La stagione del "benevolo distacco" è finita per sempre. Ed è bene che sia così. Ma qui si rischia l'accanimento terapeutico, e forse questo va un po' meno bene. La svolta annunciata da Ignazio Visco venerdì scorso all'Accademia dei Lincei non può che far piacere. Nel discorso del governatore c'è, neanche troppo implicita, una sana autocritica dei regolatori. In questi anni si sono fidati troppo della "mano invisibile" della finanza, che spesso, invece di allocare al meglio le risorse le esportava nei paradisi fiscali, e invece di limitare le perdite le nascondeva sotto il tappeto. Ora si cambia strategia. E non solo sui derivati o sullo shadow banking. L'ha spiegato lo stesso Visco: "La necessità di convergere su un nuovo sistema di accantonamento a riserva basato sulle perdite attese riveste rilevanza immediata per gli utenti finali e nell'ottica della stabilità finanziaria". Con spietata coerenza rispetto alle "issues" del governatore, la Banca d'Italia ha appena avviato un giro di vite preventivo sui bilanci delle banche, a colpi di ispezione presso gli istituti quotati in Borsa. L'obiettivo di una gestione molto più rigorosa degli accantonamenti fatti a fronte dei crediti in difficoltà è comprensibile, ed entro certi limiti condivisibile. Si tratta solo di fissare i giusti limiti, appunto. E qui la situazione si fa critica. Il nuovo criterio fissato da Via Nazionale (che implicherà svalutazioni medie del 20-25% del valore delle garanzie reali a fronte dei prestiti concessi) si tradurrà in una vera stangata sui conti di molte banche. Banco Popolare e Credit Agricole, ma anche Unicredit e Intesa, o Banca Popolare dell'Emilia Romagna e Bpm: l'impatto del meccanismo del "pronto realizzo" sarà pesante, e si tradurrà in un fortissimo aumento degli accantonamenti, che fatalmente si scaricherà sugli utili e in qualche caso si abbatterà sui dividendi. Non ci sarebbe nulla di cui preoccuparsi, se questi principi pensati per dare più stabilità al sistema scattassero in un fase normale del ciclo economico. Il guaio è che invece la fase è drammaticamente eccezionale. Le prospettive del ciclo economico restano disastrose, e aggravate in Italia dallo "sgoverno" politico uscito dalle urne. A gennaio i trasferimenti al settore privato sono diminuiti dell'1,6 per cento, il dato peggiore degli ultimi 14 mesi. Al tempo stesso, le sofferenze sono esplose al 17,5 per cento, contro il 16,6 del mese precedente. Ormai siamo oltre i 130 miliardi. Se a questo si aggiunge la contestuale entrata a regime dei vincoli di Basilea III, e il parallelo rischio di un ulteriore aumento degli spread come conseguenza della perdurante ingovernabilità del Paese, il quadro è completo. Per le banche italiane la stagione dei bilanci, che si apre ufficialmente oggi, sarà un bel lavacro. Più che pietrificata, una foresta scarnificata. m. [email protected]