LA SCIENZA è fascino e avventura, ma anche concretezza e futuro. Rivolgersi ai giovani, incoraggiarli a nuotare controcorrente e a seguire la passione per la conoscenza è lo scopo dichiarato di Alberto Mantovani, uno dei ricercatori italiani più conosciuti all’estero, medico chirurgo, immunologo e direttore scientifico di Humanitas, che ha affidato il suo appello a un libro, Non aver paura di sognare, decalogo per aspiranti scienziati (La nave di Teseo). La scienza non resta confinata in laboratorio, avverte l’autore nell’introduzione, invade l’ambito reale e ha "ricadute e impatti fondamentali sull’intera società". E alcune sue caratteristiche: "Il metodo basato sullo spirito critico, la continua messa in discussione di ipotesi e tesi, la verifica dei dati, il riconoscimento della fallibilità, la trasparenza, o la responsabilità sociale dovrebbero essere (e sono), intrinseche alla vita di tutti noi".
Per spronare i giovanissimi a intraprendere il cammino della ricerca e della scienza, Mantovani offre motivazioni e consigli. E avverte che, mentre la scienza si racconta attraverso le intuizioni delle menti geniali, moltissimi sono i "piccoli passi" che possono portare uno studente a diventare un grande scienziato. E dunque ecco un decalogo d’inizio. Dieci regole necessarie ai giovani aspiranti per coltivare il proprio sogno; quelle che Alberto Mantovani anticipa nell’intervista che segue e che sono ampiamente svolte e raccontate nel suo libro. Regole che parlano di passione e rispetto, di creatività e di apertura al mondo. Essere umili, accettare le sfide e i pareri degli altri; imparare dai pazienti e dai tecnici, saper ascoltare.
Ma lo scienziato ha anche una responsabilità sociale, ammonisce l’autore: deve svolgere al meglio il proprio lavoro e "condividere quello che fa, raccontando le proprie scoperte e ricerche". Difendendo la scienza da ogni suggestione ciarlatana e dalle bolle mediatiche che possono tradirla. Non aver paura di sognare è una guida preziosa e suggestiva per arrivare ad amare senza riserve il proprio lavoro di medico, di ricercatore, ma soprattutto ad apprezzare la vita. E racconta di scienziati che, come staffette che si passano il testimone, hanno lavorato nell’ombra aiutando la medicina a fare passi importanti. Una comunità internazionale che potrebbe trasformarsi in un ottimo strumento per una società pacifica e più giusta. La passione per la ricerca, conclude l’autore, deve portare sempre al letto del paziente; è un "privilegio raro" che va vissuto fino in fondo.
Lei ha scelto di rivolgersi ai giovani, perché?
"I giovani sono e rappresentano l’entusiasmo, la creatività, lo spirito critico che costituiscono l’essenza della ricerca scientifica. E perché da loro c’è sempre da imparare, come mi hanno insegnato i tanti ragazzi che si sono succeduti nel mio laboratorio: per molti versi sono stati per me dei maestri, ognuno a suo modo.
Oggi, purtroppo, il contesto in un Paese come il nostro che non investe risorse sufficienti nella ricerca scientifica non facilita la scelta dei giovani che vogliono intraprendere questa strada. Tuttavia, la ricerca rappresenta necessariamente una parte fondamentale del futuro dell’Italia. E, quindi, dei giovani. Il senso di questo libro è dunque incoraggiare a seguire la propria passione per la conoscenza. Trasmettendo il senso dell’avventura tipica della scienza, l’entusiasmo e la passione che la caratterizzano. Ed offrendo uno spaccato della concretezza della vita scientifica, che ha ricadute fondamentali sull’intera società, e non rimane quindi confinata in un laboratorio. Mi auguro perciò che questo decalogo, pur rivolto direttamente ai giovani, possa essere di interesse per tutti".
Esiste una responsabilità sociale dello scienziato; qual è?
"La responsabilità sociale di uno scienziato si esprime in modi diversi e a più livelli, ed è connaturata alla professione che svolgiamo. Ha un orizzonte molto vasto: va dal portare un microscopio in scuola elementare, pungendosi il dito e facendo osservare ai piccoli studenti i globuli bianchi e quelli rossi, fino a contribuire a iniziative di salute globale. Per un ricercatore e un medico, significa innanzitutto fare il proprio lavoro al meglio delle proprie possibilità: curare, insegnare, fare ricerca impegnandosi al massimo. Una seconda responsabilità sociale consiste nel condividere quello che si fa, raccontando le proprie scoperte e ricerche. Spesso, come società, siamo chiamati a fare scelte su temi riguardanti le scienze della vita - vaccini, cellule staminali, medicine alternative, OGM - fornire a tutti i cittadini gli elementi per compiere scelte consapevoli e per potersi esprimere con cognizione di causa è un dovere imprescindibile per noi scienziati. Infine, ma non ultimo, responsabilità sociale nella scienza significa anche prendere posizioni scomode, ad esempio contro episodi di ciarlataneria, contro chi propone presunte cure miracolose prive di solide basi scientifiche".
In pillole, il suo decalogo per aspiranti scienziati.
"In generale, l'obiettivo del decalogo è far capire quali sono le qualità interiori che ci aiutano a 'non mollare mai', nella scienza ma anche nella vita. Anche quando ci troviamo davanti a difficoltà magari a prima vista insormontabili: passione, rispetto, creatività, apertura agli altri.
Le mie personali 10 regole sono:
1. seguire le proprie passioni, nel lavoro così come nella vita;
2. vivere in una dimensione internazionale, contribuendo a costruire ponti di pace;
3. essere umili, mettendo al bando l'arroganza;
4. non tirarsi mai indietro, raccogliendo le sfide;
5. imparare dai pazienti, il cui benessere deve sempre rappresentare non solo il fine ultimo, ma anche la bussola che orienta le nostre azioni e il nostro lavoro
6. collaborare ed essere sempre pronti ad ascoltare gli altri che, ognuno a modo proprio, possono avere sempre qualcosa da insegnarci, anche solo facendoci vedere le cose in una diversa prospettiva;
7. imparare dai tecnici, veri depositari della cultura del "saper fare", senza la quale saremmo persi;
8. accettare il giudizio degli altri, facendosi guidare e dal proprio spirito critico;
9. rispettare i dati, esaminandoli in modo critico e facendosi guidare da essi con oggettività;
10. condividere le proprie conoscenze ed esperienze, per cambiare il mondo.
Alberto Mantovani
Non aver paura di sognare. Decalogo per aspiranti scienziati
La Nave di Teseo
Le onde, pagg. 160, euro 16
Per spronare i giovanissimi a intraprendere il cammino della ricerca e della scienza, Mantovani offre motivazioni e consigli. E avverte che, mentre la scienza si racconta attraverso le intuizioni delle menti geniali, moltissimi sono i "piccoli passi" che possono portare uno studente a diventare un grande scienziato. E dunque ecco un decalogo d’inizio. Dieci regole necessarie ai giovani aspiranti per coltivare il proprio sogno; quelle che Alberto Mantovani anticipa nell’intervista che segue e che sono ampiamente svolte e raccontate nel suo libro. Regole che parlano di passione e rispetto, di creatività e di apertura al mondo. Essere umili, accettare le sfide e i pareri degli altri; imparare dai pazienti e dai tecnici, saper ascoltare.
Ma lo scienziato ha anche una responsabilità sociale, ammonisce l’autore: deve svolgere al meglio il proprio lavoro e "condividere quello che fa, raccontando le proprie scoperte e ricerche". Difendendo la scienza da ogni suggestione ciarlatana e dalle bolle mediatiche che possono tradirla. Non aver paura di sognare è una guida preziosa e suggestiva per arrivare ad amare senza riserve il proprio lavoro di medico, di ricercatore, ma soprattutto ad apprezzare la vita. E racconta di scienziati che, come staffette che si passano il testimone, hanno lavorato nell’ombra aiutando la medicina a fare passi importanti. Una comunità internazionale che potrebbe trasformarsi in un ottimo strumento per una società pacifica e più giusta. La passione per la ricerca, conclude l’autore, deve portare sempre al letto del paziente; è un "privilegio raro" che va vissuto fino in fondo.
Lei ha scelto di rivolgersi ai giovani, perché?
"I giovani sono e rappresentano l’entusiasmo, la creatività, lo spirito critico che costituiscono l’essenza della ricerca scientifica. E perché da loro c’è sempre da imparare, come mi hanno insegnato i tanti ragazzi che si sono succeduti nel mio laboratorio: per molti versi sono stati per me dei maestri, ognuno a suo modo.
Oggi, purtroppo, il contesto in un Paese come il nostro che non investe risorse sufficienti nella ricerca scientifica non facilita la scelta dei giovani che vogliono intraprendere questa strada. Tuttavia, la ricerca rappresenta necessariamente una parte fondamentale del futuro dell’Italia. E, quindi, dei giovani. Il senso di questo libro è dunque incoraggiare a seguire la propria passione per la conoscenza. Trasmettendo il senso dell’avventura tipica della scienza, l’entusiasmo e la passione che la caratterizzano. Ed offrendo uno spaccato della concretezza della vita scientifica, che ha ricadute fondamentali sull’intera società, e non rimane quindi confinata in un laboratorio. Mi auguro perciò che questo decalogo, pur rivolto direttamente ai giovani, possa essere di interesse per tutti".
Esiste una responsabilità sociale dello scienziato; qual è?
"La responsabilità sociale di uno scienziato si esprime in modi diversi e a più livelli, ed è connaturata alla professione che svolgiamo. Ha un orizzonte molto vasto: va dal portare un microscopio in scuola elementare, pungendosi il dito e facendo osservare ai piccoli studenti i globuli bianchi e quelli rossi, fino a contribuire a iniziative di salute globale. Per un ricercatore e un medico, significa innanzitutto fare il proprio lavoro al meglio delle proprie possibilità: curare, insegnare, fare ricerca impegnandosi al massimo. Una seconda responsabilità sociale consiste nel condividere quello che si fa, raccontando le proprie scoperte e ricerche. Spesso, come società, siamo chiamati a fare scelte su temi riguardanti le scienze della vita - vaccini, cellule staminali, medicine alternative, OGM - fornire a tutti i cittadini gli elementi per compiere scelte consapevoli e per potersi esprimere con cognizione di causa è un dovere imprescindibile per noi scienziati. Infine, ma non ultimo, responsabilità sociale nella scienza significa anche prendere posizioni scomode, ad esempio contro episodi di ciarlataneria, contro chi propone presunte cure miracolose prive di solide basi scientifiche".
In pillole, il suo decalogo per aspiranti scienziati.
"In generale, l'obiettivo del decalogo è far capire quali sono le qualità interiori che ci aiutano a 'non mollare mai', nella scienza ma anche nella vita. Anche quando ci troviamo davanti a difficoltà magari a prima vista insormontabili: passione, rispetto, creatività, apertura agli altri.
Le mie personali 10 regole sono:
1. seguire le proprie passioni, nel lavoro così come nella vita;
2. vivere in una dimensione internazionale, contribuendo a costruire ponti di pace;
3. essere umili, mettendo al bando l'arroganza;
4. non tirarsi mai indietro, raccogliendo le sfide;
5. imparare dai pazienti, il cui benessere deve sempre rappresentare non solo il fine ultimo, ma anche la bussola che orienta le nostre azioni e il nostro lavoro
6. collaborare ed essere sempre pronti ad ascoltare gli altri che, ognuno a modo proprio, possono avere sempre qualcosa da insegnarci, anche solo facendoci vedere le cose in una diversa prospettiva;
7. imparare dai tecnici, veri depositari della cultura del "saper fare", senza la quale saremmo persi;
8. accettare il giudizio degli altri, facendosi guidare e dal proprio spirito critico;
9. rispettare i dati, esaminandoli in modo critico e facendosi guidare da essi con oggettività;
10. condividere le proprie conoscenze ed esperienze, per cambiare il mondo.
Alberto Mantovani
Non aver paura di sognare. Decalogo per aspiranti scienziati
La Nave di Teseo
Le onde, pagg. 160, euro 16