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Librerie luoghi di incontri e cultura, storie di libraie coraggiose

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Donne che  costruiscono cultura e gestiscono non semplici negozi, ma luoghi d’incontro, d’esplorazione e di scoperta. Mentre i best seller si trovano ovunque e si possono comprare all’edicola o al supermercato, librai e libraie sono in grado di offrire una segnalazione personalizzata, un consiglio mirato ai gusti conosciuti del cliente; un’attenzione esclusiva e preziosa, che può fare la differenza. Una strategia tessuta di vocazione e di mercato, visto che, per sopravvivere, la libreria non può che diventare un polo di attrazione multiplo, dove “la vendita dei libri è spesso un effetto indiretto di un’attività più ampia di accoglienza”.

Scegliere i titoli, far quadrare i conti curare i clienti, rendere i negozi “luoghi di cultura aperti sulla strada.  Sono tante le storie di libraie raccolte e raccontate da Matteo Eremo per  La voce dei libri II, (Marcos y Marcos), sequel di una fortunata iniziativa volta a far conoscere un mestiere difficile ma affascinante e a far emergere le libraie che lo praticano nel Paese, dal Nord (soprattutto)  al Sud, ma anche nelle isole. Narrano di lettrici e lettori curiosi che meritano di essere accolti e curati e si scopre che in molte zone d’Italia sono proprio i più giovani, i clienti potenziali migliori. La libraia Giovanna racconta che adesso sono i ragazzi a lamentare il passaggio dei genitori al digitale.

Mentre Teresa, Bianca ed Elena sottolineano che il libro di carta è ancora oggi “l’oggetto più multimediale che c’è, che si può “guardare, toccare, annusare”. E, non a caso, sono già un buon numero le libraie che hanno trasformato le loro botteghe in centri culturali su strada, con i disegnatori che vanno in libreria a preparare i loro bozzetti  o gli scrittori a raccontare le loro storie.

E, a motivare la scelta di dedicare alle donne questa sorta di manifesto del buon libraio, c’è la costatazione che, se il coraggio che ci vuole è quello della costanza e dell’impegno quotidiano, sono proprio le donne a possedere questo tipo di audacia. Nella sua prefazione, Claudia Tarolo sottolinea quanto le donne  “sanno fare di ogni luogo un posto caldo” dedicando attenzione a chi legge e a chi vorrebbe leggere. E riescono a raggiungere l’obiettivo, grazie anche alla loro praticità, perché la libreria è un’azienda, difficile da gestire nonostante impegno e competenza. Nonostante tutto, però, tante donne ce l’hanno fatta, conciliando pragmatismo e amore per la lettura, conoscenza del mercato e della qualità. Evviva le libraie! .

Claudia Tarolo, una libreria è un luogo di cultura o un’azienda?

Riuscire a essere insieme un luogo di cultura e un'azienda è la sfida, la difficoltà e l'attrattiva di una libreria. La libreria è un'azienda che ha entrate e uscite, non gode di sovvenzioni pubbliche, né di aiuti pubblici di alcun tipo, e deve far tornare i conti; ma per far tornare i conti, è questo il bello, deve necessariamente puntare su una ricca offerta culturale. Questo vale ora più che mai; i best seller, o i libri più conosciuti, si comprano agevolmente anche on line o al supermercato.

La libreria è il luogo dell'esplorazione e della scoperta, dell'esperienza fisica. In questo nuovo scenario la libreria ha senso e possibilità di sopravvivere solo se diventa un polo di attrazione per i lettori; se è in grado di fornire una consulenza personalizzata e accurata, di offrire un terreno di scambio stimolante, di far scoprire libri e piste meno in vista. Se riesce a essere un luogo dove è piacevole stare e ritornare.

Come spiegano molte delle libraie di cui Matteo Eremo ha raccontato la storia, la vendita spesso è un effetto indiretto di un'attività più ampia di accoglienza. E il motivo per cui scelgono di fare questo lavoro, benché più difficile e meno redditizio di tanti altri, è proprio il piacere profondo di poter conciliare l'amore per la lettura con le competenze comunicative,  la conoscenza del mercato con il rispetto per la qualità; in sostanza, poter conciliare una passione con un mestiere.

 Come riuscire a conquistare clienti-lettori?

Filomena Grimaldi della Libreria Controvento di Telese Terme propone circoli di lettura per tutte le età; Luciana Uda della libreria Emmepi di Macomer con i suoi banchetti itineranti conquista i lettori nei paesini dell'entroterra sardo e nelle scuole; Cristina di Canio de …Il mio libro di Milano fonda tutto sullo scambio tra i lettori, sul loro contributo all'assortimento, tanto che è ormai famosa la sua magnifica invenzione del Libro sospeso, erede della tradizione napoletana del caffè sospeso; le libraie della Libreria Stoppani di Bologna lavorano a tutto campo per la valorizzazione della letteratura dell'infanzia, anche nel settore formativo, per far proliferare l'offerta; alla libreria AsSaggi di Roma i lettori sono attratti dai Caffé Scienza…

Leggendo tutte queste vibranti testimonianze, comprendiamo che la libreria deve caratterizzarsi, offrire qualcosa di unico; deve radicarsi profondamente nel territorio, diventare un punto di riferimento, stringere alleanze con le istituzioni, con le associazioni, con le biblioteche e con le scuole.

Deve sempre essere attiva, inventare occasioni, avere idee, rinnovarsi. Deve riconoscere e cogliere le possibilità concrete del luogo in cui si trova. I primi due volumi della Voce dei libri nella nostra intenzione servono anche a questo: si propongono come serbatoi di idee, fonti di positivo contagio. Senza trascurare, naturalmente, di parlare dei problemi reali, e dei modi in cui affrontarli.

 Professione libraia. Soddisfazioni e sacrifici….

Le soddisfazioni, a sentire le nostre libraie, sono tantissime. Determinare il successo di un libro lontano dai riflettori, per esempio, solo perché si è convinti della sua forza e si è in grado di consigliarlo ai lettori giusti nel modo giusto. Veder tornare un cliente a ringraziarti perchè gli hai consigliato un libro da regalare che ha rafforzato un amore o un'amicizia. Ascoltare un ragazzino di dodici anni lamentarsi perché i genitori sono passati al digitale. Avere la libreria gremita di ragazzini la domenica mattina perché vogliono discutere di un libro, e si accapigliano. Veder entrare scrittori ed editori che vengono a conoscerti e ringraziarti per il tuo lavoro quotidiano. Veder raccontare in un libro la tua storia…

I sacrifici sono intuibili. Sono contenta di osservare che le libraie non ne parlano tanto. Li danno in un certo senso per scontati: lavorare sempre, districarsi in un sistema difficile, spostare continuamente libri e scatoloni, dover sopperire spesso alle mancanze altrui, accontentarsi di un basso reddito.

Le libraie li accettano come il prezzo da pagare per vivere in mezzo alla bellezza, e continuare a diffonderne e crearne. Il prezzo per essere l'avamposto del mondo del libro, un luogo di cultura aperto sulla strada.

La Voce dei libri II
Storie di libraie coraggiose
Raccolte e raccontate da Matteo Eremo
MARCOS Y MARCOS
Pagg.410, euro 12