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Abusi, discriminazioni ed esclusione: la storia epica di una famiglia per capire il razzismo di oggi

La razza superiore, il nuovo romanzo di Vittorio Schiraldi, affronta il tema delle origini del razzismo: che oggi torna a dividere l'Europa come se non ci fosse memoria del passato
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IL RAZZISMO torna a dividere l'Europa come se non ci fosse memoria di quanto l'abuso, la discriminazione e l'esclusione abbiano afflitto in passato la civiltà umana. Ancora oggi la globalizzazione non ha del tutto cancellato la certezza che una parte degli esseri umani abbia diritto a vantaggi e privilegi a discapito del resto del mondo e il razzismo risorge e continua a fare danni, sebbene spesso in modo nascosto, subdolo e, soprattutto, negato. Ieri era la prevaricazione dei bianchi sugli schiavi neri, con il colore della pelle a marcare il sopruso, oggi la convinzione, raramente dichiarata ma chiaramente percepita, che migranti ed "estranei" minaccino il nostro benessere. Il tema delle origini del razzismo è quello centrale del nuovo romanzo di Vittorio Schiraldi, La razza superiore, in libreria per Bookme che, attraverso il racconto epico di una famiglia "allargata", che nel tempo si divide, si ricompone per infine smembrarsi in pi&ugr…
IL RAZZISMO torna a dividere l'Europa come se non ci fosse memoria di quanto l'abuso, la discriminazione e l'esclusione abbiano afflitto in passato la civiltà umana. Ancora oggi la globalizzazione non ha del tutto cancellato la certezza che una parte degli esseri umani abbia diritto a vantaggi e privilegi a discapito del resto del mondo e il razzismo risorge e continua a fare danni, sebbene spesso in modo nascosto, subdolo e, soprattutto, negato. Ieri era la prevaricazione dei bianchi sugli schiavi neri, con il colore della pelle a marcare il sopruso, oggi la convinzione, raramente dichiarata ma chiaramente percepita, che migranti ed "estranei" minaccino il nostro benessere. Il tema delle origini del razzismo è quello centrale del nuovo romanzo di Vittorio Schiraldi, La razza superiore, in libreria per Bookme che, attraverso il racconto epico di una famiglia "allargata", che nel tempo si divide, si ricompone per infine smembrarsi in più rivoli, anche geografici, mostra gli abusi e gli errori alle origini di immani tragedie. Una storia infinita che, fin dagli anni a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, mette in scena un pezzo del lungo cammino che sta dietro al razzismo che ancora divide l'Europa.

E, se recentemente gli Stati Uniti, perfino a livello accademico, hanno voluto ricordare  che, per emanare nel 1934 le odiose leggi di Norimberga, i giuristi del Reich e lo stesso Hitler si ispirarono alle norme anti immigrazione  e a quelle razziali in vigore all'epoca in America, è altrettanto vero che ancor prima, all'inizio del secolo scorso, consistenti tracce di odio razziale erano già ben presenti in Inghilterra, in un Paese da tempo schierato contro la schiavitù che non deteneva certo l'esclusiva europea di tale oscurantismo, visto che in quegli anni abusi particolarmente crudeli venivano consumati dalle truppe olandesi e belghe contro le popolazioni congolesi adibite in casa loro alla raccolta del caucciù.

Spazia tra Londra, New York, la Sicilia e l'Africa il romanzo di Vittorio Schiraldi, un racconto che mischia fiction e realtà e che innesta i personaggi nella narrazione in uno scorcio di secolo ricostruito sulla base di una rigorosa documentazione. Le conferenze dei potenti tenute nella civilissima Londra, mirate a teorizzare l'esistenza oggettiva di "una razza superiore", il potere e il denaro come privilegi acquisiti e indiscutibili, presunti "diritti" utili per legittimare qualsiasi sopraffazione, ma anche il difficile cammino di chi si oppose a quello stato di cose osando ostacolare la corsa  indiscriminata al colonialismo. Lo sfruttamento che, in quello scorcio di Novecento, ha coinvolto mezza Europa  quando i suoi eserciti  hanno scatenato una  gara per impossessarsi delle risorse africane e delle sue preziose materie prime.

Non c'è però solo la memoria delle radici del razzismo nel romanzo di Schiraldi. C'è la commedia umana di un mondo in trasformazione con personaggi che sono espressione di vizi e virtù universali; le ricchezze facili di un capitalismo e di una finanza rampanti accumulate da uomini spregiudicati, cinici e disposti a tutto, ma anche coraggiosi e ostinati ad andare avanti conservando amore, sentimenti e ricordi. E ci sono figli e nipoti ritrovati ed estranei protetti come fossero figli. E ancora, viaggiatori  avventurosi nell'Africa dello sfruttamento e delle lotte intestine, l'altruismo contro la prevaricazione, l'audacia contro il calcolo e le spinte del progresso frenate dalle resistenze della tradizione, il bello della cultura e quello dei soldi. L'amore e l'opportunismo e l'inevitabile meticciato delle razze e delle classi sociali. La storia di un pezzo di secolo calata in scenari che fanno da sfondo a una vicenda ricca di personaggi che, tutti insieme, formano un affresco epocale .
 
Perfino la Germania di Hitler si ispirò ai provvedimenti contro l'immigrazione negli Stati Uniti. C'è davvero la democratica America alle origini del razzismo?
"Se non vogliamo risalire troppo indietro nel tempo, considerando come scaturito da una forma di razzismo il potere esercitato da alcuni popoli nei confronti di popolazione soggette ritenute subalterne, allora la risposta è sì. Le teorie del ricercatore inglese Francis Galton sulla superiorità di quella che sarebbe stata definita la razza eletta, alla fine dell'Ottocento erano rimbalzate rapidamente oltre l'Atlantico dove avevano trovato facile espressione soprattutto negli stati del Sud che faticavano a  rassegnarsi all'idea che l'esito sfavorevole della Guerra di Secessione avrebbe cancellato definitivamente la schiavitù, rendendo la popolazione titolare degli stessi diritti che fino a qualche anno prima erano stati privilegio assoluto dei bianchi .
Per quanti provenivano dagli stati del Sud era difficile accettare l'idea che, mentre gli ex proprietari terrieri schiavisti, dopo la vittoria dei nordisti, erano stati privati dei loro diritti politici in quanto "ribelli", i negri fossero passati dalla loro condizione di razza sottomessa alla piena cittadinanza politica, riuscendo in taluni casi a diventare addirittura  capi dei loro ex padroni. Ciò significava il definitivo fallimento della White Supremcy, non più alimentata da sedimentate  tradizioni culturali cui  gran parte della società americana non era disposta a rinunciare, pur essendosi mostrata talvolta aperta all'immissione di nuove etnie.
Un esempio per evidenziare quanto il razzismo facesse ormai parte della cultura americana. Da sempre in stati come la Virginia, i semischiavi, ossia gli schiavi di pelle bianca  di quei tempi, allorché venivano catturati , dopo un inutile tentativo di fuga, venivano marchiati a fuoco con la lettera R, che stava per rogue, ossia schiavi, in modo da renderli immediatamente riconoscibili ,così da precludere loro ogni eventuale e futura via di scampo, la successiva abolizione della marchiatura non era stata suggerita da ragioni umanitarie, ma dalla consapevolezza che il problema dell'identificazione era stato risolto sostituendo gli schiavi bianchi con i neri, visto che il colore della pelle rendeva superflua la marchiatura a fuoco, poiché il  nero era già di per se stesso sinonimo di rogue.
A rendere ancora più difficile la trasformazione che ci si sarebbe aspettati, contribuì la massiccia ondata di emigranti provenienti sia dall'Europa che dall'Oriente, una sorta di invasione destinata a provocare un miscuglio di razze che per molti risultava  inaccettabile e che autorizzò in qualche modo il persistere di atteggiamenti razzisti e delle conseguenti discriminazioni che ancora oggi sussistono, come espressioni di una sorta di patrimonio genetico di gran parte del popolo americano. Di qui la promulgazione, nel 1907, di quella legge definita di Igiene Razziale che, come racconto nel romanzo attraverso la vicenda di una delle protagoniste,  provocò la sterilizzazione di migliaia di donne, provenienti da Paesi dell'est europeo, sospettate di essere portatrici di malattie che avrebbero potuto compromettere  la purezza della razza americana".
 
In che misura questo romanzo, che affronta il tema del razzismo di un secolo fa, può definirsi attuale?
"Basta guardarsi intorno: oggi, anche nel nostro Paese, alcune forme di esagerata xenofobia nei confronti degli immigrati, soprattutto di colore, sembrano nascondere l'inconfessata forma di razzismo di molti italiani che sicuramente non si indignarono quando nel 1938 furono varate le famose leggi razziali.
Tornando ai nostri giorni, se oggi Trump decide di innalzare muri o chiudere le frontiere, non dobbiamo dimenticare che nel 1951, lo stesso Theodore Roosevelt non esitò ad affermare che " per sventare il suicidio della razza bianca" bisognava ricorrere alle misure più radicali ed energiche nei confronti delle razze inferiori, perché "se una di esse si trovasse ad aggredire la razza superiore questa reagirebbe con una guerra di stermini e sarebbe chiamata a mettere a morte uomini, donne e bambini, esattamente come se si trattasse di una Crociata".
E, andando più indietro nel tempo, ancora oggi, in Congo, migliaia di uomini utilizzati per la raccolta del coltan, un minerale usato per apparecchiature ad alta tecnologia, vengono, nell'indifferenza generale, torturati e uccisi da quanti continuano a sfruttare le ricchezze di un Paese condannato a restare povero. Cento anni addietro, come racconto nel mio romanzo, i soldati belgi uccisero milioni di indigeni usati come schiavi per la raccolta del caucciù. A molti di essi venivano addirittura amputate le mani quando il loro raccolto si rivelava insufficiente. 
 
Nel libro ci sono diversi piani di narrazione. I perché di questa scelta?
In un romanzo l'autore, quando ci riesce, prevede diversi piani narrativi. Il primo, il più semplice, è quello in cui il lettore manifesta d'impulso il proprio giudizio, con un " mi piace o non mi piace ". Poi ci sono altri piani di lettura che scendono in profondità e che per molti restano invisibili. In quei piani successivi, l'autore esprime dei messaggi, quasi criptati, con i quali trasmette alcuni altri significati in cui ha riversato molta parte di se stesso. Individuarli è la sfida rivolta al lettore più avveduto. Così chi legge può scoprire, nei personaggi e nei comportamenti descritti , quella parte di se stesso in cui ritiene di essersi riconosciuto e che, a volte, è perfino il solo a vedere. Come quando si osserva a lungo una macchia di umido su una parte che tratteggia un disegno che ciascuno interpreta a modo proprio. Spesso io, leggendo le recensioni dei miei libri, ho scoperto che c'erano cose di cui nemmeno io sospettavo l'esistenza , inserite nel contesto quasi a mia insaputa. E ciò mi appagava perché voleva dire che il mio romanzo aveva comunque lasciato un segno.
 
Vittorio Schiraldi
La razza superiore
Bookme
Pagg.471, euro 16,90