Passaparola

Ultim'ora

Esaltavano suprematisti e proponevano attentati, perquisiti 14 minori in tutta Italia

"Il Tao del disordinato", ovvero come costruire "un ordine più profondo"

Il saggio di Marcella Danon, giornalista e direttrice della Scuola di Ecopsicologia, è un manuale per imparare a valorizzare quello che, in giuste dosi, è un pregio e non un difetto

4 minuti di lettura
Basta rimproverare figli, partner o addirittura se stessi per essere "disordinati". Basta censure e rimproveri per non saper rispettare schemi e abitudini "come si deve". Perché, se l''ordine" è la "ragione", il disordine  è "eros", ovvero l'impulso positivo che tutto muove e trasforma. Certo sono entrambi necessari ma, senza il disordine, l'ordine è negativo e, quando è "troppo" può perfino diventare tossico e  fare molto male.

La buona notizia (per gli amanti del caos creativo) è trattata, raccontata e sostenuta in Il Tao del disordinato (Feltrinelli) "perché l'ordine non dà la felicità e il disordine sì", il saggio firmato da Marcella Danon, giornalista, psicologa e direttrice della Scuola di Ecopsicologia, Ecopsiché, che indica "il sentiero" ideale  per conquistare equilibrio e serenità, senza rinunciare a una buona dose di sana improvvisazione.

Secondo Danon, il disordine, lungi dall'essere condannabile, lo si deve apprezzare come "un ordine più profondo", che non risponde a schemi definiti, predefiniti o programmabili. Proprio come la stessa vita che è "disordine, in quanto imprevedibile". Dunque, anche per raggiungere la felicità, ci si deve armonizzare con il caos e con l'incertezza che attraversano ogni esistenza. E, per riuscirci, è auspicabile pensare fuori dagli schemi, accettare la bellezza non costretta nei limiti dei canoni e lasciarsi andare alla creatività. Solo così si può "fluire con il Tao della vita", di cui "il Tao del disordine sarebbe il miglior alleato".

Il Tao del disordinato è un manuale a uso e consumo di chi vuole imparare a valorizzare quello che, in giuste dosi, non è un difetto, ma un pregio. Un aiuto per chi è troppo ordinato e vuole invece far venire fuori l'energia vitale, senza doverla reprimere con il controllo e la necessità di rassicurazione.

In conclusione, il disordinato può avere una marcia in più se riuscirà a trasformare l'imprevedibilità della vita quotidiana in serena accettazione di ciò che accade, senza costringersi a rispettare abitudini e confini prestabiliti e apprezzando invece i segnali dell'intuizione.
 
Perché troppo ordine fa male ?
"L'ordine è il favorito di Logos, della nostra parte razionale e materiale, che bilancia l'imprevedibilità della vita con il tentativo di dare coerenza all'esistente in termini logici, matematici, geometrici. Il disordine è la prerogativa di Eros, la nostra parte emotiva e spirituale, che trova il suo benessere nel fluire con le leggi della vita, assecondandone l'imprevedibile espressione e la complessa evoluzione. L'ordine crea, il disordine trasforma; l'ordine fissa in una forma, il disordine permette il cambiamento e accompagna al consolidarsi di una nuova forma, più attuale. Ordine e disordine sono entrambi necessari alla vita sana, come il giorno la notte, l'estate e l'inverno, l'inspirazione e l'espirazione. "Troppo ordine" è un concetto altamente soggettivo, diventa "troppo" e fa male solo quando nega il valore e l'importanza della polarità opposta, quando non nasce da un intrinseco bisogno di armonia, ma da una intolleranza irrazionale nei confronti... del fratellino discolo. Troppo ordine fa male quando, partendo da una sua presunta superiorità, cerca di conformare tutto e tutti a principi che, ben lungi dall'avere valore universale, tradiscono invece l'incapacità e il timore di affrontare la vera natura della vita, che non è riconducibile a un'esperienza razionale. Diventa "troppo" e fa male, solo quando crea conflitto e disarmonia, quando è una maschera per l'intolleranza, quando è uno scudo per la paura, quando chiude invece di aprire".
 
Si può convivere con il caos? E' creatività?
"Il caos è il polo opposto, è rimescolare le carte per permettere a un nuovo gioco di iniziare, è il seme che si disgrega per permettere la riorganizzazione cellulare che darà forma all'albero, è il rinunciare a uno status quo per aprirsi a nuove esperienze. Anche troppo disordine fa male, se dopo la disgregazione non c'è l'opportunità di un nuovo ordine la vita non è possibile. Il benessere, l'armonia, la bellezza nascono da un sapiente intreccio di ordine e disordine. L'ikebana, l'arte giapponese di diaspore i fiori recisi, i giardini all'inglese, l'architettura decostruttivista, il jazz sono solo alcuni esempi di arti nate da un incontro e collaborazione tra ordine e disordine. Si può imparare a convivere con il disordine, anche col caos - sua espressione estrema - a condizione di non lasciarsi trasportare alla deriva, situazione dannosa tanto quanto quella del troppo ordine. Troppo disordine può diventare scusa per l'indolenza, espressione di mancanza di volontà, incapacità di lasciare il proprio segno nel mondo. Ma il disordine è molto frainteso, perché quando è vissuto bene, e non reca danno agli altri, lascia spazio a una modalità di percezione e di interazione con la realtà che è più vicina alle leggi della vita che, a sua volta, opera per processi complessi in cui l'ordine c'è ma si cela sotto apparenze difficili da cogliere. Il disordine apre le porte alla creatività perché predispone a nuove forme, è oltre lo status quo per definizione, supera le barriere del convenzionale e permette al nuovo di manifestarsi".
 
Come raggiungere l'equilibrio tra energia vitale e ordine personale?
"Questa è la sfida che ognuno di noi si trova a dover affrontare: trovare una sintesi tra contenuto, definibile in termini di energia vitale, e una forma in cui consolidarlo, dandogli un ordine definito, visibile e tangibile. Un equilibrio dinamico su cui investire tutta la vita, in cui ordine e disordine si alterneranno incessantemente. Come si fa? Prima di tutto facendo il punto della situazione e riconoscendo quando ordine e quanto disordine c'è nella propria vita, dentro e fuori. Poi chiedendosi in quali ambiti si è soddisfatti dello stato attuale e i quali altri si sente invece il bisogno di un po' più di ordine, in termini di stabilità, solidità, sicurezza, o di un po' più di disordine, in termini di rinnovamento, sorpresa, evoluzione.

E poi la sfida sta proprio nello spingersi oltre i limiti del consueto, oltre gli schemi imposti dall'abitudine. Là dove si sente di essere troppo ordinati si possono sperimentare nuove situazioni, sensazioni, opportunità. Là dove è il troppo disordine a essere patito, si possono trovare modi per contenere e canalizzare la spinta centrifuga, scoprendo vantaggi e benefici di un modo diverso di interagire con la realtà. Va fatto come un gioco, coinvolgendo il senso del piacere più che il senso del dovere. Il punto di arrivo è trovare il cocktail tra le due polarità adatto al proprio benessere personale, una combinazione unica per ognuno, che non può essere data come ricetta dall'esterno, ma deve impegnare in prima persona. Questo è l'obiettivo de "Il Tao del disordinato" accompagnare in un percorso alla ricerca del proprio dinamico equilibrio personale tra queste due polarità".
 
Marcella Danon 
Il Tao del disordinato
Feltrinelli
Pagg. 131, euro 12.