"Gocce di veleno", così ogni donna può liberarsi del suo Barbablù
Silvana MazzocchiIl romanzo di Valeria Benatti racconta una storia di amore malato che amore non è, di quelle violenze psicologiche e troppo spesso fisiche di cui sono vittime le donne. E della protagonista che alza la testa e si rivolge a chi può aiutarla prima che sia troppo tardi
Quante donne sono vittime di un amore malato che amore non è? E che è invece ossessione, gelosia patologica, voglia di possesso assoluto; un cocktail micidiale che si traduce in violenza psicologica subdola e devastante, in sopraffazione quotidiana, fino a sfociare (anche se, per fortuna, non sempre) in forme di violenza fisica; fino alle botte e perfino all'omicidio. Se è vero che l'80% delle vittime di questa forma di maltrattamento non denuncia perché non la considera vera e propria violenza, si ha la chiara percezione di quanto sia a rischio, per le tante donne sottomesse al loro Barbablù, vivere in questa terra di mezzo, umiliante e pericolosa, scandita da sopraffazioni quotidiane, prevaricazioni e controlli continui, minacce e sorrisi mascherati d'amore e invece solo anticamera di una voragine con, al fondo, l'ennesimo espisodio di femminicidio, un fenomeno che in Italia conta ogni anno poco meno di duecento donne uccise da part…
Quante donne sono vittime di un amore malato che amore non è? E che è invece ossessione, gelosia patologica, voglia di possesso assoluto; un cocktail micidiale che si traduce in violenza psicologica subdola e devastante, in sopraffazione quotidiana, fino a sfociare (anche se, per fortuna, non sempre) in forme di violenza fisica; fino alle botte e perfino all'omicidio. Se è vero che l'80% delle vittime di questa forma di maltrattamento non denuncia perché non la considera vera e propria violenza, si ha la chiara percezione di quanto sia a rischio, per le tante donne sottomesse al loro Barbablù, vivere in questa terra di mezzo, umiliante e pericolosa, scandita da sopraffazioni quotidiane, prevaricazioni e controlli continui, minacce e sorrisi mascherati d'amore e invece solo anticamera di una voragine con, al fondo, l'ennesimo espisodio di femminicidio, un fenomeno che in Italia conta ogni anno poco meno di duecento donne uccise da partner, mariti, fidanzati o conoscenti.
È Claudia, la protagonista di Gocce di veleno, romanzo (ma non solo) in libreria per Giunti firmato da Valeria Benatti, a chiamare appunto Barbablù l'uomo colto, affascinante e conquistatore di cui si invaghisce e che finisce per diventare la sua ossessione. Lei è convinta di amarlo, lo giustifica, sottovaluta le sue minacce quando lui le grida contro "se mi tradisci, ti ammazzo"; si sottomette per compiacerlo, sopporta perfino che lui la sfiori con la lama di un coltello in una sorta di gioco erotico. Ha paura di lui, ma non crede davvero che possa farle del male, sottovaluta (proprio come fanno moltissime donne) i segnali che pure lui non le lesina; pensa si tratti solo di gesti, di parole e non di sostanza. Al contrario, le ferite che lui le infligge non sono fisiche, ma sono crudeli e profonde; hanno a che fare con l'isolamento progressivo dalle amicizie, con il calo in picchiata dell'autostima, con un cammino in discesa pericoloso e devastante. E, quando, finalmente, Claudia riesce a vedere negli occhi di Barbablù non l'amore che non c'è, ma l'odio che lui le vomita addosso, reagisce e chiede aiuto. Si rivolge a un centro antiviolenza, ad amiche affettuose, a una psicologa esperta, e inizia così il viaggio che ciascuna donna vittima di un Barbablù dovrebbe affrontare per smettere di sentirsi in colpa, alzare la testa, e liberarsene.
Gocce di veleno è un libro che soprtatutto le ragazze dovrebbero leggere, per comprendere quanto sia importante conservare sempre orgoglio e autostima, per avere sempre chiaro che gelosia estrema e possesso non hanno nulla a che fare con l'amore e, infine, per puntare su se stesse e smascherare ogni Barbablù fin da subito. E, comunque, prima che sia troppo tardi.
Come si arriva a innamorarsi di un Barbablù?
"È facilissimo, perché Barbablù non è un mostro a tre teste, ma un uomo affascinante, colto, carismatico. Essendo un narciso, ha molta cura del suo aspetto esteriore, e sa perfettamente come ammaliare le sue prede. Ha un senso di sé grandioso e fa sentire la sua partner fortunata, in quanto ha lui accanto. Per questo è piuttosto semplice cadere nella trappola di un Barbablù, mentre è difficilissimo uscirne. Perché appena la vittima è presa all'amo, l'aguzzino si trasforma e diventa un mago della colpevolizzazione. "Infedele e bugiardo, il partner narcisista ha costantemente bisogno di prede con cui nutrire la sua autostima e da abbandonare subito dopo che ha succhiato loro ogni energia" (Jackson Mac Kenzie, Questo amore fa male, Giunti editore). Statisticamente quasi tutte le vittime tornano dal proprio aguzzino sette volte prima di capire che la sua condotta è inaccettabile e tagliare finalmente i ponti. Alcune vengono ammazzate prima, altre restano sotto il loro giogo per tutta la vita, e perdono lucidità, voglia di vivere, forza per reagire. Sono vive, ma morte dentro, totalmente annichilite, annientate, distrutte psicologicamente. Barbablù è fra noi, mascherato da Principe Azzurro. Secondo il National Institute of Health del Dipartimento di salute e servizi umani degli Stati Uniti, il 6% della popolazione generale soffre di disturbo narcisistico della personalità, il 5% di disturbo borderline della personalità, il 2% di disturbo istrionico della personalità, il 4% di sociopatia o psicopatia. Quindi ben un individuo su sette, oltre il 15% della popolazione globale, ha sindromi pesanti ma si mimetizza fra la gente sana. Dobbiamo stare molto attente!"
Violenza psicologica e violenza fisica. Mai sottovalutare la prima.
"La violenza psicologica è diffusissima, e non se ne parla abbastanza. Basti pensare che l'80% delle vittime di maltrattamenti non li considera un reato e non denuncia. Il che significa che una quantità abnorme di donne vive e convive con questa forma di violenza subdola e sottile e che la considera normale, inevitabile, accettabile. Le donne negano agli altri, e prima ancora a loro stesse, di essere vittime di violenza, giustificando il comportamento del partner con scuse piuttosto fantasiose. Il problema è che ci siamo abituate a subire per millenni, e inconsciamente crediamo di meritare di essere calpestate e insultate ad ogni occasione. Giustifichiamo comportamenti inaccettabili con la scusa della gelosia. Ma se non reagiamo subito, se permettiamo che il nostro partner ci controlli e ci condizioni, ci isoli e ci svaluti, ben presto ci ritroveremo senza più libertà, senza autostima, senza legami significativi. La violenza psicologica ci distrugge e ci fa sentire perennemente in colpa. È un crescendo che comincia impercettibilmente, e che spesso non riconosciamo come violenza perché mascherata dall'amore. È un insieme di piccole attenzioni che in realtà diventano maniacale controllo, assenza di fiducia, sopraffazione quotidiana, e che possono sfociare in restrizioni e in forme di violenza anche fisica molto pericolose".
Gelosia, possesso; qualche consiglio alle ragazze per riconoscere l'amore malato che amore non è.
"Diciamolo finalmente forte e chiaro: il possesso non ha nulla a che fare con l'amore. E la gelosia, quando diventa ossessivo controllo e limitazione della libertà altrui, è una patologia e va curata. Troppo spesso si tende a giustificare il partner geloso credendo che questa sia una forma d'amore. L'amore, quello sano, presuppone che si desideri il bene dell'altro, la sua realizzazione e il suo benessere. Mettere una persona in schiavitù, volere la sua dipendenza psicologica e economica, far leva sul ricatto affettivo, controllare le sue azioni e le sue relazioni, tutto questo non ha niente a che vedere con un rapporto sano. I rapporti fra pari non prevedono prevaricazioni, ma scambi e sostegno reciproco. È importante che ogni ragazza, ogni donna riconosca all'istante un comportamento deviato. Se lui ti fa troppe domande sul tuo passato, se chiede di controllare il tuo telefono, se invece di chiacchierare ti sottopone a interrogatori, se ti accusa di tradimento anche se hai solo sorriso a un compagno di studi o di ufficio, ebbene, scappa a gambe levate. Lui dovrà farsi aiutare, ma tu intanto mettiti in salvo. Non puoi salvarlo dalle sue ossessioni, ma puoi cambiare strada, e cercare una persona risolta. Smettiamola con la atavica sindrome della crocerossina: non possiamo curare col nostro amore patologie gravi. Per quelle ci vogliono medici e psichiatri. E se insistiamo ad innamorarci di persone problematiche, rivolgiamoci a un centro antiviolenza, almeno ci aiuteranno a capire perché siamo attratte da questo baratro, e potremmo finalmente uscirne".
Valeria Benatti
Gocce di veleno
Giunti
Pagg.188, euro 14,90.
È Claudia, la protagonista di Gocce di veleno, romanzo (ma non solo) in libreria per Giunti firmato da Valeria Benatti, a chiamare appunto Barbablù l'uomo colto, affascinante e conquistatore di cui si invaghisce e che finisce per diventare la sua ossessione. Lei è convinta di amarlo, lo giustifica, sottovaluta le sue minacce quando lui le grida contro "se mi tradisci, ti ammazzo"; si sottomette per compiacerlo, sopporta perfino che lui la sfiori con la lama di un coltello in una sorta di gioco erotico. Ha paura di lui, ma non crede davvero che possa farle del male, sottovaluta (proprio come fanno moltissime donne) i segnali che pure lui non le lesina; pensa si tratti solo di gesti, di parole e non di sostanza. Al contrario, le ferite che lui le infligge non sono fisiche, ma sono crudeli e profonde; hanno a che fare con l'isolamento progressivo dalle amicizie, con il calo in picchiata dell'autostima, con un cammino in discesa pericoloso e devastante. E, quando, finalmente, Claudia riesce a vedere negli occhi di Barbablù non l'amore che non c'è, ma l'odio che lui le vomita addosso, reagisce e chiede aiuto. Si rivolge a un centro antiviolenza, ad amiche affettuose, a una psicologa esperta, e inizia così il viaggio che ciascuna donna vittima di un Barbablù dovrebbe affrontare per smettere di sentirsi in colpa, alzare la testa, e liberarsene.
Gocce di veleno è un libro che soprtatutto le ragazze dovrebbero leggere, per comprendere quanto sia importante conservare sempre orgoglio e autostima, per avere sempre chiaro che gelosia estrema e possesso non hanno nulla a che fare con l'amore e, infine, per puntare su se stesse e smascherare ogni Barbablù fin da subito. E, comunque, prima che sia troppo tardi.
Come si arriva a innamorarsi di un Barbablù?
"È facilissimo, perché Barbablù non è un mostro a tre teste, ma un uomo affascinante, colto, carismatico. Essendo un narciso, ha molta cura del suo aspetto esteriore, e sa perfettamente come ammaliare le sue prede. Ha un senso di sé grandioso e fa sentire la sua partner fortunata, in quanto ha lui accanto. Per questo è piuttosto semplice cadere nella trappola di un Barbablù, mentre è difficilissimo uscirne. Perché appena la vittima è presa all'amo, l'aguzzino si trasforma e diventa un mago della colpevolizzazione. "Infedele e bugiardo, il partner narcisista ha costantemente bisogno di prede con cui nutrire la sua autostima e da abbandonare subito dopo che ha succhiato loro ogni energia" (Jackson Mac Kenzie, Questo amore fa male, Giunti editore). Statisticamente quasi tutte le vittime tornano dal proprio aguzzino sette volte prima di capire che la sua condotta è inaccettabile e tagliare finalmente i ponti. Alcune vengono ammazzate prima, altre restano sotto il loro giogo per tutta la vita, e perdono lucidità, voglia di vivere, forza per reagire. Sono vive, ma morte dentro, totalmente annichilite, annientate, distrutte psicologicamente. Barbablù è fra noi, mascherato da Principe Azzurro. Secondo il National Institute of Health del Dipartimento di salute e servizi umani degli Stati Uniti, il 6% della popolazione generale soffre di disturbo narcisistico della personalità, il 5% di disturbo borderline della personalità, il 2% di disturbo istrionico della personalità, il 4% di sociopatia o psicopatia. Quindi ben un individuo su sette, oltre il 15% della popolazione globale, ha sindromi pesanti ma si mimetizza fra la gente sana. Dobbiamo stare molto attente!"
Violenza psicologica e violenza fisica. Mai sottovalutare la prima.
"La violenza psicologica è diffusissima, e non se ne parla abbastanza. Basti pensare che l'80% delle vittime di maltrattamenti non li considera un reato e non denuncia. Il che significa che una quantità abnorme di donne vive e convive con questa forma di violenza subdola e sottile e che la considera normale, inevitabile, accettabile. Le donne negano agli altri, e prima ancora a loro stesse, di essere vittime di violenza, giustificando il comportamento del partner con scuse piuttosto fantasiose. Il problema è che ci siamo abituate a subire per millenni, e inconsciamente crediamo di meritare di essere calpestate e insultate ad ogni occasione. Giustifichiamo comportamenti inaccettabili con la scusa della gelosia. Ma se non reagiamo subito, se permettiamo che il nostro partner ci controlli e ci condizioni, ci isoli e ci svaluti, ben presto ci ritroveremo senza più libertà, senza autostima, senza legami significativi. La violenza psicologica ci distrugge e ci fa sentire perennemente in colpa. È un crescendo che comincia impercettibilmente, e che spesso non riconosciamo come violenza perché mascherata dall'amore. È un insieme di piccole attenzioni che in realtà diventano maniacale controllo, assenza di fiducia, sopraffazione quotidiana, e che possono sfociare in restrizioni e in forme di violenza anche fisica molto pericolose".
Gelosia, possesso; qualche consiglio alle ragazze per riconoscere l'amore malato che amore non è.
"Diciamolo finalmente forte e chiaro: il possesso non ha nulla a che fare con l'amore. E la gelosia, quando diventa ossessivo controllo e limitazione della libertà altrui, è una patologia e va curata. Troppo spesso si tende a giustificare il partner geloso credendo che questa sia una forma d'amore. L'amore, quello sano, presuppone che si desideri il bene dell'altro, la sua realizzazione e il suo benessere. Mettere una persona in schiavitù, volere la sua dipendenza psicologica e economica, far leva sul ricatto affettivo, controllare le sue azioni e le sue relazioni, tutto questo non ha niente a che vedere con un rapporto sano. I rapporti fra pari non prevedono prevaricazioni, ma scambi e sostegno reciproco. È importante che ogni ragazza, ogni donna riconosca all'istante un comportamento deviato. Se lui ti fa troppe domande sul tuo passato, se chiede di controllare il tuo telefono, se invece di chiacchierare ti sottopone a interrogatori, se ti accusa di tradimento anche se hai solo sorriso a un compagno di studi o di ufficio, ebbene, scappa a gambe levate. Lui dovrà farsi aiutare, ma tu intanto mettiti in salvo. Non puoi salvarlo dalle sue ossessioni, ma puoi cambiare strada, e cercare una persona risolta. Smettiamola con la atavica sindrome della crocerossina: non possiamo curare col nostro amore patologie gravi. Per quelle ci vogliono medici e psichiatri. E se insistiamo ad innamorarci di persone problematiche, rivolgiamoci a un centro antiviolenza, almeno ci aiuteranno a capire perché siamo attratte da questo baratro, e potremmo finalmente uscirne".
Valeria Benatti
Gocce di veleno
Giunti
Pagg.188, euro 14,90.