Una donna, due uomini e tre piani narrativi a distanza di sette anni l'uno dall'altro. E' una storia moderna Rewind di Federica De Paolis, apprezzata scrittrice di cinema già al suo quarto romanzo, un intreccio di solitudini e sperdimenti dove s'incrociano dipendenze da droghe e da sesso, ma anche voglia di normalità, di maternità, paternità. E, su tutto, il passato che pesa sul presente e che, sempre, condiziona il futuro.
Talila lavora come ufficio stampa di una grande società cinematografica, frequenta eventi e set. Un giorno incontra Zeno, un broker quarantenne divorziato, con un figlio ragazzino che vive con la madre, e che lui frequenta e adora. Tra loro è subito attrazione, perfino passione, ma anche sconcerto: sanno che, per stare insieme, dovrebbero ambedue cambiare vita e Zeno scopre che anche Talila ha una figlia, Gina. Seconda parte: siamo a sette anni prima, quando nella vita di Talila irrompe Rocco, un pittore deluso che vive di eccessi. E' una relazione complicata che si logora e si spegne. E Talila reagisce all'abbandono perdendosi in una bulimia di sesso casuale che consuma come una droga. E, ancora sette anni prima, c'è Rocco al centro. E' giovane e viaggia in India, in Brasile, Londra con gli amici Michael e Ana. Sregolatezza e avventura vissute come una fuga dal passato. Che però ritorna, sempre, con i tanti pezzi di ricordi che spetta a noi mettere al posto giusto.
E' un romanzo all'apparenza difficile Rewind e che, invece, si rivela facile e coinvolgente, forse perché la forza di ciò che è stato vissuto influenza ogni esistenza. Un gioco di specchi che ci riguarda tutti.
Il tuo è un romanzo sul passato che condiziona il futuro. E così?
"Sì, sono tre storie in presa diretta che invece di procedere in modo classico, retrocedono per blocchi di sette anni e sono raccontate attraverso lo sguardo di tre personaggi: Zeno, Talila e Rocco. Di ognuno di loro si esplora il passato, da dove provengono, così da avere un panorama ampio su tutto ciò che è avvenuto in queste tre vite così diverse, eppure legate dalla relazione che intercorre tra loro. La capacità di comprendere il passato di una persona (di un personaggio) ci dà la possibilità di accoglierlo, di comprenderlo appieno. La consapevolezza di ciò che è accaduto permette di andare avanti, di progredire. C'è una poesia di Vincenzo Cardarelli titolata Passato, che recita: E tu non sei più che un ricordo. / Sei trapassata nella mia memoria. /Ora sì, posso dire che / che m'appartieni. Questo verso è emblematico: vivere, esperire, andare avanti trattenendo il passato non come una valigia da trascinarsi dietro ma come il grande bagaglio che ci fa crescere: appropriarsene significa comprendersi".
I protagonisti di Rewind sono genitori single, famiglie allargate, c'è la società del presente?
"Sì, sono il ritratto di una generazione contemporanea, dove ad esempio la separazione è sancita come una sorta di normalità. Si sente che le relazioni sentimentali, anche dove nascono dei figli, spesso sono labili. Tutti i personaggi sono abbastanza egotici, inseguono principalmente le proprie esigenze, si separano con nonchalance. Per cercare di riparare a questa sorta di superficialità emotiva, è sottolineato anche il grande sforzo di rispondere alla genitorialità con un'attenzione particolare verso i figli. Zeno e Talila sono entrambi usciti da un divorzio, non celebrano la loro storia d'amore di fronte ai rispettivi bambini, hanno un pudore affettivo, sono attenti, consapevoli che per creare una nuova famiglia ci vuole tempo, dedizione. Un altro aspetto, secondo me fortemente contemporaneo, sono le addiction: da Zeno che deve correre sul tapis-roulant tutti giorni, a Talila che finisce per avere rapporti occasionali con dei perfetti sconosciuti, all'uso smodato che fa Rocco di droghe: come se ci fosse una necessità impellente di reiterare, riempirsi, assuefarsi. Non fermarsi mai. Fermarsi significa sentire, soprattutto il dolore. Oggi la condizione primaria è quella di colmare: la televisione, i social network, l'Iphone - c'è un mondo impellente a cui rispondere continuamente con centoquaranta caratteri. Questo ho cercato di metterlo a fuoco. E c'è un legame con il passato, perché nel momento in cui c'è una stasi nasce il tempo della riflessione, soprattutto su se stessi".
Lei è al suo quarto romanzo ma ha anche scritto molto per il cinema; che cosa vuol dire dedicarsi al romanzo?
"La scrittura cinematografica è estremamente tecnica. Procede per azioni e dialoghi. Ed ha delle regole abbastanza rigide, bisogna stare in una sorta di griglia, entro venti minuti dall'inizio di un film deve accadere qualcosa di scardinante. Il personaggio è obbligato a un percorso evolutivo, più che emotivo, pratico. Ovviamente la scrittura letteraria è molto più complessa e più completa. Soprattutto, è un potenziale mondo infinito. Ed è gestito esclusivamente dallo scrittore. Ciò detto i miei libri risentono delle leggi della scrittura cinematografica. Voglio parlare di un assunto, di un tema. E per fare questo metto in piedi dei caratteri ma non dimentico mai che una storia è anche un susseguirsi di eventi: cerco di creare un giusto equilibrio tra la vita interiore dei personaggi e un ritmo abbastanza serrato di eventi per "allacciare" il lettore".
Federica De Paolis
Rewind
Bompiani
Pag 356, euro 19
Talila lavora come ufficio stampa di una grande società cinematografica, frequenta eventi e set. Un giorno incontra Zeno, un broker quarantenne divorziato, con un figlio ragazzino che vive con la madre, e che lui frequenta e adora. Tra loro è subito attrazione, perfino passione, ma anche sconcerto: sanno che, per stare insieme, dovrebbero ambedue cambiare vita e Zeno scopre che anche Talila ha una figlia, Gina. Seconda parte: siamo a sette anni prima, quando nella vita di Talila irrompe Rocco, un pittore deluso che vive di eccessi. E' una relazione complicata che si logora e si spegne. E Talila reagisce all'abbandono perdendosi in una bulimia di sesso casuale che consuma come una droga. E, ancora sette anni prima, c'è Rocco al centro. E' giovane e viaggia in India, in Brasile, Londra con gli amici Michael e Ana. Sregolatezza e avventura vissute come una fuga dal passato. Che però ritorna, sempre, con i tanti pezzi di ricordi che spetta a noi mettere al posto giusto.
E' un romanzo all'apparenza difficile Rewind e che, invece, si rivela facile e coinvolgente, forse perché la forza di ciò che è stato vissuto influenza ogni esistenza. Un gioco di specchi che ci riguarda tutti.
Il tuo è un romanzo sul passato che condiziona il futuro. E così?
"Sì, sono tre storie in presa diretta che invece di procedere in modo classico, retrocedono per blocchi di sette anni e sono raccontate attraverso lo sguardo di tre personaggi: Zeno, Talila e Rocco. Di ognuno di loro si esplora il passato, da dove provengono, così da avere un panorama ampio su tutto ciò che è avvenuto in queste tre vite così diverse, eppure legate dalla relazione che intercorre tra loro. La capacità di comprendere il passato di una persona (di un personaggio) ci dà la possibilità di accoglierlo, di comprenderlo appieno. La consapevolezza di ciò che è accaduto permette di andare avanti, di progredire. C'è una poesia di Vincenzo Cardarelli titolata Passato, che recita: E tu non sei più che un ricordo. / Sei trapassata nella mia memoria. /Ora sì, posso dire che / che m'appartieni. Questo verso è emblematico: vivere, esperire, andare avanti trattenendo il passato non come una valigia da trascinarsi dietro ma come il grande bagaglio che ci fa crescere: appropriarsene significa comprendersi".
I protagonisti di Rewind sono genitori single, famiglie allargate, c'è la società del presente?
"Sì, sono il ritratto di una generazione contemporanea, dove ad esempio la separazione è sancita come una sorta di normalità. Si sente che le relazioni sentimentali, anche dove nascono dei figli, spesso sono labili. Tutti i personaggi sono abbastanza egotici, inseguono principalmente le proprie esigenze, si separano con nonchalance. Per cercare di riparare a questa sorta di superficialità emotiva, è sottolineato anche il grande sforzo di rispondere alla genitorialità con un'attenzione particolare verso i figli. Zeno e Talila sono entrambi usciti da un divorzio, non celebrano la loro storia d'amore di fronte ai rispettivi bambini, hanno un pudore affettivo, sono attenti, consapevoli che per creare una nuova famiglia ci vuole tempo, dedizione. Un altro aspetto, secondo me fortemente contemporaneo, sono le addiction: da Zeno che deve correre sul tapis-roulant tutti giorni, a Talila che finisce per avere rapporti occasionali con dei perfetti sconosciuti, all'uso smodato che fa Rocco di droghe: come se ci fosse una necessità impellente di reiterare, riempirsi, assuefarsi. Non fermarsi mai. Fermarsi significa sentire, soprattutto il dolore. Oggi la condizione primaria è quella di colmare: la televisione, i social network, l'Iphone - c'è un mondo impellente a cui rispondere continuamente con centoquaranta caratteri. Questo ho cercato di metterlo a fuoco. E c'è un legame con il passato, perché nel momento in cui c'è una stasi nasce il tempo della riflessione, soprattutto su se stessi".
Lei è al suo quarto romanzo ma ha anche scritto molto per il cinema; che cosa vuol dire dedicarsi al romanzo?
"La scrittura cinematografica è estremamente tecnica. Procede per azioni e dialoghi. Ed ha delle regole abbastanza rigide, bisogna stare in una sorta di griglia, entro venti minuti dall'inizio di un film deve accadere qualcosa di scardinante. Il personaggio è obbligato a un percorso evolutivo, più che emotivo, pratico. Ovviamente la scrittura letteraria è molto più complessa e più completa. Soprattutto, è un potenziale mondo infinito. Ed è gestito esclusivamente dallo scrittore. Ciò detto i miei libri risentono delle leggi della scrittura cinematografica. Voglio parlare di un assunto, di un tema. E per fare questo metto in piedi dei caratteri ma non dimentico mai che una storia è anche un susseguirsi di eventi: cerco di creare un giusto equilibrio tra la vita interiore dei personaggi e un ritmo abbastanza serrato di eventi per "allacciare" il lettore".
Federica De Paolis
Rewind
Bompiani
Pag 356, euro 19