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Commissione Vergogna

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Il Giorno della Memoria è diventato il Giorno della Vergogna. Solo in un Paese che ha perso il senso della sua Storia e delle sue istituzioni può accadere che la commemorazione dei magistrati caduti sotto il piombo del terrorismo e della mafia si trasformi nella criminalizzazione delle toghe cadute sotto i colpi del presidente del Consiglio. Le parole che Silvio Berlusconi è tornato a pronunciare davanti al Tribunale di Milano feriscono simbolicamente come pallottole. Ripetere che certa magistratura è un "cancro da estirpare", proprio davanti ai ritratti di Emilio Alessandrini, Guido Galli e Giorgio Ambrosoli, non è solo un oltraggio alle vittime, ma è anche e soprattutto un messaggio ai "superstiti". La guerra del premier non è finita, e finirà solo con l'annientamento del "nemico". Questo significa il rilancio della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'operato dei giudici. Un atto di sfida, che in nessuna democrazia occidentale e normale troverebbe ascolto e cittadinanza, e che invece in Italia promana direttamente dal capo del governo.

Ora si scopre che un disegno di legge per l'istituzione della Commissione esiste già, ed è stato già depositato alla Camera il 4 febbraio scorso, ad opera di uno dei pasdaran del berlusconismo da combattimento, Giorgio Stracquadanio. La novità è che questa proposta di legge potrebbe essere messa in discussione a Montecitorio entro la fine di maggio. Con l'obiettivo di riscrivere la storia repubblicana, a partire da Tangentopoli, e di indagare sull'"uso politico della giustizia", come esige il presidente del Consiglio. "Ne ho parlato direttamente con lui", dice ora Stracquadanio, annunciando la concreta possibilità di accelerfare i tempi del dibattito. Sull'irresponsabilità e l'impudenza di questa iniziativa non c'è altro da aggiungere, dopo i duri moniti del Capo dello Stato. È chiaro a tutti che un'inchiesta parlamentare sull'operato della magistratura, se e quando dovesse partire, non approderebbe da nessuna parte, pena la completa distruzione del tessuto istituzionale e costituzionale che disciplina i rapporti tra i poteri dello Stato. Ma è altrettanto chiaro che Berlusconi, mentre utilizza l'invasione degli immigrati e la scossa all'economia come armi di distrazione verso l'opinione pubblica, intende usare la battaglia sulla giustizia come arma di intimidazione contro i pubblici ministeri.

Quelli che hanno indagato su di lui, nei processi Mills, Mediatrade e Mediaset. Quelli che indagano su di lui, nel processo Ruby. E quelli che potrebbero indagare su di lui, in chissà quali altri filoni di indagine. Sono tutti avvertiti. Il premier, investito della sacrale sovranità dal suo popolo fedele, può sospendere a proprio piacimento il principio di legalità per sottrarsi al suo giudice naturale. La sua forza di fuoco paralizza la legislatura da due anni e mezzo. Legge Alfano, legittimo impedimento, riforma della giustizia, ddl sulle intercettazioni, prescrizione breve, processo lungo. L'elenco delle leggi vergogna fatte o tentate mette paura. E potrebbe allungarsi ancora, se le amministrative di domenica prossima confermassero che il berlusconismo, ancorché in declino, non conosce tuttora alternative possibili. Un'eventualità che fa tremare i polsi, anche solo a immaginarla.