Si legge sempre meno, i libri di carta soffrono e gli ebook non decollano. Eppure la guerra delle immagini con in testa computer e tablet dovrebbe aiutare e non frenare la buona lettura. Ma, per avvicinare i ragazzi all'arte del leggere non c'è che un modo: trasformarla in un'attività piacevole, da scegliere liberamente. Insomma è necessario che si trasformi in un gioco al quale partecipare con entusiasmo e divertimento e solo così sarà possibile che bambini e ragazzi diventino lettori accaniti.
Ed è proprio la formula dell'avventura quella vincente secondo Massimo Birattari , traduttore e consulente editoriale e già autore di libri fortunati come Benvenuti a Grammaland (che inventava un luna park in cui tutte le attrazioni avevano in qualche modo a che fare con la grammatica), per conquistare i giovanissimi e insegnare loro, con leggerezza, a scrivere in modo corretto e, prima ancora, a leggere, di più e meglio. Senza imposizioni, bensì lasciando a loro l'iniziativa.
Così in Leggere è un'avventura, Birattari , pur essendo convinto che non esiste un solo mondo per vincere la sfida per indurre i ragazzi ad amare i libri, propone un gioco collettivo, al passo con i tempi mediatici, per conquistare, coinvolgere e divertire tanti potenziali lettori. Nel super reality L'isola dei personaggi famosi, otto ragazzi si trovano a vivere situazioni che fanno parte di grandi romanzi: da Robinson Crusoe a Orgoglio e pregiudizio, fino a Dr Jekyll e mister Hyde. I giocatori navigano di libro in libro, gareggiano e si confrontano per andare avanti ma, per farlo, devono e possono pescare anche in un altro spazio, una Ultrarealtà dove vivono, si muovono, soffrono e gioiscono i personaggi di tutti i romanzi. Come in una sorta di avventura nell'avventura, ogni ragazzo diventa così protagonista delle storie più varie popolate di eroi e fate, donne e pirati, bambini e adulti crudeli, fra colpi di scena e magie. E, attraverso il laboratorio di lettura, tutti riescono a entrare in altri mondi, passati e forse anche futuri, con i personaggi animati da difetti e virtù, passioni e sogni.
Divertire per stimolare. E mai imporre la lettura di un libro, ma piuttosto trasmettere gli strumenti affinché ciascun ragazzo possa liberamente decidere cosa leggere. Cimentarsi con il libro e abbandonarlo se non soddisfa, fa bene. Perché la lettura, per essere proficua, deve conquistare e non essere un dovere. Un monito che è un buon consiglio per ogni genitore che voglia avviare i propri figli alla lettura. E, perché no, anche una traccia da seguire per gli adulti: farsi influenzare meno dalle classifiche e dal mercato e, in libreria, seguire soltanto se stessi. Perché se il libro non è un piacere, che piacere è?
Come far innamorare i ragazzi della lettura?
Bella domanda, di cui come autore, come professionista dell'editoria e come genitore mi piacerebbe conoscere la risposta. Naturalmente, quella risposta non esiste, o meglio: non ce n'è una che valga per tutti. Gianni Rodari, in Grammatica della fantasia, un libro nato in un mondo molto lontano dal nostro eppure pieno di idee e spunti tuttora illuminanti, diceva che l'incontro decisivo tra ragazzi e libri avviene a scuola, ma proprio lì rischia di finire (male). Se il libro viene ridotto a puro strumento di esercitazioni, interrogazione, giudizio, "ne potrà nascere la tecnica della lettura, ma non il gusto. I ragazzi sapranno leggere, ma leggeranno solo se obbligati". Come passare dall'obbligo al piacere? Intanto, con l'esempio: un insegnante o un genitore che non legge mai un libro per piacere non potrà mai convincere un ragazzo che la lettura è un buon modo di passare il tempo. Poi, proponendo libri che non associno l'idea di lettura a quella di punizione, e aiutando i ragazzi a scoprire i propri gusti (Roberto Denti, fondatore della Libreria dei Ragazzi, diceva che "la nascita del lettore non avviene consigliando libri che piacciono agli adulti ma offrendo ai ragazzi la possibilità di scegliere tra libri diversi").
Come autore, la cosa che cerco disperatamente di fare è scrivere in maniera il più possibile interessante, ironica, avvincente. Per esempio, non riesco a resistere al vecchio trucco - da romanzo d'appendice o da serie tv - di infilare nelle ultime righe di un capitolo un'anticipazione, una sorpresa, un qualcosa di sospeso che costringa il lettore a voltare pagina e proseguire.
Nel suo libro lei propone la formula del reality. Qual è il meccanismo per conquistare i giovani lettori?
Anche i miei libri precedenti sono sempre ambientati in luoghi o mondi che i ragazzi amano e da cui sono attratti: un luna park, una villa misteriosa che sembra lo scenario di un film dell'orrore, un videogioco... Allo stesso modo, l'isola di un reality serve a far entrare i ragazzi in un ambiente che conoscono fin troppo bene, almeno come spettatori, e a raccontarlo in maniera ironica, con la presentatrice star, l'odio-amore fra i personaggi, gli sceneggiatori che seminano zizzania. Come per Benvenuti a Grammaland ho inventato un luna park in cui tutte le attrazioni avessero a che fare con la grammatica, così per questo libro ho immaginato un reality, "L'isola dei personaggi famosi", in cui si rivivono i grandi capolavori romanzeschi (è una finzione letteraria, lo so; ma se qualche casa di produzione fosse interessata, io sono qui, a disposizione). Poi, a metà libro, c'è il rovesciamento: si passa dalla finta realtà del reality al vero fantastico dell'Ultrarealtà. L'Ultrarealtà è una dimensione parallela, il mondo in cui da sempre, prima di essere "scoperti" dagli scrittori, vivono i personaggi dei romanzi. In fondo, sono convinto che le cose stiano proprio così, che i personaggi romanzeschi abbiano una vita autonoma (posso dirlo? più vera di quella dei protagonisti dei reality) e che possano aiutarci a conoscere noi stessi.
Lei ha scritto vari libri sull'uso della grammatica che "salva la vita". Scrivere e leggere ai tempi dei tablet e degli iPhone...
Leggere su un tablet è sicuramente più comodo che farlo sullo schermo di un computer, e in ogni caso tablet e smartphone sono (anche, talvolta soprattutto) strumenti di lettura e di scrittura, contrariamente a telefoni o televisori. Tutto sommato, tendo ad apprezzare le opportunità che offrono, invece di considerarli dei concorrenti che tolgono spazio ai libri: vedo il bicchiere mezzo pieno (ma in generale sono un ottimista). E a proposito di grammatica, scrittura e lettura, per me procedono insieme: i miei libri sulla grammatica vogliono prima di tutto farsi leggere come romanzi, e siccome sono convinto che per imparare a scrivere bene (in maniera corretta, efficace, brillante) non ci sia metodo migliore che leggere molto e bene, è stato naturale concludere questa serie di libri sull'italiano con un romanzo di romanzi che vuole essere anche un invito alla lettura.
Massimo Birattari
Leggere è un'avventura
Feltrinelli Kids
Pag. 174, euro 13
Ed è proprio la formula dell'avventura quella vincente secondo Massimo Birattari , traduttore e consulente editoriale e già autore di libri fortunati come Benvenuti a Grammaland (che inventava un luna park in cui tutte le attrazioni avevano in qualche modo a che fare con la grammatica), per conquistare i giovanissimi e insegnare loro, con leggerezza, a scrivere in modo corretto e, prima ancora, a leggere, di più e meglio. Senza imposizioni, bensì lasciando a loro l'iniziativa.
Così in Leggere è un'avventura, Birattari , pur essendo convinto che non esiste un solo mondo per vincere la sfida per indurre i ragazzi ad amare i libri, propone un gioco collettivo, al passo con i tempi mediatici, per conquistare, coinvolgere e divertire tanti potenziali lettori. Nel super reality L'isola dei personaggi famosi, otto ragazzi si trovano a vivere situazioni che fanno parte di grandi romanzi: da Robinson Crusoe a Orgoglio e pregiudizio, fino a Dr Jekyll e mister Hyde. I giocatori navigano di libro in libro, gareggiano e si confrontano per andare avanti ma, per farlo, devono e possono pescare anche in un altro spazio, una Ultrarealtà dove vivono, si muovono, soffrono e gioiscono i personaggi di tutti i romanzi. Come in una sorta di avventura nell'avventura, ogni ragazzo diventa così protagonista delle storie più varie popolate di eroi e fate, donne e pirati, bambini e adulti crudeli, fra colpi di scena e magie. E, attraverso il laboratorio di lettura, tutti riescono a entrare in altri mondi, passati e forse anche futuri, con i personaggi animati da difetti e virtù, passioni e sogni.
Divertire per stimolare. E mai imporre la lettura di un libro, ma piuttosto trasmettere gli strumenti affinché ciascun ragazzo possa liberamente decidere cosa leggere. Cimentarsi con il libro e abbandonarlo se non soddisfa, fa bene. Perché la lettura, per essere proficua, deve conquistare e non essere un dovere. Un monito che è un buon consiglio per ogni genitore che voglia avviare i propri figli alla lettura. E, perché no, anche una traccia da seguire per gli adulti: farsi influenzare meno dalle classifiche e dal mercato e, in libreria, seguire soltanto se stessi. Perché se il libro non è un piacere, che piacere è?
Come far innamorare i ragazzi della lettura?
Bella domanda, di cui come autore, come professionista dell'editoria e come genitore mi piacerebbe conoscere la risposta. Naturalmente, quella risposta non esiste, o meglio: non ce n'è una che valga per tutti. Gianni Rodari, in Grammatica della fantasia, un libro nato in un mondo molto lontano dal nostro eppure pieno di idee e spunti tuttora illuminanti, diceva che l'incontro decisivo tra ragazzi e libri avviene a scuola, ma proprio lì rischia di finire (male). Se il libro viene ridotto a puro strumento di esercitazioni, interrogazione, giudizio, "ne potrà nascere la tecnica della lettura, ma non il gusto. I ragazzi sapranno leggere, ma leggeranno solo se obbligati". Come passare dall'obbligo al piacere? Intanto, con l'esempio: un insegnante o un genitore che non legge mai un libro per piacere non potrà mai convincere un ragazzo che la lettura è un buon modo di passare il tempo. Poi, proponendo libri che non associno l'idea di lettura a quella di punizione, e aiutando i ragazzi a scoprire i propri gusti (Roberto Denti, fondatore della Libreria dei Ragazzi, diceva che "la nascita del lettore non avviene consigliando libri che piacciono agli adulti ma offrendo ai ragazzi la possibilità di scegliere tra libri diversi").
Come autore, la cosa che cerco disperatamente di fare è scrivere in maniera il più possibile interessante, ironica, avvincente. Per esempio, non riesco a resistere al vecchio trucco - da romanzo d'appendice o da serie tv - di infilare nelle ultime righe di un capitolo un'anticipazione, una sorpresa, un qualcosa di sospeso che costringa il lettore a voltare pagina e proseguire.
Nel suo libro lei propone la formula del reality. Qual è il meccanismo per conquistare i giovani lettori?
Anche i miei libri precedenti sono sempre ambientati in luoghi o mondi che i ragazzi amano e da cui sono attratti: un luna park, una villa misteriosa che sembra lo scenario di un film dell'orrore, un videogioco... Allo stesso modo, l'isola di un reality serve a far entrare i ragazzi in un ambiente che conoscono fin troppo bene, almeno come spettatori, e a raccontarlo in maniera ironica, con la presentatrice star, l'odio-amore fra i personaggi, gli sceneggiatori che seminano zizzania. Come per Benvenuti a Grammaland ho inventato un luna park in cui tutte le attrazioni avessero a che fare con la grammatica, così per questo libro ho immaginato un reality, "L'isola dei personaggi famosi", in cui si rivivono i grandi capolavori romanzeschi (è una finzione letteraria, lo so; ma se qualche casa di produzione fosse interessata, io sono qui, a disposizione). Poi, a metà libro, c'è il rovesciamento: si passa dalla finta realtà del reality al vero fantastico dell'Ultrarealtà. L'Ultrarealtà è una dimensione parallela, il mondo in cui da sempre, prima di essere "scoperti" dagli scrittori, vivono i personaggi dei romanzi. In fondo, sono convinto che le cose stiano proprio così, che i personaggi romanzeschi abbiano una vita autonoma (posso dirlo? più vera di quella dei protagonisti dei reality) e che possano aiutarci a conoscere noi stessi.
Lei ha scritto vari libri sull'uso della grammatica che "salva la vita". Scrivere e leggere ai tempi dei tablet e degli iPhone...
Leggere su un tablet è sicuramente più comodo che farlo sullo schermo di un computer, e in ogni caso tablet e smartphone sono (anche, talvolta soprattutto) strumenti di lettura e di scrittura, contrariamente a telefoni o televisori. Tutto sommato, tendo ad apprezzare le opportunità che offrono, invece di considerarli dei concorrenti che tolgono spazio ai libri: vedo il bicchiere mezzo pieno (ma in generale sono un ottimista). E a proposito di grammatica, scrittura e lettura, per me procedono insieme: i miei libri sulla grammatica vogliono prima di tutto farsi leggere come romanzi, e siccome sono convinto che per imparare a scrivere bene (in maniera corretta, efficace, brillante) non ci sia metodo migliore che leggere molto e bene, è stato naturale concludere questa serie di libri sull'italiano con un romanzo di romanzi che vuole essere anche un invito alla lettura.
Massimo Birattari
Leggere è un'avventura
Feltrinelli Kids
Pag. 174, euro 13