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Molise, dov'è la sinistra?

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Molise, Italia. A voler azzardare una lettura "nazionale" dell'esito di queste elezioni in una piccola e complicata regione del Centro-Sud, ci sarebbero diverse buone ragioni per far allarmare il centrosinistra. La vittoria di misura del candidato del centrodestra è un non-senso se messa in parallelo all'ineluttabile e speculare declino di Silvio Berlusconi. Michele Iorio, al suo terzo mandato, si afferma contro la logica: pluri-indagato, sponsorizzato dal Cavaliere, ha il coraggio di far sparire il nome del premier dal simbolo, e così incassa il sostegno dell'Udc che lo porta al traguardo. Questa specie di anomalo "Polo dei moderati", ricostituito dopo aver cancellato dalla sua offerta politica locale il suo leader nazionale ormai trasformato in un "black bloc", non serve a convincere, ma basta per vincere.

Il raffronto tra i risultati elettorali di oggi e quelli delle precedenti regionali del novembre 2006 sollecita qualche riflessione. Il centrodestra può festeggiare lo scampato pericolo, ma senza crogiolarsi in un successo che non c'è. La coalizione che sostiene Iorio ottiene il 46,9%, pari a 89.142 voti. C'è un crollo verticale, quasi 10 punti, rispetto al 54,1% di dieci anni fa (pari a 112.152 voti). E se la somma di Forza Italia e An nel 2006 dava un 28,8% di consensi, oggi il Pdl scivola al 17,05%. più di 11 punti in meno. Il confronto è ancora più impietoso con il dato delle politiche del 2008, dove in Molise (alla Camera) il Pdl incassò il 36,5%, pari a 71.994 voti. È un tracollo evidente. Più di un campanello d'allarme per Berlusconi, e anche per Alfano alle prese con un'improbabile e non credibile rilancio del partito "sul territorio".

Ma se il centrodestra deve ragionare sulla sua incapacità di mantenere il consenso, il centrosinistra deve riflettere sulla sua incapacità di intercettare il dissenso. L'insieme delle opposizioni, dalle urne di due giorni fa, ottiene il 46,15%, pari a 87.637 voti. Cresce di appena un punto percentuale, sia rispetto alle regionali 2006 (45,9%), sia rispetto alle politiche 2008 (45,6%). Ma in questa metà campo, il dato peggiore riguarda il Partito democratico. Ha ottenuto il 9,3% (pari a 17.735 voti). Male rispetto alle politiche (17,9%). Malissimo rispetto alle precedenti regionali, quando la somma Ds-Margherita ottenne il 23,3% dei voti. La stessa flessione (rispetto alle politiche) la registra l'Italia dei Valori, mentre l'Api di Rutelli si accontenta di un 5,9% e l'arcipelago della sinistra radicale resta più o meno sulle stesse posizioni di cinque anni fa.

L'opposizione può recriminare a lungo (e a ragione) sul "sabotaggio" indotto dalla presenza dei Grillini, visto che il Movimento Cinque Stelle ha sottratto al centrosinistra 5,6 punti percentuali, impedendo così la vittoria di Paolo Frattura. Ma questa spiegazione, pur comprensibile, suona riduttiva e autoconsolatoria. C'è un dato politico generale, che si coglie anche dalla "sindrome molisana", con il quale la sinistra riformista deve fare i conti: la sua offerta politica non è sufficiente né a convincere gli arrabbiati di sinistra a votare Pd, né i delusi di destra a spostarsi da un polo all'altro. Il governo Berlusconi è una calamità devastante. Ma l'armata anti-berlusconiana non pare un'alternativa convincente.