Per dire no al suono della Camorra
UN LIBRO riuscito è quello scritto da chi conosce l'argomento di cui parla e magari lo vive in prima persona e con passione. Ed è un'opera quasi militante Camorra Sound, il saggio inchiesta di Daniele Sanzone (edizioni Magenes), autore e voce della rock band A67, tanto è intrisa di vita quotidiana, passata e presente.
Scampia è il quartiere di Daniele Sanzone e, a lui che di musica si nutre, è sempre apparso strano che, mentre la camorra, almeno in passato, è stata cantata, interpretata e coccolata dalla musica neomelodica e dalle sceneggiate del genere Mario Merola, i cantautori impegnati mai e poi mai si sono schierati "contro". Ecco allora l'indagine del frontleader degli A67 per capire le cause di questo gap.
E Camorra sound affonda prima sulla ricostruisce cronologica del rapporto tra certa musica e camorra per occuparsi poi delle cause di un'indifferenza che appare inspiegabile, se non altro per il silenzio che l'ha fino a oggi…
Scampia è il quartiere di Daniele Sanzone e, a lui che di musica si nutre, è sempre apparso strano che, mentre la camorra, almeno in passato, è stata cantata, interpretata e coccolata dalla musica neomelodica e dalle sceneggiate del genere Mario Merola, i cantautori impegnati mai e poi mai si sono schierati "contro". Ecco allora l'indagine del frontleader degli A67 per capire le cause di questo gap.
E Camorra sound affonda prima sulla ricostruisce cronologica del rapporto tra certa musica e camorra per occuparsi poi delle cause di un'indifferenza che appare inspiegabile, se non altro per il silenzio che l'ha fino a oggi…
UN LIBRO riuscito è quello scritto da chi conosce l'argomento di cui parla e magari lo vive in prima persona e con passione. Ed è un'opera quasi militante Camorra Sound, il saggio inchiesta di Daniele Sanzone (edizioni Magenes), autore e voce della rock band A67, tanto è intrisa di vita quotidiana, passata e presente.
Scampia è il quartiere di Daniele Sanzone e, a lui che di musica si nutre, è sempre apparso strano che, mentre la camorra, almeno in passato, è stata cantata, interpretata e coccolata dalla musica neomelodica e dalle sceneggiate del genere Mario Merola, i cantautori impegnati mai e poi mai si sono schierati "contro". Ecco allora l'indagine del frontleader degli A67 per capire le cause di questo gap.
E Camorra sound affonda prima sulla ricostruisce cronologica del rapporto tra certa musica e camorra per occuparsi poi delle cause di un'indifferenza che appare inspiegabile, se non altro per il silenzio che l'ha fino a oggi accompagnata. Daniele Sanzone intervista personaggi noti e meno noti del mondo musicale, da Raiz degli Almamegretta a Edoardo Bennato e a Frankie Hi Nrg Mc, da Caparezza al premio Nobel Dario Fo, a Erri De Luca. E ne escono risposte varie, a volte perfino risentite tanto appare provocatoria ancor più che stimolante la domanda. Un mosaico sintetizzato dallo stesso Sanzone nell'intervista che segue e che contiene l'urgenza di una presa di posizione netta contro la criminalità organizzata.
Ragiona nel saggio introduttivo Marcello Ravveduto: "La semplificazione criminalizzante trasforma i quartieri della città illegittima in luoghi di degrado, di spaccio di droga e di camorra... è una forma di auto segregazione che divide la metropoli... e si innesca così un circolo vizioso che allontana i quartieri marginali da contatti eterogenei". Camorra sound si muove nella direzione opposta. Leggerlo informa, diverte e stimola pensieri e riflessioni. E, speriamo, anche impegno civile.
Sanzone, quale rapporto tra la musica e Napoli.
Lo scrittore francese, Charles de Brosses, nel '700 definiva Napoli "la capitale musicale d'Europa, che vale a dire, del mondo intero", e da sempre la canzone italiana nel mondo è quella napoletana. La musica a Napoli è la stessa aria che respiriamo, lo strumento culturale per eccellenza attraverso il quale la città si autorappresenta. La musica racconta gli umori, le storie, i cambiamenti e le trasformazioni della città e di conseguenza, anche della camorra. Per questo motivo ho cercato di capire come gli autori napoletani, dagli anni '70 a oggi, si sono rapportarti al problema camorra.
Come nasce il tuo libro?
Camorra Sound è un discorso che parte da lontano e cioè dal mio vissuto a Scampia. Il mio quartiere da sempre mi ha posto delle domande alle quali, negli anni, ho cercato di dare delle risposte prima attraverso la musica e ora anche con un saggio. La mia urgenza è stata sempre quella di raccontare ciò che mi accadeva intorno e siccome la camorra era ed è un elemento del mio quartiere e quindi della mia città, nel 2005 con gli A67 ci sembrò normale dedicargli il nostro primo album, 'A camorra Song' Io (Polosud, 2005). In seguito mi sono reso conto della grave amnesia della cosiddetta musica "impegnata" napoletana nei confronti del dramma della criminalità organizzata.
Spesso gli artisti impegnati trattano di problemi, storie e personaggi lontani da noi nello spazio e nel tempo, ma stranamente si dimenticano di una guerra sotto casa che fa decine di morti all'anno. In questo senso trovo più scandalosa la mancata condanna degli autori impegnati di estrazione borghese, che l'apologia dei cosiddetti neomelodici che alla fine si trovano a cantare ciò che vivono e a vivere ciò che cantano.
Da qui la decisione di andare ad intervistare i miei colleghi - Zulù (99Posse), Raiz (Almamegretta), Edoardo Bennato, Teresa De Sio, Caparezza, Dario Fo, Frankie Hi-nrg, Daniele Sepe, ecc. - per capire come mai non sentissero il bisogno di parlare e prendere posizione contro la camorra.
Come rispondi alla tua domanda: perché i cantautori napoletani non hanno mai preso posizione contro la camorra?
Il discorso risulta complesso nella misura in cui la camorra è cambiata nel tempo, quella degli anni '70 non è quella degli '80, né tanto meno quella di oggi. Parallelamente è cambiata anche la nostra percezione del fenomeno criminale, così come l'urgenza comunicativa della musica impegnata. Per esempio negli anni '70 la camorra era essenzialmente contrabbando di sigarette, un fenomeno giustificato e tollerato dalle stesse istituzioni perché dava da mangiare a migliaia di famiglie. Un mondo cantato nella rinata sceneggiata di Mario Merola e Pino Mauro.
In quegli anni c'era una vera e propria connivenza culturale tra il cosiddetto mondo dei devianti e i terroristi, che ha portato a giustificare la camorra di allora. Una visione ideologica, sociale e politica figlia di un particolare momento storico. Ma se era ammissibile "giustificare" negli anni Settanta, credo non lo fosse già più negli anni '80 con l'arrivo della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo che in pochi anni, nella faida contro la Nuova Famiglia, per il controllo dello spaccio di droga ammazzerà circa 1500 persone, tra cui tantissimi innocenti. Dopo Cutolo nulla più sarà come prima. Grazie al terremoto la camorra farà un salto di qualità, i camorristi da piccoli criminali diventeranno imprenditori contribuendo alla ricostruzione post terremoto.
È per questo che in quegli anni una forte presa di posizione nei confronti della camorra avrebbe significato tanto e ovviamente non solo in musica. Infine, credo che negli anni si siano sovrapposte una serie di concause che hanno portato gli artisti napoletani a non condannare la camorra: giustificazionismo ideologico, paura, disinteresse nei confronti di un tema già codificato dalla sceneggiata e snobismo. Solo dopo aver metabolizzato la ferocia criminale degli anni '80 arriveranno, negli anni '90, le prime timide e sporadiche condanne da parte della musica impegnata. Una denuncia poi istituzionalizzata dal terremoto letterario di Gomorra, che ha creato e inflazionato il mercato dell'industria culturale.
Scampia è il quartiere di Daniele Sanzone e, a lui che di musica si nutre, è sempre apparso strano che, mentre la camorra, almeno in passato, è stata cantata, interpretata e coccolata dalla musica neomelodica e dalle sceneggiate del genere Mario Merola, i cantautori impegnati mai e poi mai si sono schierati "contro". Ecco allora l'indagine del frontleader degli A67 per capire le cause di questo gap.
E Camorra sound affonda prima sulla ricostruisce cronologica del rapporto tra certa musica e camorra per occuparsi poi delle cause di un'indifferenza che appare inspiegabile, se non altro per il silenzio che l'ha fino a oggi accompagnata. Daniele Sanzone intervista personaggi noti e meno noti del mondo musicale, da Raiz degli Almamegretta a Edoardo Bennato e a Frankie Hi Nrg Mc, da Caparezza al premio Nobel Dario Fo, a Erri De Luca. E ne escono risposte varie, a volte perfino risentite tanto appare provocatoria ancor più che stimolante la domanda. Un mosaico sintetizzato dallo stesso Sanzone nell'intervista che segue e che contiene l'urgenza di una presa di posizione netta contro la criminalità organizzata.
Ragiona nel saggio introduttivo Marcello Ravveduto: "La semplificazione criminalizzante trasforma i quartieri della città illegittima in luoghi di degrado, di spaccio di droga e di camorra... è una forma di auto segregazione che divide la metropoli... e si innesca così un circolo vizioso che allontana i quartieri marginali da contatti eterogenei". Camorra sound si muove nella direzione opposta. Leggerlo informa, diverte e stimola pensieri e riflessioni. E, speriamo, anche impegno civile.
Sanzone, quale rapporto tra la musica e Napoli.
Lo scrittore francese, Charles de Brosses, nel '700 definiva Napoli "la capitale musicale d'Europa, che vale a dire, del mondo intero", e da sempre la canzone italiana nel mondo è quella napoletana. La musica a Napoli è la stessa aria che respiriamo, lo strumento culturale per eccellenza attraverso il quale la città si autorappresenta. La musica racconta gli umori, le storie, i cambiamenti e le trasformazioni della città e di conseguenza, anche della camorra. Per questo motivo ho cercato di capire come gli autori napoletani, dagli anni '70 a oggi, si sono rapportarti al problema camorra.
Come nasce il tuo libro?
Camorra Sound è un discorso che parte da lontano e cioè dal mio vissuto a Scampia. Il mio quartiere da sempre mi ha posto delle domande alle quali, negli anni, ho cercato di dare delle risposte prima attraverso la musica e ora anche con un saggio. La mia urgenza è stata sempre quella di raccontare ciò che mi accadeva intorno e siccome la camorra era ed è un elemento del mio quartiere e quindi della mia città, nel 2005 con gli A67 ci sembrò normale dedicargli il nostro primo album, 'A camorra Song' Io (Polosud, 2005). In seguito mi sono reso conto della grave amnesia della cosiddetta musica "impegnata" napoletana nei confronti del dramma della criminalità organizzata.
Spesso gli artisti impegnati trattano di problemi, storie e personaggi lontani da noi nello spazio e nel tempo, ma stranamente si dimenticano di una guerra sotto casa che fa decine di morti all'anno. In questo senso trovo più scandalosa la mancata condanna degli autori impegnati di estrazione borghese, che l'apologia dei cosiddetti neomelodici che alla fine si trovano a cantare ciò che vivono e a vivere ciò che cantano.
Da qui la decisione di andare ad intervistare i miei colleghi - Zulù (99Posse), Raiz (Almamegretta), Edoardo Bennato, Teresa De Sio, Caparezza, Dario Fo, Frankie Hi-nrg, Daniele Sepe, ecc. - per capire come mai non sentissero il bisogno di parlare e prendere posizione contro la camorra.
Come rispondi alla tua domanda: perché i cantautori napoletani non hanno mai preso posizione contro la camorra?
Il discorso risulta complesso nella misura in cui la camorra è cambiata nel tempo, quella degli anni '70 non è quella degli '80, né tanto meno quella di oggi. Parallelamente è cambiata anche la nostra percezione del fenomeno criminale, così come l'urgenza comunicativa della musica impegnata. Per esempio negli anni '70 la camorra era essenzialmente contrabbando di sigarette, un fenomeno giustificato e tollerato dalle stesse istituzioni perché dava da mangiare a migliaia di famiglie. Un mondo cantato nella rinata sceneggiata di Mario Merola e Pino Mauro.
In quegli anni c'era una vera e propria connivenza culturale tra il cosiddetto mondo dei devianti e i terroristi, che ha portato a giustificare la camorra di allora. Una visione ideologica, sociale e politica figlia di un particolare momento storico. Ma se era ammissibile "giustificare" negli anni Settanta, credo non lo fosse già più negli anni '80 con l'arrivo della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo che in pochi anni, nella faida contro la Nuova Famiglia, per il controllo dello spaccio di droga ammazzerà circa 1500 persone, tra cui tantissimi innocenti. Dopo Cutolo nulla più sarà come prima. Grazie al terremoto la camorra farà un salto di qualità, i camorristi da piccoli criminali diventeranno imprenditori contribuendo alla ricostruzione post terremoto.
È per questo che in quegli anni una forte presa di posizione nei confronti della camorra avrebbe significato tanto e ovviamente non solo in musica. Infine, credo che negli anni si siano sovrapposte una serie di concause che hanno portato gli artisti napoletani a non condannare la camorra: giustificazionismo ideologico, paura, disinteresse nei confronti di un tema già codificato dalla sceneggiata e snobismo. Solo dopo aver metabolizzato la ferocia criminale degli anni '80 arriveranno, negli anni '90, le prime timide e sporadiche condanne da parte della musica impegnata. Una denuncia poi istituzionalizzata dal terremoto letterario di Gomorra, che ha creato e inflazionato il mercato dell'industria culturale.