Le parole delle donne che fecero la Resistenza
Silvana Mazzocchi, di SILVANA MAZZOCCHIIl saggio di Valeria Babini ricostruisce l'impegno delle intellettuali italiane a metà Novecento
Le parole rivelano spesso la stessa valenza delle armi e la comunicazione può diventare una trincea. E' stato così verso la metà del Novecento, durante la lotta per la Liberazione del nostro Paese. Quando alcune scrittrici, giornaliste e intellettuali non solo parteciparono attivamente alla Resistenza ma, proprio attraverso le parole, scritte o pronunciate alla radio, contribuirono alla rivolta contro i nazifascisti. A ricostruire questa pagina poco nota della storia d'Italia è Parole Armate (La Tartaruga), firmato da Valeria Babini , docente al Dipartimento di filosofia di Bologna ed esperta di storia delle donne e di scienze umane. Il libro racconta come alcune di loro, Fausta Cialente e Alba de Cèspedes in testa, con le loro rubriche radiofoniche operarono a lungo "per fornire alla popolazione una controinformazione sull'andamento della guerra, smontando quelle che oggi chiamiamo fake news, diffuse dalla propaganda naz…
Le parole rivelano spesso la stessa valenza delle armi e la comunicazione può diventare una trincea. E' stato così verso la metà del Novecento, durante la lotta per la Liberazione del nostro Paese. Quando alcune scrittrici, giornaliste e intellettuali non solo parteciparono attivamente alla Resistenza ma, proprio attraverso le parole, scritte o pronunciate alla radio, contribuirono alla rivolta contro i nazifascisti. A ricostruire questa pagina poco nota della storia d'Italia è Parole Armate (La Tartaruga), firmato da Valeria Babini , docente al Dipartimento di filosofia di Bologna ed esperta di storia delle donne e di scienze umane. Il libro racconta come alcune di loro, Fausta Cialente e Alba de Cèspedes in testa, con le loro rubriche radiofoniche operarono a lungo "per fornire alla popolazione una controinformazione sull'andamento della guerra, smontando quelle che oggi chiamiamo fake news, diffuse dalla propaganda nazifascista attraverso le radio ufficiali".
E di come Clorinda (Alba De Céspedes) ebbe un ruolo rilevante nel processo mirato a liberare la cultura dai pregiudizi del ventennio fascista, per crearne una nuova che avrebbe compreso, finalmente, anche le donne, protagoniste di una dignità femminile ritrovata fuori dalle gabbie patriarcali. Voci importanti alle quali se ne aggiunsero subito altre , personaggi come Paola Masino , Anna Banti o Anna Garofalo che, con le loro "parole armate", lottarono per l'emancipazione e la parità tra i sessi. Del resto in quel periodo, è anche la letteratura a intrecciarsi con la ridefinizione dell'identità di genere e Valeria Babini sottolinea come "in particolare Anna Banti, Alba de Céspedes e Natalia Ginzburg - riprendano, con il loro narrare, il capo di quel gomitolo di idee e progetti appena abbozzato dalle scrittrici d'inizio secolo". Tanto da non far sembrare azzardato "affermare che, nei loro romanzi, le tematiche centrali anticipano il femminismo degli anni settanta del Novecento e il dibattito su " privato" e "politico".
Parole armate che restano nel tempo e basta pensare a Dalla parte di lei di Alba De Cespedes, o all'Artemisia di Anna Banti o a É stato così di Natalia Ginzburg, per riconoscere la forza dei loro scritti e l'onda lunga della letteratura. "Perché le parole depositate nelle pagine di questi romanzi hanno una potenza di comunicazione e di svelamento che è rimasta immutata ed è tuttora feconda".
Scrittrici, giornaliste, autrici. In che modo la comunicazione ha partecipato alla Liberazione del nostro paese?
"Parole Armate ricostruisce proprio il ruolo determinante che ebbero alcune scrittrici italiane in quella che è stata chiamata "la battaglia delle onde" nella guerra di Liberazione nazionale. In particolare Fausta Cialente e Alba de Céspedes, autrici di romanzi di grande successo, decisero di partecipare attivamente alla Resistenza combattendo con l'arma della parola attraverso le trasmissioni radiofoniche da loro coordinate e condotte. Così la Cialente da "Siamo italiani, parliamo agli italiani", palinsesto dell'emittente britannica Radio Cairo, e la De Céspedes da "L'Italia combatte" di Radio Bari prima e di Radio Napoli poi, operarono per fornire alla popolazione una controinformazione sull'andamento della guerra smontando quelle che oggi chiamiamo fake news, diffuse dalla propaganda nazifascista attraverso le radio ufficiali. Ma l'intervento delle due scrittrici non si limitò a questo. Soprattutto Alba de Céspedes, sotto lo pseudonimo battagliero di Clorinda ripreso dalla Gerusalemme Liberata del Tasso, sostenne la guerra di Liberazione e, rivolgendosi in particolare ai giovani e alle donne, li incoraggiò ad azioni di sabotaggio e alla resistenza civile. Di più: la voce di Clorinda si batté anche per veicolare una idea di libertà che significava anche liberazione dai lacci della cultura, della mentalità e dei costumi ereditati dal lungo ventennio fascista, puntando a una rinascita etica e morale della nuova nazione, a una cultura come bene morale a cui devono partecipare anche le donne, alla costruzione di una rinnovata coscienza civile, nonché al risveglio di una dignità femminile capace di emanciparsi dalla cultura patriarcale, sia nelle azioni politiche contro l'oppressore e il nemico, sia nella dimensione famigliare e affettiva.
Alla voce radiofonica si affiancò anche un lavoro di scrittura giornalistica e letteraria, in cui insieme a Cialente e De Céspedes ritroviamo anche i nomi di altre giornaliste e scrittrici (tra cui Anna Banti, Anna Garofalo, Paola Masino, Marise Ferro, Natalia Ginzburg ) che seppero usare la parola come arma di emancipazione al fine di una parità concreta e sostanziale tra i due sessi e di una nuova identità di genere femminile. Ad animarle è una sorta di antifascismo attivo che investe la sfera politica a partire dalla vita privata e che trova la sua arma nella comunicazione letteraria".
Ottanta anni dopo, qual è la forza della parola, oggi?
"Rileggere oggi un romanzo come Dalla parte di lei pubblicato nel '49 dalla De Cespedes, così come affidarsi alla lettura dell'Artemisia di Anna Banti o di É stato così di Natalia Ginzburg, entrambi pubblicati nel '47, significa riconoscere la forza della parola, e la onda lunga della letteratura. Perché le parole depositate nelle pagine di questi romanzi hanno una potenza di comunicazione e di svelamento che è rimasta immutata ed è tuttora feconda. I concetti e le problematiche che ne emergono e l'interesse che suscitano nei lettori sono il segno di una attualità che da un lato affascina e dall'altro sconcerta, ma ribadisce comunque il valore della loro scrittura e della loro parola al di là della contingenza temporale. La questione della non parità tra i sessi, la difficoltà se non impossibilità di una comunicazione autentica tra uomo e donna, l'illusione del "sogno d'amore", sono solo alcuni dei temi che attraversano le pagine delle nostre scrittrici e che sono vivi più che mai nella società contemporanea. Ad esempio, l'emergere della violenza contro le donne nel mondo d'oggi, nonché la sua trasversalità, ci dice molto della permanenza di quella cultura patriarcale contro cui le nostre scrittrici puntarono il dito nei loro scritti e nei loro romanzi.
Se invece riflettiamo più in generale sulla capacità della parola d'incidere nel mondo civile e sociale, e ripensiamo alle rubriche da loro tenute sulle riviste femminili del dopoguerra, certo non si può non accorgersi di una differenza con la nostra epoca, dove la parola mantiene sì il suo grande potere ma non è sempre "curata" e "indirizzata" come fu allora, né chi la usa, penso ai nuovi media, è sempre consapevole della sua potenza".
Scrittura ed emancipazione. Come si è intrecciata la letteratura con la ridefinizione dell'identità femminile?
"Limitandoci alla letteratura italiana possiamo dire che già nell'Italia del primo '900 la scrittura femminile (penso a scrittrici come Neera, Annie Vivanti, Sibilla Aleramo) giocò un ruolo importante per l'emergere di quella che oggi chiamiamo identità di genere. Sotto forma di racconti di vite "d'ordinaria eccezione", la presa di coscienza della misera condizione intima delle donne raggiunse senz'altro un pubblico femminile più vasto e diversificato di quello coinvolto politicamente dal movimento di emancipazione, e dunque contribuì ad ampliare i confini concettuali e geografici di quella che veniva chiamata la donna nuova. Ora, dopo la dura esperienza della seconda guerra mondiale, le scrittrici protagoniste del mio libro Parole armate - in particolare Anna Banti, Alba de Céspedes e Natalia Ginzburg - riprendono il capo di quel gomitolo di idee e progetti appena abbozzato dalle scrittrici d'inizio secolo e rilanciano con forza e con strategia condivisa una battaglia che da pubblica, per l'uguaglianza dei diritti, richiedeva di farsi anche privata: cioè per una parità tra i sessi nella vita sentimentale e per un modello di etica femminile che andasse oltre il ruolo di cittadina. Non pare azzardato affermare che le tematiche centrali nei loro romanzi anticipano il femminismo degli anni settanta del Novecento e il dibattito su " privato" e "politico". E che si trattasse di una strategia condivisa da queste intellettuali e scrittrici ne resta traccia nella corrispondenza, nelle interviste e negli incontri che nelle pagine del mio libro restituisco al lettore insieme alla loro voce".
Valeria Babini
Parole armate
La Tartaruga
Pagg.280, euro 18
E di come Clorinda (Alba De Céspedes) ebbe un ruolo rilevante nel processo mirato a liberare la cultura dai pregiudizi del ventennio fascista, per crearne una nuova che avrebbe compreso, finalmente, anche le donne, protagoniste di una dignità femminile ritrovata fuori dalle gabbie patriarcali. Voci importanti alle quali se ne aggiunsero subito altre , personaggi come Paola Masino , Anna Banti o Anna Garofalo che, con le loro "parole armate", lottarono per l'emancipazione e la parità tra i sessi. Del resto in quel periodo, è anche la letteratura a intrecciarsi con la ridefinizione dell'identità di genere e Valeria Babini sottolinea come "in particolare Anna Banti, Alba de Céspedes e Natalia Ginzburg - riprendano, con il loro narrare, il capo di quel gomitolo di idee e progetti appena abbozzato dalle scrittrici d'inizio secolo". Tanto da non far sembrare azzardato "affermare che, nei loro romanzi, le tematiche centrali anticipano il femminismo degli anni settanta del Novecento e il dibattito su " privato" e "politico".
Parole armate che restano nel tempo e basta pensare a Dalla parte di lei di Alba De Cespedes, o all'Artemisia di Anna Banti o a É stato così di Natalia Ginzburg, per riconoscere la forza dei loro scritti e l'onda lunga della letteratura. "Perché le parole depositate nelle pagine di questi romanzi hanno una potenza di comunicazione e di svelamento che è rimasta immutata ed è tuttora feconda".
Scrittrici, giornaliste, autrici. In che modo la comunicazione ha partecipato alla Liberazione del nostro paese?
"Parole Armate ricostruisce proprio il ruolo determinante che ebbero alcune scrittrici italiane in quella che è stata chiamata "la battaglia delle onde" nella guerra di Liberazione nazionale. In particolare Fausta Cialente e Alba de Céspedes, autrici di romanzi di grande successo, decisero di partecipare attivamente alla Resistenza combattendo con l'arma della parola attraverso le trasmissioni radiofoniche da loro coordinate e condotte. Così la Cialente da "Siamo italiani, parliamo agli italiani", palinsesto dell'emittente britannica Radio Cairo, e la De Céspedes da "L'Italia combatte" di Radio Bari prima e di Radio Napoli poi, operarono per fornire alla popolazione una controinformazione sull'andamento della guerra smontando quelle che oggi chiamiamo fake news, diffuse dalla propaganda nazifascista attraverso le radio ufficiali. Ma l'intervento delle due scrittrici non si limitò a questo. Soprattutto Alba de Céspedes, sotto lo pseudonimo battagliero di Clorinda ripreso dalla Gerusalemme Liberata del Tasso, sostenne la guerra di Liberazione e, rivolgendosi in particolare ai giovani e alle donne, li incoraggiò ad azioni di sabotaggio e alla resistenza civile. Di più: la voce di Clorinda si batté anche per veicolare una idea di libertà che significava anche liberazione dai lacci della cultura, della mentalità e dei costumi ereditati dal lungo ventennio fascista, puntando a una rinascita etica e morale della nuova nazione, a una cultura come bene morale a cui devono partecipare anche le donne, alla costruzione di una rinnovata coscienza civile, nonché al risveglio di una dignità femminile capace di emanciparsi dalla cultura patriarcale, sia nelle azioni politiche contro l'oppressore e il nemico, sia nella dimensione famigliare e affettiva.
Alla voce radiofonica si affiancò anche un lavoro di scrittura giornalistica e letteraria, in cui insieme a Cialente e De Céspedes ritroviamo anche i nomi di altre giornaliste e scrittrici (tra cui Anna Banti, Anna Garofalo, Paola Masino, Marise Ferro, Natalia Ginzburg ) che seppero usare la parola come arma di emancipazione al fine di una parità concreta e sostanziale tra i due sessi e di una nuova identità di genere femminile. Ad animarle è una sorta di antifascismo attivo che investe la sfera politica a partire dalla vita privata e che trova la sua arma nella comunicazione letteraria".
Ottanta anni dopo, qual è la forza della parola, oggi?
"Rileggere oggi un romanzo come Dalla parte di lei pubblicato nel '49 dalla De Cespedes, così come affidarsi alla lettura dell'Artemisia di Anna Banti o di É stato così di Natalia Ginzburg, entrambi pubblicati nel '47, significa riconoscere la forza della parola, e la onda lunga della letteratura. Perché le parole depositate nelle pagine di questi romanzi hanno una potenza di comunicazione e di svelamento che è rimasta immutata ed è tuttora feconda. I concetti e le problematiche che ne emergono e l'interesse che suscitano nei lettori sono il segno di una attualità che da un lato affascina e dall'altro sconcerta, ma ribadisce comunque il valore della loro scrittura e della loro parola al di là della contingenza temporale. La questione della non parità tra i sessi, la difficoltà se non impossibilità di una comunicazione autentica tra uomo e donna, l'illusione del "sogno d'amore", sono solo alcuni dei temi che attraversano le pagine delle nostre scrittrici e che sono vivi più che mai nella società contemporanea. Ad esempio, l'emergere della violenza contro le donne nel mondo d'oggi, nonché la sua trasversalità, ci dice molto della permanenza di quella cultura patriarcale contro cui le nostre scrittrici puntarono il dito nei loro scritti e nei loro romanzi.
Se invece riflettiamo più in generale sulla capacità della parola d'incidere nel mondo civile e sociale, e ripensiamo alle rubriche da loro tenute sulle riviste femminili del dopoguerra, certo non si può non accorgersi di una differenza con la nostra epoca, dove la parola mantiene sì il suo grande potere ma non è sempre "curata" e "indirizzata" come fu allora, né chi la usa, penso ai nuovi media, è sempre consapevole della sua potenza".
Scrittura ed emancipazione. Come si è intrecciata la letteratura con la ridefinizione dell'identità femminile?
"Limitandoci alla letteratura italiana possiamo dire che già nell'Italia del primo '900 la scrittura femminile (penso a scrittrici come Neera, Annie Vivanti, Sibilla Aleramo) giocò un ruolo importante per l'emergere di quella che oggi chiamiamo identità di genere. Sotto forma di racconti di vite "d'ordinaria eccezione", la presa di coscienza della misera condizione intima delle donne raggiunse senz'altro un pubblico femminile più vasto e diversificato di quello coinvolto politicamente dal movimento di emancipazione, e dunque contribuì ad ampliare i confini concettuali e geografici di quella che veniva chiamata la donna nuova. Ora, dopo la dura esperienza della seconda guerra mondiale, le scrittrici protagoniste del mio libro Parole armate - in particolare Anna Banti, Alba de Céspedes e Natalia Ginzburg - riprendono il capo di quel gomitolo di idee e progetti appena abbozzato dalle scrittrici d'inizio secolo e rilanciano con forza e con strategia condivisa una battaglia che da pubblica, per l'uguaglianza dei diritti, richiedeva di farsi anche privata: cioè per una parità tra i sessi nella vita sentimentale e per un modello di etica femminile che andasse oltre il ruolo di cittadina. Non pare azzardato affermare che le tematiche centrali nei loro romanzi anticipano il femminismo degli anni settanta del Novecento e il dibattito su " privato" e "politico". E che si trattasse di una strategia condivisa da queste intellettuali e scrittrici ne resta traccia nella corrispondenza, nelle interviste e negli incontri che nelle pagine del mio libro restituisco al lettore insieme alla loro voce".
Valeria Babini
Parole armate
La Tartaruga
Pagg.280, euro 18