono tassati alla fonte e forniscono l'82 per cento del gettito complessivo), ha ottenuto i suoi frutti. Il voto di quella che i politologi chiamano "piccola borghesia urbana" e cioè di commercianti, artigiani, liberi professionisti e piccoli imprenditori, è sempre stato alla base dei successi elettorali di Berlusconi e gli ha consentito di limitare i danni nelle sconfitte. Questo fino a quando l'ex Cavaliere non ha dovuto cedere il passo a Monti e appoggiarne obtorto collo una politica di austerità basata per due terzi sull'inasprimento fiscale. A quel punto la piccola borghesia urbana si è sentita tradita da quello che era stato il suo protettore e nelle elezioni del 2013 si è vendicata, passando armi e bagagli con Beppe Grillo, protagonista di una campagna elettorale a base di attacchi forsennati contro il fisco rapace".
Stefano Livadiotti
Ladri
Bompiani
Pagine 235, euro 16,50
Ma, se i grandi evasori sono quelli che più danno scandalo, è l'esercito di chi impunemente usa i servizi dello Stato (magari lamentando la loro inefficienza), e non si sogna nemmeno di pagare le tasse a costituire il grosso del buco da 180 miliardi. Il fisco colpisce lavoratori dipendenti e pensionati che, tassati alla fonte, costituiscono oltre l'82% dell'attuale gettito fiscale, ma sembra esercitare ben pochi controlli sugli autonomi che, fatti salvi gli onesti, dichiarano generalmente redditi da fame. Eppure la fotografia dei consumi nazionali denuncia che in Italia si contano 2,7 milioni di auto di lusso e 600mila barche e che siamo il quinto mercato nel mondo delle Bmw e il sesto quanto a vendita dello champagne.
Dati che spiegano come si arriva alle cifre astronomiche dell'evasione. Una realtà che impedisce di ridurre la pressione fiscale e che, accompagnata da cifre, considerazioni ed analisi puntuali, è contenuta nel saggio-denuncia di Stefano Livadiotti, Ladri, gli evasori e i politici che li proteggono, in libreria per Bompiani. Un'inchiesta dettagliata che scandaglia le cause e gli effetti , mostra come vengono persi i miliardi sottratti al bilancio dello Stato e indica con chiarezza il meccanismo di protezione che i politici garantiscono agli evasori in cambio del consenso elettorale.
I ladri di tasse, cancro della nostra economia, potrebbero essere stanati. Il fisco è in grado di conoscere i nomi e i cognomi degli evasori, ma le leggi dello Stato non vengono adeguate. Grazie alla protezione, spiega Livadiotti, di una potente lobby politica ben decisa a non perdere la gran massa di voti costituita dai soliti furbetti.
Tutti sanno che, stanando gli evasori, potrebbe finalmente diminuire la pressione fiscale. Perché nessuno ci riesce?
"La macchina del fisco, per una volta all'avanguardia nel mondo con le sue 300 banche dati, sarebbe perfettamente in grado di intercettare in tempi brevi una parte importante dei 180 miliardi di euro che i ladri di tasse fanno mancare ogni anno alle casse dello Stato. Del resto, lo stesso numero uno dell'Agenzia delle entrate, Attilio Befera, ha ammesso l'esistenza di quattro milioni di nuclei familiari, dunque uno ogni cinque, che ha un tenore di vita incompatibile con quanto dichiara di guadagnare: se le sue non sono solo parole in libertà, vuol dire che li ha già contati e dunque individuati. Il problema non è tecnico. Ma squisitamente politico. Gli studiosi di flussi elettorali dicono che gli evasori fiscali, con le loro famiglie, valgono qualcosa come dieci o dodici milioni di voti e che per giunta sono molto compatti nell'indirizzare le loro preferenze. Nessuno vuole farseli nemici. È emblematica, in proposito, la storia recente del nuovo redditometro, uno strumento che partiva con grandi potenzialità e che è stato via via smontato, fino a renderlo di fatto inoffensivo".
Chi protegge i ladri di tasse?
"Gli evasori sono protetti da una potentissima lobby politica che ha avuto a lungo il suo zoccolo duro nel centrodestra di Silvio Berlusconi: "Ladri" lo dimostra inequivocabilmente nel capitolo in cui svela chi ha scritto, proposto e votato quelle leggi che lasciano certezza di impunità a chi non fa il proprio dovere con il fisco. Le stesse persone, guarda caso, che hanno fatto tabula rasa dei provvedimenti capaci di rendere più dura la vita ai furbetti della dichiarazione dei redditi. Un esempio per tutti: nel 2006 il governo Prodi aveva introdotto l'obbligo per i lavoratori autonomi di avere un conto dedicato (dove far confluire tutti i pagamenti e dal quale prelevare i soldi necessari a coprire le spese) e il divieto di incassare contanti oltre i mille euro. Quell'anno l'imposta sul reddito dichiarato dagli autonomi era cresciuta del 12,15 per cento. Nel 2008 Berlusconi, come aveva promesso in campagna elettorale, ha abolito la normativa. E il gettito degli autonomi è sceso del 2,97 per cento. Non si tratta di un caso isolato: un grafico contenuto nel libro dimostra come dal 1994 al 2012 l'evasione sia salita con tutti i governi di centrodestra e scesa con tutti quelli di centrosinistra".
Quale rapporto c'è tra consenso elettorale e lotta all'evasione?
"L'analisi dei flussi elettorali dimostra che c'è un rapporto diretto. Il lavorio del centrodestra a protezione dei lavoratori autonomi, di fatto gli unici in grado di evadere (dato che dipendenti e pensionati sono tassati alla fonte e forniscono l'82 per cento del gettito complessivo), ha ottenuto i suoi frutti. Il voto di quella che i politologi chiamano "piccola borghesia urbana" e cioè di commercianti, artigiani, liberi professionisti e piccoli imprenditori, è sempre stato alla base dei successi elettorali di Berlusconi e gli ha consentito di limitare i danni nelle sconfitte. Questo fino a quando l'ex Cavaliere non ha dovuto cedere il passo a Monti e appoggiarne obtorto collo una politica di austerità basata per due terzi sull'inasprimento fiscale. A quel punto la piccola borghesia urbana si è sentita tradita da quello che era stato il suo protettore e nelle elezioni del 2013 si è vendicata, passando armi e bagagli con Beppe Grillo, protagonista di una campagna elettorale a base di attacchi forsennati contro il fisco rapace".
Stefano Livadiotti
Ladri
Bompiani
Pagine 235, euro 16,50