Le antieroine in Tv
Television Anthiheroines
E' l'antieroina, personaggio femminile trasgressivo spesso ambiguo e fuori da ogni schema vecchio stampo, la nuova regina della fiction internazionale. Dall'Italia all'Europa, ma anche e soprattutto negli Stati Uniti, le protagoniste delle serie tv più amate sono ormai un "antimodello" rispetto agli stereotipi culturali di genere e del politicamente corretto. Dalla nostrana Gomorra, alla francese Mafiosa fino alla sorprendente Orange is the new black americana, passando attraverso decine di fiction, l'antieroina occupa ormai l'immaginario contemporaneo e segue un percorso apparentemente scorretto ma, a ben guardare, "dalla parte delle donne". La donna trasgressiva, violenta o criminale, quella che fa sesso "brutale e cattivo", si riappropria della capacità di compiere il male, prerogativa attribuita solo ai maschi dalla tradizione che vuole la femmina esente da qualsiasi pulsione negativa. Già Frida Adler, nel 1975, aveva lanciato dagli Usa la considerazione "postfemminista" secondo cui, al di fuori del giudizio morale, certi comportamenti quasi "contronatura, almeno secondo gli schemi consolidati, fossero invece solo lo specchio di una realtà di fatto popolata di donne che convivono da sempre con contraddizioni, violenza, sessualità, ambizione e lotta per il potere. Proprio come gli uomini.
Da allora sono passati più di quarant'anni e adesso, quando ormai da tempo è caduto quel muro di cristallo che etichettava le donne come esseri incapaci di essere cattive a meno che non fossero malate, deviate o isteriche, anche l'immaginario popolare sta spingendo verso nuove e più veritiere rappresentazioni del femminile. E di qui il fiorire delle bad girls nelle tv internazionali.
La sfida è accattivante ed è fotografata alla perfezione in Television Antiheroines, antologia (scritta in lingua inglese e destinata a un mercato senza confini) curata da Milly Buonanno, già professore di Sociologia dei processi culturali alla Sapienza di Roma, dirigente dell'Osservatorio sulla Fiction Italiana e co-dirigente dell'Osservatorio GEMMA (Gender and Media Matters) nel Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della stessa Unievrsità. Television Antiheroines è un libro originale e stimolante che analizza nei dettagli nascita, contesti e vita delle nuove bad girls; dalle fiction italiane come Squadra Antimafia o Gomorra alle serie francesi, a quelle americane, fino alla brasiliana Salve Jorge and human trafficking.
Il saggio di apertura è firmato dalla stessa Milly Buonanno, mentre l'antologia è composta da dodici capitoli scritti da studiose autorevoli a livello internazionale nel campo dei feminist media studies che, passando al setaccio quelle fiction (di vari paesi e di varia impostazione) in perfetta sintonia con il trend appena descritto valorizzano e celebrano (non di rado ambiguamente) il valore dell'empowerment femminile in ogni campo.
Un libro interessante, prezioso per chi voglia sapere tutto sul fenomeno dell'antieroina in tv e sul nuovo realismo di genere nella fiction internazionale.
Buonanno, Antieroine e bad girls: che ruolo ha la fiction nel mutamento della comune percezione della donna criminale?
"Una precisazione preliminare. Questa antologia, realizzata con il contributo di un gruppo internazionale di studiose fra le più note e autorevoli nel campo dei feminist media studies, non è stata ideata da me con l'intento specifico di indagare sulla rappresentazione delle donne criminali nel TV drama contemporaneo. Il progetto è scaturito dall'osservazione di un fenomeno più ampio che ha assunto crescente visibilità nella fiction degli anni duemila: l'avvento su scala internazionale della inedita e intrigante figura dell'antieroina televisiva. In termini estremamente sintetici l'antieroina può essere definita come un personaggio femminile in vario modo trasgressivo delle norme sociali e di genere, la cui resistenza e sfida alla conformità ne fa un accattivante e perfino ammirevole antimodello di femminilità fuori dagli schemi. L'antieroina televisiva non coincide necessariamente con una figura criminale; ma io ho scelto questa tipologia, circoscrivendola ulteriormente ai personaggi implicati nella criminalità organizzata, perché è indubbiamente la più emblematica della svolta dell'immaginario popolare verso nuove rappresentazioni del femminile. Numerosi segnali attestano che questo trend va incontro a manifestazioni di interesse e apprezzamento abbastanza diffuse nel pubblico e nella critica, e verosimilmente contribuisce al formarsi di una percezione meno convenzionale e più complessa della donna criminale".
Fino a qualche decennio fa non si riconosceva la parità neanche rispetto al delitto. Che cosa è cambiato a oggi?
"La tradizione culturale ha istituito un nesso simbolico fortissimo fra il genere femminile e un habitus connaturato di mitezza e moralità, sulla base di una concezione della donna come aliena 'per naturà - soprattutto in virtù della sua attitudine materna e accudente - dalla violenza e dalla disposizione a delinquere. Questa concezione della femminilità, ad esempio, ha impedito a lungo di riconoscere la rilevanza della partecipazione delle donne alle attività criminose della mafia. La donna violenta e criminale è in effetti la più minacciosa delle figure femminili, poiché nell'adottare comportamenti 'contronaturà mina un fondamentale principio di opposizione fra i generi, appropriandosi di una prerogativa basilare della maschilità: la riconosciuta capacità di compiere il male. Restando sul terreno della fiction televisiva, fra le ragioni che possono aver favorito l'emergere di personaggi di donne good at being bad - senza per questo essere stigmatizzate come 'le cattive' della storia - un ruolo influente va attribuito a mio avviso all'intreccio di due fattori: la palese inclinazione dei pubblici televisivi del 21° secolo a empatizzare con personaggi moralmente ambigui, come ampiamente dimostrato dalla popolarità di serie maschio-centriche quali The Sopranos, Dexter, Mad Men; e l'avvenuta incorporazione nella cultura popolare di una sensibilità post-femminista a sua volta incline a valorizzare e celebrare (non di rado ambiguamente) l'empowerment femminile in ogni campo".
La narrazione delle donne criminali va spesso contro gli stereotipi di genere. Vogliono il potere, sono disposte a tutto e spariscono solidarietà femminile e scarsa attitudine al male. Raccontare la realtà è comunque dalla parte delle donne?
"La ragione per cui la figura dell'antieroina merita attenzione e interesse, soprattutto (ma non esclusivamente) se declinata in un personaggio femminile coinvolto in attività criminali, è esattamente il suo potenziale di messa in crisi e rottura degli stereotipi, tributari di una visione dualistica del genere. Non a caso il filo rosso che lega i vari saggi raccolti nel volume è la mappatura, nelle serie analizzate - da Squadra antimafia e Gomorra alla francese Mafiosa, a Orange is the New Black, alla telenovela latino-americana La reina del Sur, e numerose altre - degli elementi suscettibili di sfidare, aggredire, scardinare l'egemonia di una tale visione. In particolare il potere, la maternità, la sessualità costituiscono, assieme al crimine, le lenti attraverso cui la sovversione dei modelli normativi di femminilità, l'espansione dello spettro di capacità, sfere d'azione, posizioni di comando riconosciute e accessibili alle donne, vengono rintracciate nelle narrative e messe a fuoco dalle autrici. E personalmente non ho dubbi nel convenire che, nella sua umanamente credibile ambiguità morale spinta fino all'agire criminale, e specialmente nella sua 'esemplare' capacità di trascendere i confini della femminilità normata, la figura della antieroina presieda oggi a un pezzo di immaginario televisivo 'dalla parte delle donne'".
Milly Buonanno
Television Antiheroines, Women Behaving badly in Crime and prison drama
Euro 36,76
Television Anthiheroines
E' l'antieroina, personaggio femminile trasgressivo spesso ambiguo e fuori da ogni schema vecchio stampo, la nuova regina della fiction internazionale. Dall'Italia all'Europa, ma anche e soprattutto negli Stati Uniti, le protagoniste delle serie tv più amate sono ormai un "antimodello" rispetto agli stereotipi culturali di genere e del politicamente corretto. Dalla nostrana Gomorra, alla francese Mafiosa fino alla sorprendente Orange is the new black americana, passando attraverso decine di fiction, l'antieroina occupa ormai l'immaginario contemporaneo e segue un percorso apparentemente scorretto ma, a ben guardare, "dalla parte delle donne". La donna trasgressiva, violenta o criminale, quella che fa sesso "brutale e cattivo", si riappropria della capacità di compiere il male, prerogativa attribuita solo ai maschi dalla tradizione che vuole la femmina esente da qualsiasi pulsione negativa. Già Frida Adler, nel 1975, aveva lanciato dagli Usa la considerazione "postfemminista" secondo cui, al di fuori del giudizio morale, certi comportamenti quasi "contronatura, almeno secondo gli schemi consolidati, fossero invece solo lo specchio di una realtà di fatto popolata di donne che convivono da sempre con contraddizioni, violenza, sessualità, ambizione e lotta per il potere. Proprio come gli uomini.
Da allora sono passati più di quarant'anni e adesso, quando ormai da tempo è caduto quel muro di cristallo che etichettava le donne come esseri incapaci di essere cattive a meno che non fossero malate, deviate o isteriche, anche l'immaginario popolare sta spingendo verso nuove e più veritiere rappresentazioni del femminile. E di qui il fiorire delle bad girls nelle tv internazionali.
La sfida è accattivante ed è fotografata alla perfezione in Television Antiheroines, antologia (scritta in lingua inglese e destinata a un mercato senza confini) curata da Milly Buonanno, già professore di Sociologia dei processi culturali alla Sapienza di Roma, dirigente dell'Osservatorio sulla Fiction Italiana e co-dirigente dell'Osservatorio GEMMA (Gender and Media Matters) nel Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della stessa Unievrsità. Television Antiheroines è un libro originale e stimolante che analizza nei dettagli nascita, contesti e vita delle nuove bad girls; dalle fiction italiane come Squadra Antimafia o Gomorra alle serie francesi, a quelle americane, fino alla brasiliana Salve Jorge and human trafficking.
Il saggio di apertura è firmato dalla stessa Milly Buonanno, mentre l'antologia è composta da dodici capitoli scritti da studiose autorevoli a livello internazionale nel campo dei feminist media studies che, passando al setaccio quelle fiction (di vari paesi e di varia impostazione) in perfetta sintonia con il trend appena descritto valorizzano e celebrano (non di rado ambiguamente) il valore dell'empowerment femminile in ogni campo.
Un libro interessante, prezioso per chi voglia sapere tutto sul fenomeno dell'antieroina in tv e sul nuovo realismo di genere nella fiction internazionale.
Buonanno, Antieroine e bad girls: che ruolo ha la fiction nel mutamento della comune percezione della donna criminale?
"Una precisazione preliminare. Questa antologia, realizzata con il contributo di un gruppo internazionale di studiose fra le più note e autorevoli nel campo dei feminist media studies, non è stata ideata da me con l'intento specifico di indagare sulla rappresentazione delle donne criminali nel TV drama contemporaneo. Il progetto è scaturito dall'osservazione di un fenomeno più ampio che ha assunto crescente visibilità nella fiction degli anni duemila: l'avvento su scala internazionale della inedita e intrigante figura dell'antieroina televisiva. In termini estremamente sintetici l'antieroina può essere definita come un personaggio femminile in vario modo trasgressivo delle norme sociali e di genere, la cui resistenza e sfida alla conformità ne fa un accattivante e perfino ammirevole antimodello di femminilità fuori dagli schemi. L'antieroina televisiva non coincide necessariamente con una figura criminale; ma io ho scelto questa tipologia, circoscrivendola ulteriormente ai personaggi implicati nella criminalità organizzata, perché è indubbiamente la più emblematica della svolta dell'immaginario popolare verso nuove rappresentazioni del femminile. Numerosi segnali attestano che questo trend va incontro a manifestazioni di interesse e apprezzamento abbastanza diffuse nel pubblico e nella critica, e verosimilmente contribuisce al formarsi di una percezione meno convenzionale e più complessa della donna criminale".
Fino a qualche decennio fa non si riconosceva la parità neanche rispetto al delitto. Che cosa è cambiato a oggi?
"La tradizione culturale ha istituito un nesso simbolico fortissimo fra il genere femminile e un habitus connaturato di mitezza e moralità, sulla base di una concezione della donna come aliena 'per naturà - soprattutto in virtù della sua attitudine materna e accudente - dalla violenza e dalla disposizione a delinquere. Questa concezione della femminilità, ad esempio, ha impedito a lungo di riconoscere la rilevanza della partecipazione delle donne alle attività criminose della mafia. La donna violenta e criminale è in effetti la più minacciosa delle figure femminili, poiché nell'adottare comportamenti 'contronaturà mina un fondamentale principio di opposizione fra i generi, appropriandosi di una prerogativa basilare della maschilità: la riconosciuta capacità di compiere il male. Restando sul terreno della fiction televisiva, fra le ragioni che possono aver favorito l'emergere di personaggi di donne good at being bad - senza per questo essere stigmatizzate come 'le cattive' della storia - un ruolo influente va attribuito a mio avviso all'intreccio di due fattori: la palese inclinazione dei pubblici televisivi del 21° secolo a empatizzare con personaggi moralmente ambigui, come ampiamente dimostrato dalla popolarità di serie maschio-centriche quali The Sopranos, Dexter, Mad Men; e l'avvenuta incorporazione nella cultura popolare di una sensibilità post-femminista a sua volta incline a valorizzare e celebrare (non di rado ambiguamente) l'empowerment femminile in ogni campo".
La narrazione delle donne criminali va spesso contro gli stereotipi di genere. Vogliono il potere, sono disposte a tutto e spariscono solidarietà femminile e scarsa attitudine al male. Raccontare la realtà è comunque dalla parte delle donne?
"La ragione per cui la figura dell'antieroina merita attenzione e interesse, soprattutto (ma non esclusivamente) se declinata in un personaggio femminile coinvolto in attività criminali, è esattamente il suo potenziale di messa in crisi e rottura degli stereotipi, tributari di una visione dualistica del genere. Non a caso il filo rosso che lega i vari saggi raccolti nel volume è la mappatura, nelle serie analizzate - da Squadra antimafia e Gomorra alla francese Mafiosa, a Orange is the New Black, alla telenovela latino-americana La reina del Sur, e numerose altre - degli elementi suscettibili di sfidare, aggredire, scardinare l'egemonia di una tale visione. In particolare il potere, la maternità, la sessualità costituiscono, assieme al crimine, le lenti attraverso cui la sovversione dei modelli normativi di femminilità, l'espansione dello spettro di capacità, sfere d'azione, posizioni di comando riconosciute e accessibili alle donne, vengono rintracciate nelle narrative e messe a fuoco dalle autrici. E personalmente non ho dubbi nel convenire che, nella sua umanamente credibile ambiguità morale spinta fino all'agire criminale, e specialmente nella sua 'esemplare' capacità di trascendere i confini della femminilità normata, la figura della antieroina presieda oggi a un pezzo di immaginario televisivo 'dalla parte delle donne'".
Milly Buonanno
Television Antiheroines, Women Behaving badly in Crime and prison drama
Euro 36,76