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Il Paese sgovernato

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Il governo si dissolve, tra le "giornate intense" di Letta e le "serate eleganti" di Berlusconi. Alla Camera va sotto su un emendamento che inserisce anche la scuola pubblica tra i beneficiari dell'8 per mille. È la novantesima volta che accade, in tre anni e mezzo di legislatura. Un record assoluto, che farebbe schiantare l'esecutivo di qualunque altro Paese del mondo. Non quello italiano, che come il calabrone (corpaccione enorme, ali minuscole) vola radente e dannoso, sfidando tutte le leggi della fisica e della politica. Ma questo apparente "miracolo" non può e non deve ingannare. Il collasso numerico sull'8 per mille di oggi avviene a sole ventiquattr'ore di distanza dal successo aritmetico su Saverio Romano di ieri. È la "cifra" politica della maggioranza attuale: resiste quando il test parlamentare mette in gioco la sua sopravvivenza, non esiste quando si tratta di votare l'ordinaria amministrazione. Cioè quand…

Il governo si dissolve, tra le "giornate intense" di Letta e le "serate eleganti" di Berlusconi. Alla Camera va sotto su un emendamento che inserisce anche la scuola pubblica tra i beneficiari dell'8 per mille. È la novantesima volta che accade, in tre anni e mezzo di legislatura. Un record assoluto, che farebbe schiantare l'esecutivo di qualunque altro Paese del mondo. Non quello italiano, che come il calabrone (corpaccione enorme, ali minuscole) vola radente e dannoso, sfidando tutte le leggi della fisica e della politica. Ma questo apparente "miracolo" non può e non deve ingannare. Il collasso numerico sull'8 per mille di oggi avviene a sole ventiquattr'ore di distanza dal successo aritmetico su Saverio Romano di ieri. È la "cifra" politica della maggioranza attuale: resiste quando il test parlamentare mette in gioco la sua sopravvivenza, non esiste quando si tratta di votare l'ordinaria amministrazione. Cioè quando si tratta di governare il Paese.

Infatti il Paese è di fatto sgovernato da tre anni e mezzo. Quando il mondo gira più o meno come al solito, ti puoi persino concedere questo lusso. Non te lo puoi più permettere, viceversa, quando il pianeta soffre una crisi globale, e tu in Europa sei l'anello debole della catena. La vittoria casalinga di Angela Merkel, che riesce a convincere il Bundestag ad approvare il potenziamento del Fondo Salva-Stati, aiuta l'Eurozona a prendere un po' d'ossigeno. Ma i problemi non sono affatto risolti. L'eurodelirio è appena agli inizi, e il peggio deve ancora venire. Per questo l'Italia continua ad essere esposta al massimo pericolo. Tanto più con un governo che affonda, e che torna a lacerarsi al suo interno sulle questioni di sempre. Come affrontare la partita del risanamento dei conti pubblici, con il necessario supplemento di manovra richiesto dalla Ue e dalla Bce sul fronte delle pensioni? Come fronteggiare con un minimo di credibilità il pacchetto-sviluppo che invocano ormai tutte le parti sociali? E come sciogliere il nodo della nomina del nuovo governatore della Banca d'Italia, la più importante istituzione economica della Repubblica, gettata nel tritacarne del regolamento di conti interno alla Pdl?

Queste sono le domande, tuttora senza risposta, che il premier elude mentre festeggia i suoi settantacinque anni menando fendenti contro la magistratura. Come se i guai dell'Italia dipendessero tutti da un manipolo di toghe rosse acquartierate nelle procure, e non invece da una cricca di irresponsabili asserragliati nel Palazzo. Questa crisi non si gestisce con un presidente del Consiglio e un ministro dell'Economia che non si parlano, e che quando si parlano fanno finta di trovare un accordo, salvo poi insultarsi e delegittimarsi a vicenda e per interposta persona nel gioco al massacro dei retroscena giornalistici. Quando si ribellano persino i sindacati gregari come la Cisl di Bonanni e la Uil di Angeletti, quando urlano la propria rabbia i decani dell'industria guidati da Emma Marcegaglia, i giovani imprenditori al seguito di Jacopo Morelli e i disillusi costruttori capitanati da Paolo Buzzetti, vuol dire che la misura è davvero colma. Un governo si può anche tenere in ostaggio. Ma non si può prendere in ostaggio un intero Paese.