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Neomamme, la scelta è possibile

In "Partorirai con dolore" Rossana Campisi segnala trappole e luoghi comuni che portano le donne a subire percorsi di ipermedicalizzazione non necessari, e le invita a tornare protagoniste di un evento che è innanzi tutto loro
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Non è soltanto un manuale di consigli per affrontare le inevitabili pene della maternità, il libro di Rossana  Campisi, Partorirai con dolore ( Bur); è anche e sopratutto un saggio-inchiesta,  utile a sfatare falsi miti, riti e trappole sanitarie, una guida per prepararsi al meglio a uno dei momenti cruciali della vita di ogni donna, diventare madre. Come avere le idee chiare o  scegliere l'ospedale giusto, come orientarsi fra le mille opzioni del business delle nascite e riconoscere i rischi reali e quelli fasulli. E ancora: che tipo di parto preferire e quando cominciare a prepararsi? Infine, è davvero necessario così spesso il parto cesareo?

L'autrice ricorda che il Censis colloca l'Italia all'ultimo posto in Europa per tasso di natalità. Dal 2008 al 2013 sono nati  nel nostro Paese 576.659 bambini, 62.000 in meno rispetto agli anni precedenti . E non è stata solo la crisi economica a determinare …
Non è soltanto un manuale di consigli per affrontare le inevitabili pene della maternità, il libro di Rossana  Campisi, Partorirai con dolore ( Bur); è anche e sopratutto un saggio-inchiesta,  utile a sfatare falsi miti, riti e trappole sanitarie, una guida per prepararsi al meglio a uno dei momenti cruciali della vita di ogni donna, diventare madre. Come avere le idee chiare o  scegliere l'ospedale giusto, come orientarsi fra le mille opzioni del business delle nascite e riconoscere i rischi reali e quelli fasulli. E ancora: che tipo di parto preferire e quando cominciare a prepararsi? Infine, è davvero necessario così spesso il parto cesareo?

L'autrice ricorda che il Censis colloca l'Italia all'ultimo posto in Europa per tasso di natalità. Dal 2008 al 2013 sono nati  nel nostro Paese 576.659 bambini, 62.000 in meno rispetto agli anni precedenti . E non è stata solo la crisi economica a determinare il calo delle nascite. A influenzare al ribasso il numero di neonati contribuisce, e molto, la situazione precaria dei punti nascita con il 29% delle strutture fuori standard, che registrano meno di 500 parti l'anno. Esempio di un ginepraio logistico e burocratico deterrente e molto variegato, all'interno del quale è indispensabile imparare a orientarsi.

Campisi, attraverso interviste, testimonianze e dati indica la strada per rispondere a dubbi e incertezze e per risolvere eventuali problemi. Ma, innanzi tutto, indica come riuscire a districarsi  nel labirinto del servizio sanitario, tra procedure e lentezze, inefficienze e falsi miraggi, e per decidere liberamente di sé stesse durante l'attesa e per cautelare al meglio il bambino durante e dopo il parto. Partorirai con dolore è un inchiesta che aiuta la neomamma  a farsi protagonista  consapevole della propria maternità.

Le neomamme possono davvero scegliere?
In teoria sì, in pratica dipende. Da dove vivi, a volte, e dal tempo. Quello per informarsi e quello per capire, e alla fine scegliere. "E' quasi un lavoro", mi hanno detto alcune mamme. E se non lo fai prima di partorire la prima volta, ti ritrovi a farlo dopo, in vista di una nuova gravidanza e alle prese spesso con scelte molto diverse. Penso all'aumento delle richieste di Vbac, i parti naturali dopo il cesareo.
Districarsi tra luoghi comuni, passaparola e mentalità diverse poi, non è facile. Una mamma ha lottato contro i parenti pugliesi per provare a fare il parto naturale dopo il cesareo e alla fine ha scelto quello in casa vivendolo come un segreto di coppia. Un'altra non si è preoccupata di cercare un ospedale di secondo livello (con il reparto di Terapia intensiva neonatale) pur avendo una gravidanza patologica: ha seguito quello dove andavano tutte e via. Male. Un'altra invece, pur di partorire vicino a casa sua, si è ritrovata in un ospedale che offriva l'epidurale gratuitamente solo in alcune ore della giornata e ha implorato alla fine il cesareo.
Le donne hanno il diritto di chiamare l'Urp di un ospedale e chiedere il numero di cesarei ed episiotomie che registrano ogni anno, sapere dove fanno l'epidurale h24, quali rimborsi (anche se parziali) offrono alcune regioni per il parto a domicilio o nelle casa maternità, cercarsi un'ostetrica (nel consultorio o nel Collegio provinciale della città) per farsi guidare (e smaltire l'ansia).
La gravidanza non è una malattia, ma è anche vero che le italiane gravide non sono uguali ovunque: con 20 sanità diverse, anche le scelte sono diverse. Farle con consapevolezza però è già tanto.

Come possono orientarsi nelle trappole del sistema italiano?
Con la conoscenza, innanzi tutto. I medici assicurano che le tre ecografie previste dal sistema sanitario italiano sono sufficienti per il 90% delle gravidanze, eppure ci sono donne che ne collezionano dodici in nove mesi, senza alcuna particolare necessità. In gioco entra l'ansia, certo, ma a sedarla ci sarà magari il ginecologo scorretto che ci marcia  (le ecografie hanno un bel costo). E ancora: sapere che il dolore di una contrazione è diverso (se non inferiore) a quello provocato dall'ossitocina per l'induzione o da quello post intervento chirurgico del cesareo (diverso, ma inevitabile), è già utile per non ritrovarsi a scegliere il taglio cesareo solo per aggirare il dolore.
Il medico che accoglierà la richiesta purtroppo lo si trova, alla fine in ogni caso si firma un consenso informato e si procede. Non so se si tratti di una trappola ma restare distese su un lettino sotto una fascia di monitoraggio non è il migliore dei modi per partorire: si annulla la forza di gravità del bambino, si può bloccare la produzione ormonale, si rende in sostanza tutto più difficile in vista di un parto naturale. In questo senso, la trappola è la non conoscenza: gli ospedali dove in travaglio puoi essere libera di camminare, ascoltare la tua musica, fare una doccia calda, partorire a carponi, creare insomma le migliori condizioni per il benessere (e non finire in sala operatoria per intenderci) esistono. Cercateli. Infine, ricordo le parole di Nicola Persico, ginecologo della clinica Mangiagalli: "lei non sa che fatica convincere le donne che il loro parto non dipende dal fatto che io sia presente o meno". O quelle del primario Alessandra Kustermann: "sarebbe bellissimo programmare, in una stanza, donna, marito, ostetrica e madre della donna che entra ed esce per un paio d'ore. Il pretravaglio e il travaglio ne gioverebbero, proprio grazie a un comfort del genere. Non e? che manchi la sicurezza, no: manca solo la personalizzazione del trattamento".
Sì, perché i cesarei e i rischi per la salute diminuiscono se si ha un rapporto 1:1 con l'ostetrica (piuttosto che 1:7 a volte!): lo dicono tutti gli studi scientifici. In caso contrario la trappola dipende solo dal sistema sanitario.

La sua inchiesta vuole riportare le mamme al ruolo di protagoniste. Sinteticamente, come?
Mi sono già espressa, ma aggiungo: invitandole a fidarsi. Di se stesse e delle persone che hanno scelto di avere accanto. Me lo hanno ripetuto tutti. Ginecologi, ostetriche, doule, ex ministri e ministri attuali della Sanità.
Il parto è un evento naturale e, in quanto tale, a tutte è concessa la possibilità di viverlo bene senza affidarsi con gli occhi bendati al primario di turno. Dolore fisiologico incluso. Se abbiamo bisogno di altro però, dobbiamo pretenderlo: epidurale in ospedale, Lotus Birth in casa, guida a un allattamento (che non ci faccia sentire inadeguate). Avremmo in realtà anche il diritto di avere molte di queste cose senza pagare: l'epidurale è stata inserita nei Lea nel 2008, ma non è sempre gratuita ovunque.
Il percorso della nascita è una grande occasione in cui ci si può interrogare sulle proprie competenze psicologiche e fisiche: ma dobbiamo sapere quali sono per usarle, se no diventiamo preda di consigli (non richiesti) di mamme in fila al supermercato, suocere in agguato, e pagine su facebook del tipo "Risarcimenti medici". La diffidenza e la paura fanno male.
Non vuole essere l'ennesima retorica accanto a quella biblica (e inesatta) della sofferenza.
Alla fine ho capito che a volte basta un buon corso preparto, altre volte solo le donne di famiglia, magari una doula, una buona ostetrica o un buon medico che dedichi tempo e attenzioni per informare bene la donna. Sono nove mesi in cui ci si sente un po' più fragili, il benessere emotivo conta però tanto. Che non significa avere la garanzia di un'ecografia sempre pronta. Semmai facilitare la produzione degli ormoni utili per un buon parto, e fidarsi anche di lui: il figlio. Si partorisce in due, alcune lo dimenticano.

Rossana Campisi
Partorirai con dolore
Bur
Pagg 240, euro 14