Passaparola

"Il terzo genitore", qualche consiglio per le famiglie allargate

Il numero di questo tipo di nuclei aumenta, oggi sono più "normali" rispetto a qualche decennio fa. Ma i problemi di relazione restano, soprattutto tra i figli e il "genitore acquisito". Se ne occupa il libro della psicologa e psicoterapeuta Anna Oliverio Ferraris

4 minuti di lettura
Le famiglie allargate sono più numerose di un tempo e sono considerate più "normali" rispetto a quando non erano tanto  diffuse. Di conseguenza i nonni si sono resi necessariamente disponibili a collaborare con nipoti diretti e nipoti acquisiti e anche i genitori "terzi" risultano più preparati a mettercela tutta per vivere in armonia. Non è detto però che numeri e buona volontà bastino a facilitare la costruzione delle nuove famiglie poiché,  proprio come prima, desideri e aspettative dei protagonisti non producono automaticamente l'effetto desiderato.

Vent'anni dopo, è soprattutto il dato numerico ad aver cambiato la percezione della famiglia multinucleare, mentre nella sostanza rimangono di poco invariati i problemi da risolvere per far sì che ogni componente del gruppo possa "riposizionarsi" al meglio all'interno della nuova realtà. Riuscirci è difficile: per i figli, che devono coniugare il rapporto con il genitore con il quale vivono con le visite a quello "esterno", single o con partner, e altri figli e parenti. E il compito diventa arduo soprattutto per il "genitore acquisito", che rischia di sentirsi un corpo estraneo all'interno del nuovo nucleo famigliare, almeno quando non riesce a relazionarsi davvero con i figli dell'altro.

Sono  mutamenti e difficoltà che disegnano la famiglia del nuovo millennio raccontati in modo semplice, utile e stimolante in  Il  terzo genitore dalla psicologa e psicoterapeuta, autrice di vari saggi sullo sviluppo e sull'educazione dei giovani, Anna Oliverio Ferraris, due decenni dopo il suo primo libro dedicato all'epoca allo stesso argomento, ma che oggi esce per Raffaello Cortina editore rinnovato e aggiornato, tenendo conto di quanto sia cambiata, nel tempo, la famiglia tradizionale. E preziosa si rivela la testimonianza degli uomini e delle donne che hanno accettato di affidare al libro la loro esperienza.

Accade spesso che il genitore acquisito si trovi a impersonare lo sgradevole ruolo di patrigno/matrigna, o di essere pesantemente osteggiato dai figli dell'altro/a. E capita che venga considerato invadente nel caso  si trovi a  dover svolgere un ruolo da "genitore diretto". E, allora, che fare per imparare "a vivere con i figli dell'altro?" Come si deve comportare questo ormai piccolo esercito di "terzi genitori"? Il consiglio preliminare è muoversi prudentemente e  accettare di procedere per piccoli passi, cercando di comprendere i limiti e le contraddizioni di tutti. Avverte Oliverio Ferraris: "È un processo che richiede tempo, sensibilità, pazienza, comprensione e diplomazia... i rapporti umani sono complessi e ciò che appare all'esterno o a livello epidermico non sempre corrisponde a ciò che le persone sentono interiormente, temono o auspicano".

 Quanto ai problemi che i figli devono fronteggiare, è indispensabile  tenerli il più possibile lontani dalle tensioni e non ostacolare mai i contatti con i parenti della prima famiglia. Infine, invece di ignorare o minimizzare le difficoltà iniziali, meglio parlarne e cercare le soluzioni più adatte caso per caso. I figli collaborano solo quando si sentono considerati e se percepiscono un'atmosfera positiva tra gli adulti di riferimento.
 
A vent'anni dalla prima stesura  di Il terzo genitore, come sono cambiate le famiglie allargate?
"Sono aumentate di numero e vengono considerate più "normali" di un tempo. Anche i nonni, che oggi sono spesso di sostegno ai figli e ai nipoti nella fase di passaggio dalla prima alla seconda famiglia, appaiono più disponibili di vent'anni fa. L'avviamento di una famiglia allargata resta però più o meno simile a quello di allora in quanto si tratta di gruppi familiari complessi dove ognuno deve trovare un posizionamento in base alle proprie esigenze ma anche alle caratteristiche e alle esigenze degli altri, interni ed esterni al nucleo in cui si vive. I figli continuano in genere ad avere rapporti anche con il genitore "esterno" il quale può essere single ma anche avere a sua volta una nuova famiglia e altri figli. Con questo genitore c'è spesso un legame affettivo e un rapporto di lealtà che il "terzo" deve riconoscere, rispettare e anche favorire. Dal punto di vista dei figli, la nuova famiglia non cancella con un colpo di spugna la precedente e bisogna dare loro il tempo per adattarsi. Ad una fase di entusiasmo iniziale può infatti seguire una crisi che può creare delle difficoltà di convivenza; ma che, se accettata e ben gestita, può anche rappresentare una svolta positiva. Si impara ad accettarsi l'un l'altro e a compiere delle rinunce per andare d'accordo".        

Come far fronte ai tanti problemi dinanzi ai quali si trova, inevitabilmente, il genitore acquisito?
"Un primo punto da tenere presente è che se il genitore acquisito ha delle aspettative nei confronti dei figli dell'altro/a, anche questi hanno un loro punto di vista su quello che deve essere il suo ruolo in famiglia. Possono accettarlo come un adulto di riferimento, un amico, un compagno di vacanze, qualche volta come uno "zio" o un  genitore vero e proprio altre volte invece soltanto come il compagno della mamma o la compagna di papà che non ha diritto di intervenire nelle decisioni che li riguardano. La costruzione della nuova famiglia non è istantanea, né può fare affidamento soltanto sui desideri, sulle aspettative e sui sogni dei due adulti che hanno deciso di formarla, è un processo che richiede tempo, sensibilità, pazienza, comprensione e diplomazia. I rapporti umani sono complessi e ciò che appare all'esterno o a livello epidermico non sempre corrisponde a ciò che invece le persone sentono interiormente, temono o auspicano".

I figli cresciuti nelle famiglie allargate ne subiscono le inevitabili tensioni. Come prepararli a fronteggiarle?
"Bisogna tenerli il più possibile lontani dalle tensioni che possono esistere tra gli adulti (in particolare gli ex coniugi, ossia i loro genitori) e non ostacolare i contatti con i parenti della prima famiglia. Invece di ignorare o minimizzare le difficoltà iniziali meglio parlarne e cercare le soluzioni più adatte caso per caso. I figli collaborano se si sentono considerati e se esiste un'atmosfera positiva tra gli adulti di riferimento. È bene che di tanto in tanto i figli trascorrano un po' di tempo da soli con il proprio genitore, questo li rassicura sul fatto di essere amati "come prima" e di non essere stati rimpiazzati dal nuovo partner. Quando anche quest'ultimo dà dei figli, è bene prestare un po' di attenzione: non è detto infatti che, siccome noi lo desideriamo, loro vadano immediatamente d'accordo. Posizionarsi all'interno di una nuova fratria non è immediato: un primogenito può sentirsi "scavalcato" da un altro primogenito, mentre il piccolino di casa può sentirsi trascurato se la mamma fa le coccole al figlio piccolo del suo compagno. Bisogna dar loro il tempo per entrare nel nuovo contesto e man mano adattarsi. "Se i miei genitori non si fossero risposat - spiega una figlia ormai adulta - io non avrei saputo che cos'è un'unione ben riuscita, perché loro due erano incompatibili; ma dal momento in cui entrambi hanno trovato la persona giusta, tutto è cambiato in meglio"".

Anna Oliverio Ferraris
Il terzo genitore
Raffaello Cortina editore
Pagg. 192, euro 16,50