Passaparola

Donne in tv e nella fiction, c'è ancora tanta strada da fare

"Il prisma dei generi. Immagini di donne in tv" analizza la situazione del protagonismo femminile, anche nell'intrattenimento. E mette in evidenza come ci si stia allontanando dal "maschiocentrismo"

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Protagoniste, ma non indimenticabili; positive, ma non davvero autorevoli; in gamba, ma non abbastanza da diventare simboli memorabili di emancipazione e di progresso. Sono le donne in tv e nella fiction, da tempo in primo piano, eppure ancora lontane dal decollare sul serio. Molto cammino è stato fatto e molto ne resta ancora da fare per giungere a una rappresentazione dell'identità femminile in televisione. E lo stato dell'arte risulta molto ben analizzato e sintetizzato in Il prisma dei generi. Immagini di donne in tv (in libreria per Franco Angeli editore), curato da Milly Buonanno, ordinaria di sociologia dei processi culturali e comunicativi alla "Sapienza" di Roma e da sempre studiosa di genere e media. Il saggio, che si vale dei contributi di docenti ed esperti del settore e che è frutto delle attività di ricerca dell'Osservatorio Gemma, (Gender e Media Matter), spazia fra i vari aspetti del tema: dal protagonismo nella fiction italiana, a quello rilevabile nelle serie statunitensi, all'intrattenimento televisivo oltre gli stereotipi, fino al "gioco di ruoli nella pubblicità sociale".

Punto di partenza per questo libro che, più che sottolineare ciò che è vecchio o convenzionale in tv, mira a cogliere i segnali di cambiamento che si registrano, rispetto a come viene posto il femminile nel poliedrico scenario della tv contemporanea, sono i media con in testa la televisione. Alle loro molteplici articolazioni, Buonanno fa risalire il merito di quella "delocalizzazione della vita sociale" che è riconosciuta essere una delle "caratteristiche distintive della modernità" e che tanto ha giovato alla rappresentazione e al riconoscimento delle donne in tv. Grazie anche all'enorme potenzialità di un effetto capace di "superare le barriere spaziali", le culture chiuse e "le strutture di isolamento frenanti rispetto a ogni forma di emancipazione".   

In conclusione, il libro riesce a riassumere in sette capitoli l'argomento in questione: da come ci si stia allontanando, anche se molto lentamente da quel "maschiocentrismo" che ha a lungo caratterizzato la fiction italiana e non solo, fino alla strada del progresso. E come attraverso "seppur lievi e frammentati segnali di cambiamento, ci si stia finalmente avvicinando a rappresentare soggetti femminili competenti e determinate"             

Fiction e tv: come è cambiata la rappresentazione della donna nell'ultimo decennio?
In generale, la presenza femminile in televisione riveste oggi una visibilità e un protagonismo di misura e portata inedita rispetto al passato. Le donne appaiono sulla scena televisiva in una pluralità di ruoli diversi: pluralità che, senza rendere giustizia alla ben più ricca sfaccettutura del loro protagonismo sociale e senza neppure realizzare condizioni di parità con le figure maschili, contribuisce a diffondere riconoscimento e legittimazione del femminile anche entro spazi di realtà e d'immaginario tradizionalmente preclusi alle donne.

Alla fiction, in particolare, va riconosciuto di aver intensificato nelle ultime stagioni l'offerta di storie di donne, che è sempre stata quantitativamente poco cospicua, nonché poco incisiva e significativa sul piano simbolico-culturale - nel senso di riuscire raramente a dar vita a personaggi popolari e memorabili (per intendersi, equivalenti femminili di Cattani, Rocca o Montalbano). Le donne della fiction italiana sono di norma delle figure positive e ammirevoli: autonome, autorealizzative, quasi mai deboli e remissive nei confronti dell'altro sesso, esperte e dedicate nella vita professionale, come nel lavoro di cura se hanno famiglia, non di rado innovatrici e precorritrici rispetto ai tempi quando si tratta di protagoniste di storie del passato. Il rischio di cadere nel cliché degli stereotipi positivi ovviamente incombe, e non è sempre evitato, ma non si può negare che nella fiction italiana si incontrino sempre più spesso donne protagoniste portatrici di una soggettività femminile a grandi linee emancipata e moderna. 

Quando le donne diventano protagoniste, differenze con la fiction statunitense.

"Le differenze, e diciamo pure le distanze, restano numerose e profonde e non hanno soltanto a che vedere con il diverso status sociale delle donne nella società italiana e in quella americana - altrimenti si finirebbe per avallare una visione erroneamente mimetica dei media come 'specchi della realta'. Di fatto, se la fiction americana è in grado di presentare una pluralità senza confronti di personaggi femminili nei più svariati ruoli protagonistici, conferendo loro sfaccettature, spessori, profili audaci e innovativi che valorizzano il cambiamento, l'identità complessa, l'empowerment delle donne nel mondo contemporaneo, è anche grazie al contesto istituzionale e alle culture professionali della televisione statunitense. Mi riferisco in particolare alla competizione virtuosa che si è venuta a creare fra le reti del sistema multicanale americano per la conquista di audience femminili "pregiate". L'avvento del narrowcasting ha aperto la strada a una varietà senza precedenti di fiction di ogni genere (poliziesco, spy-story, medical e legal drama, sitcom, horror, fantasy, politica...) incentrate su protagoniste donne; e sia la logica della distinzione fra reti concorrenti, sia la maggiore libertà ideativa concessa agli autori nel nuovo contesto istituzionale hanno favorito la creazione di personaggi femminili diversificati e complessi come mai prima, nei quali si può scorgere non di rado una influenza femminista. Laddove, come in Italia, la fiction venga prodotta quasi esclusivamente per le due principali reti generaliste, è assai improbabile che si verifichi qualcosa di analogo".

Negli spot pubblicitari, il cambiamento è più lento, perché?
"Il ritardo della pubblicità televisiva nella rappresentazione di identità di genere moderne e variegate deriva in buona parte dalle caratteristiche proprie delle reti considerate. Le reti sono quelle della tv generalista a cui accennavo anche prima, rivolte a un pubblico maturo e utilizzate dalla pubblicità per raggiungere target ampi, invitando all'acquisto di prodotti soprattutto di massa. Di qui la tendenza alla cautela e la preferenza per la tradizione. La pubblicità, inoltre, deve riuscire a catturare in pochi secondi l'attenzione di destinatari sfuggenti, e a trasmettere un messaggio che sia comprensibile e memorizzabile, nonostante il diffuso overload informativo. Da qui il ricorso a stereotipi e cliché consolidati o l'iperbole delle rare deviazioni dalla norma. A loro volta, le metodologie quantitative che si utilizzano nell'analisi di una mole ingente di spot tendono inevitabilmente a schiacciare i risultati sugli esiti ricorrenti, favorendo quindi la percezione che la pubblicità, nel suo insieme, sia più arretrata degli altri generi televisivi e che lasci meno spazio alle innovazioni. In realtà, elementi di novità ci sono e sono piuttosto interessanti. Aggiungerei che le stesse immagini femminili tradizionali possono assumere significati nuovi quando muta radicalmente la cultura che le legittimava; è difficile, ad esempio, che la figura materna tuttora assai ricorrente nella pubblicità, continui a rivestire la valenza normativa di un tempo, a fronte della larga diffusione di una cultura e una pratica femminile della scelta in fatto di maternità".

Il prisma dei generi. Immagini di donne in Tv
A cura di Milly Buonanno
Franco Angeli
Pag 220, euro 29