Passaparola

Le emozioni sono intelligenti

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Le emozioni sono un dono delle cellule di cui siamo fatti e dobbiamo imparare ad allenarle, a gestirle. A renderle intelligenti. Senza questa capacità rischiamo di vivere in una sorta di apnea emotiva che rende i infelici, poco inclini alle relazioni, inadatti ad affrontare i fatti della vita. Esposti  non solo alla passività ma anche agli eccessi. Del resto, quando ci accade qualcosa, sentiamo immediatamente le mutazioni interne delle nostre cellule: iniziamo a sudare, si alza la pressione, si dilatano le nostre pupille…è  il segnale che dentro di noi “il paesaggio” è mutato; sono gli effetti delle emozioni. Vuol dire che “la freccia” è arrivata e, secondo i nostri schemi culturali e i nostri valori, proveremo subito forti sensazioni: di gioia, paura, terrore, rabbia, disgusto, disprezzo, irritazione e molto altro, sintesi di ciò che “conosciamo” e ciò che “sentiamo”.  E allora, quali sono i legami tra le nostre emozioni e la nostra mente? “Le emozioni sono intelligenti” (Feltrinelli) racconta e spiega tutto questo. E l’autore, Gianfranco Damico, Cofondatore del Laboratorio delle Relazioni, con al suo attivo vari saggi sull’eccellenza umana in tutte le sue forme e sul benessere “come pienezza e realizzazione di sé”, avverte che “senza il “sentire”, il nostro è un “conoscere” fortemente depotenziato” E che, senza emozioni, positive o negative di cui tutti noi siamo pervasi “il mondo e la vita perdono un po’ di quella magia e di quel miracolo che sono”.

Curare la nostra “mente emotiva” è dunque indispensabile per vivere al meglio la nostra avventura di esseri umani, un percorso complesso e bellissimo , ma anche doloroso e, sempre, vulnerabile. E “le emozioni possono essere degli alleati straordinari della nostra capacità di comprendere noi stessi, gli altri e il mondo, e nel nostro processo di crescita come persone”.

Damico dedica la seconda parte del suo libro-manuale ad illustrare il  metodo per arrivare a gestire  le emozioni e suggerisce quattro direttive strategiche, che chiama “Consapevolezza”, “Presenza/Volontà”, “Mente fisica” e “Mente pensante”. Infine, per ciascuna di esse, propone esercizi specifici, in tutto venticinque. Per aiutarci ad apprendere quanto è possibile per costruire la nostra vita emotiva invece che subirla.
 
Un libro sul bello delle emozioni. Come definirle?
Le emozioni sono un magnifico dono evolutivo di quella straordinaria comunità di circa 100.000 miliardi di cellule cooperanti di cui siamo fatti. Sono il modo che essa ha per indicarci, attraverso modificazioni interne che sono innanzitutto fisiche –pressione che si alza, sudorazione, pupille dilatate, ecc-  che qualcosa è importante per noi perché impattante sul nostro benessere o sui nostri obiettivi. A quel punto noi sentiremo che qualcosa nel nostro “paesaggio” interno è mutato, ed è esattamente questo che percepiremo come l’emergere di un’emozione. Esse sono dunque una freccia che ci indica una priorità. Ciò che diventerà poi questo sommovimento biochimico interiore, il nome che gli  daremo e ciò che significherà per la nostra vita concreta –gioia, paura, rabbia, tristezza, vergogna, disgusto- dipenderà dal senso che i nostri modelli culturali, le nostre credenze e i nostri valori, attribuiranno all’evento che ha scatenato la reazione. L’emozione finale, con i suoi infiniti corollari simbolici e poetici che ben conosciamo, è dunque il risultato di un complesso dialogo interno che avviene in noi tra la nostra biologia e la nostra cultura. Insomma, ragione ed emozione non stanno in luoghi diversi. “Conoscere” le cose e “sentire” le cose non sono due processi distinti. E senza il “sentire”, il nostro è un “conoscere” fortemente depotenziato. Insomma, come dico nel libro, senza l’emozione o sei più stupido e sei stronzo. Certamente il mondo e la vita perderanno un po’ di quella magia e di quel miracolo che sono.

Tutti proviamo le emozioni, ma non tutti siamo allenati a gestirle al meglio. Si può imparare?
Assolutamente sì. Anzi, si può re-imparare dopo che qualcosa che non è andata bene nel nostro cammino ce lo ha fatto eventualmente disimparare, poiché la nostra condizione “naturale” è quella di essere presso le nostre emozioni, di dialogarci, non di eluderle. Val la pena notare che molte delle tradizioni filosofiche e spirituali antiche, penso allo stoicismo e all’epicureismo a occidente, o al buddhismo a oriente, avevano come obiettivo primario proprio il governo delle nostre “passioni”, che è un altro modo di chiamare le emozioni. Gli adepti e i seguaci si “allenavano” a questo, per conquistare una saggezza funzionale a condurre una vita degna. Ispirandomi a quelle tradizioni, e coniugandole con quanto le moderne neuroscienze ci stanno indicando, io ho delineato nella seconda parte del libro un metodo per prenderci il meglio di questo straordinario dono. Lo faccio attraverso quattro direttive strategiche, che io chiamo “Consapevolezza”, “Presenza/Volontà”, “Mente fisica” e “Mente pensante”. Ognuna di esse  ha i suoi esercizi, 25 in tutto, attraverso i quali il lettore può compiere un vero e proprio percorso il cui obiettivo è far emergere in noi il meglio di ciò che siamo, ciò che Aristotele chiamava “Areté”, la nostra peculiare eccellenza in ciò che ci identifica come individui, e nel contempo la pienezza del vivere e il nostro benessere. Una intervista finale a un sorprendente e indimenticabile Nume Tutelare, Heidi (sì, il cartone animato!), prova a restituire infine la complessità, ma anche la magia, del mondo emozionale nella nostra avventura di esseri umani che conducono quotidianamente la loro esistenza in quel vasto mare aperto che è la vita; la nostra splendida, e vulnerabile, umanità.
 
Si sa che non sapere gestire le emozioni può anche essere molto rischioso, non a caso si parla di analfabetismo emotivo
Ha ragione! Le emozioni possono essere degli alleati straordinari della nostra capacità di comprendere noi stessi, gli altri e il mondo, e nel nostro processo di crescita come persone. Ma come tutti i grandi doni, recano con sé anche una grande responsabilità: quella di gestirle. Delle emozioni non ascoltate, non gestite, o gestite male, possono trasformarsi in paludi in cui sprofondiamo o in tempeste che spazzano via la nostra serenità. Il punto è che, trascorse quelle grandi tradizioni del passato di cui dicevamo, le emozioni sono state viste come una dimensione marginale della nostra mente intelligente; anzi, ne erano un intralcio. Erano per lo più roba da ipersensibili, da poeti romantici o da…donna; insomma, soggetti di cui non fidarsi. Solo da qualche decennio, complici gli studi di alcuni grandi neuroscienziati –a partire da Antonio Damasio, che non a caso ha intitolato il suo libro più famoso “l’errore di Cartesio”- si è capito quanto la dimensione emozionale e la capacità di gestirla in modo generativo siano parte costitutiva della nostra capacità di costruirci una vita piena di significato e di relazioni costruttive e arricchenti. In definitiva di raggiungere ciò a cui aspiriamo. E’ quell’abilità trasversale che Daniel Goleman ha definito “Intelligenza Emotiva”. E dunque, così come ci prendiamo cura della nostra mente analitica, logica e razionale, dovremmo assolutamente cominciare a curarci del nostro mondo emozionale come di una parte assolutamente cruciale della nostra abilità di architetti, dove l’edificio che siamo chiamati a costruire è la nostra stessa vita.  Ecco, questo libro vuole dare il suo contributo a che quell’analfabetismo emotivo possa essere debellato, e il suo supporto ai lettori a che quell’edificio sia il più magnifico possibile.

Gianfranco Damico
Le emozioni sono intelligenti
Feltrinelli
Pagg.280, euro 16