Nel «governo del nostro scontento», come l’ha felicemente ribattezzato la copertina di Internazionale, Enrico Letta è riuscito a ridurre quasi al minimo sindacale i danni collaterali di un governo di coalizione di cui Silvio Berlusconi, piaccia o no, detiene a tutti gli effetti la golden share. Ma se la «riduzione del danno» è stata possibile per la lista dei ministri, l’operazione è riuscita assai meno per la lista dei sottosegretari. Nel numero di Affari & Finanza in edicola lunedì 6 maggio diamo conto di programmi e organigrammi dei due principali ministeri economici. Qui, su tutte, colpisce una gattopardesca operazione di «riciclaggio». Antonio Catricalà lascia la poltrona strategica di sottosegretario Palazzo Chigi, e si sposta allo Sviluppo. Se si vuole una rappresentazione plastica delle larghe intese, questa è perfetta. Catricalà è un grand commis di lungo corso. Nell’anno e mezzo di servizio alla presidenza del Consiglio, è stato considerato «l’uomo all’Avana» di Gianni Letta, il plenipotenziario berlusconiano dentro la «casta dei quiriti». Ora, come spiega l’articolo di Stefano Carli, con il suo nuovo incarico Catricalà dovrà gestire almeno due dossier ad altissima intensità politica. Quello sulle frequenze tv, e soprattutto quello sulla rete Telecom.
Cosa ci possiamo aspettare? Non ce ne voglia l’ex presidente dell’Antitrust. Ma la risposta, temo, è un bel nulla. L’ipotetica operazione H3G, per Telecom è per il Sistema-Paese, implica una scelta forte di politica industriale. Come ho già scritto, l'affare con Li Ka Shin ha senso solo se dal conferimento di 3 e dall’ingresso dei cinesi nasce una vera società della rete in capo al Fondo strategico della Cdp, autonoma e non controllata da Telecom, che investe sull’infrastruttura e la mette a disposizione di tutti gli operatori, a tariffe e a condizioni paritarie e concorrenziali. Un’opzione del genere cambierebbe radicalmente la fisionomia del mercato, non solo nelle tlc ma anche nelle televisioni. La rete in fibra ottica in tutte le case degli italiani determinerebbe una gigantesca «disintermediazione» dell’offerta tv, in termini di contenuti e di servizi. Altrove, in Europa e nel mondo, il fenomeno è in pieno corso. È immaginabile anche in Italia, dove Mediaset per sopravvivere resta disperatamente aggrappata al satellite e al digitale terrestre? Catricalà avrà il coraggio di fare un passo del genere, a tutto danno del Cavaliere? Mi permetto di dubitarne. Nel frattempo, dal giorno della nascita del governo Letta, Mediaset ha guadagnato in Borsa più del 10%. A spanne, il titolo (che capitalizza circa 2,3 miliardi) ha aumentato dunque il suo valore di oltre 200 milioni. Sempre a spanne, la famiglia Berlusconi (che controlla il 40% delle azioni) si è già arricchita di un’ottantina di milioni. Magia delle intese larghe. Anzi, larghissime. [email protected]
Cosa ci possiamo aspettare? Non ce ne voglia l’ex presidente dell’Antitrust. Ma la risposta, temo, è un bel nulla. L’ipotetica operazione H3G, per Telecom è per il Sistema-Paese, implica una scelta forte di politica industriale. Come ho già scritto, l'affare con Li Ka Shin ha senso solo se dal conferimento di 3 e dall’ingresso dei cinesi nasce una vera società della rete in capo al Fondo strategico della Cdp, autonoma e non controllata da Telecom, che investe sull’infrastruttura e la mette a disposizione di tutti gli operatori, a tariffe e a condizioni paritarie e concorrenziali. Un’opzione del genere cambierebbe radicalmente la fisionomia del mercato, non solo nelle tlc ma anche nelle televisioni. La rete in fibra ottica in tutte le case degli italiani determinerebbe una gigantesca «disintermediazione» dell’offerta tv, in termini di contenuti e di servizi. Altrove, in Europa e nel mondo, il fenomeno è in pieno corso. È immaginabile anche in Italia, dove Mediaset per sopravvivere resta disperatamente aggrappata al satellite e al digitale terrestre? Catricalà avrà il coraggio di fare un passo del genere, a tutto danno del Cavaliere? Mi permetto di dubitarne. Nel frattempo, dal giorno della nascita del governo Letta, Mediaset ha guadagnato in Borsa più del 10%. A spanne, il titolo (che capitalizza circa 2,3 miliardi) ha aumentato dunque il suo valore di oltre 200 milioni. Sempre a spanne, la famiglia Berlusconi (che controlla il 40% delle azioni) si è già arricchita di un’ottantina di milioni. Magia delle intese larghe. Anzi, larghissime. [email protected]