Questioni di gusto

di Eleonora Cozzella

Sapori e idee, storie di cibo e di viaggi, di chef e ingredienti, alla scoperta della gastronomia che cambia. Raccontata da una giornalista curiosa (e golosa). Ogni giovedì il podcast di Eleonora Cozzella su Repubblica

Pane Nostrum

Gli italiani chiusi in casa, ne riscoprono il cuore pulsante, la cucina, come luogo in cui mangiare, sì, ma soprattutto in cui cucinare. Ma prima ancora che cuochi rivelano la vocazione da fornai. Nei supermercati tra i prodotti più venduti ci sono lievito e farina. Sui social media le immagini più postate sono quelle di impasti che maturano, poi pagnotte, filoni, focacce appena sfornati. È il pane l’alimento simbolo di questa cattività domestica. È rassicurante, genuino e diffonde in tutta la casa un profumo buono. Il pane ci rende parte attiva del miracolo di ingredienti umili che danno vita al cibo più essenziale. E ci fa sentire al sicuro.

In fondo è nella storia l’emblema della sopravvivenza, cibo dei riti e della devozione religiosa (“Dacci oggi il nostro pane quotidiano”, recitano i cristiani) ma anche strumento di potere codificato già nell’antica Roma: “panem et circenses”, raccomandava Giovenale. E in questa casalinghitudine coatta è sia alimento che attività ludica, un passatempo carico di significati metaforici.

In fondo è cibo che segna le civiltà in lungo e in largo, ogni popolo ha il suo pane, sempre uguale per tutti – acqua e farina - e sempre diverso, negli innumerevoli formati che cambiano da paese a paese. E che oggi si ricongiunge e ci ricongiunge nei forni delle nostre case, nelle città globalizzate ma isolate, facendo circolare aromi e sapori primordiali.

Ecco il pane, semplice quanto straordinario impasto di farina, acqua e lievito, ha fatto la storia dell’umanità, ha distinto l’uomo civilizzato, capace di coltivare la terra e ricavarne prodotti da trasformare, dai popoli primitivi che continuavano a inseguire le prede.

Ci ha sfamato per millenni, a partire dagli Egizi, primi panificatori dell’antichità, che scoprirono la lievitazione naturale e inventarono i forni con la volta a cupola. All’ombra dei Faraoni, il pane fu allora usato come forma di salario mentre i Greci istituirono i primi forni pubblici e le prime associazioni di categoria.

“Farina d’orzo e farina di frumento sono il midollo degli uomini” è cantato nell’Odissea. Certo, tra il pane fatto con la farina raffinata di frumento abburattata, destinato ai ricchi, e quello con cereali minori c’era una grande differenza di sapore, ma in ogni caso anche Erodoto non aveva dubbi: pane e acqua a sufficienza fanno l’uomo “beato al pari di Zeus”.

Forse è per ritrovare un po’ di quella beatitudine che ci troviamo a impastare farine raffinate o integrali e sfornare fragranti panini e pagnotte. E quella sensazione di benessere è già di per sé il companatico.

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/questioni-di-gusto/2020/03/18/audio/pane_nostrum-423008043/

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