Mr. Maccioni, un tavolo in paradiso
Eleonora Cozzella"Sospendendo l'immigrazione, contribuiremo a mettere in prima fila per i posti di lavoro gli americani”. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che ha fermato l’immigrazione per 60 giorni, dando lo stop ai permessi di residenza permanenti.
Pensare che proprio ieri l’America, oltre all’Italia, piangeva un suo grande immigrato, Sirio Maccioni, che arrivò negli Usa nel 1956 quasi senza arte né parte e conoscendo poco la lingua. Ma con la forza di volontà e l’entusiasmo che gli ha permesso di creare un vero e proprio impero. Lo hanno ricordato le principali testate americane, dal Wall Street Journal al New York Times, definendolo leggendario. Lui ha incarnato il proverbiale sogno americano.
Lavoratore instancabile e intelligente, ma non in regola con i permessi, arrivò appena 24enne a New York, conoscendo poco la lingua e annaspando per i primi lavoretti giornalieri, quando ancora essere italiano era quasi una colpa. Lo racconta bene nella sua biografia.
Quel bellissimo giovane arrivato da Montecatini, facendo leva su un fascino naturale e sul duro studio della lingua e della storia della gastronomia, ha iniziato a guadagnare, soldi ma anche rispetto, ha ottenuto la green card, poi la cittadinanza. A poco a poco il suo ristorante, Le Cirque, è diventato il punto di ritrovo del Bel Mondo.
Ai tavoli della sua sala dagli anni '70 ai '90 è passata tutto il jet set: presidenti degli Stati Uniti, attori, finanzieri, cantanti, politici: da Ronald Reagan a Bill clinton, ovviamente con relative first lady, da Woody Allen a Robert De Niro, da Barbra Streisand a Sophia Loren.
Quando Papa Wojityla andò negli Stati Uniti mangiò nel suo ristorante a Manhattan. Sirio Maccioni, allora il ristoratore italiano più famoso d’America, gli assicurò che per Sua Santità ci sarebbe sempre stato un tavolo al Le Cirque. Il papa rispose: “E come si fa a prenotare un tavolo in Paradiso?”.
Questa battuta è diventata poi il titolo di un film che nel 2007 ha celebrato la carriera e la storia di un imprenditore simbolo della ristorazione italiana che ha conquistato gli Usa: “A Table in Heaven”, trasmesso dalla HBO.
Sicuro di sé ma mai presuntuoso ha lasciato una lezione inequivocabile: “il modo in cui veramente si può brillare – diceva - è essere i migliori; ma se ci si mette troppo in mostra si rischia di diventare presuntuosi. Le persone che sbagliano sono quelle che pensano che soltanto perché si è grandi o ricchi o di talento, non bisogna raccogliere un fazzoletto o un posacenere. Possono sembrare persone di successo queste, ma non lo sono affatto”.
Quando era un cameriere a inizio carriera, e lavorava da Oscar Tucci al Delmonico, i clienti abituali, gli Onassis, e Rockfeller, gli Agnelli, chiedevano di lui, volevano essere serviti da lui. Disse di Sirio David Rockfeller: ti fidavi di lui perché ti consigliava, non avevi l’impressione che ti stesse prendendo in giro. Sapeva esattamente dov’era il confine tra fare il cameriere ed essere un professionista. Apparteneva sicuramente alla seconda categoria e ti rendeva grato del servizio da lui offerto.
Su questo stile ha basato il successo, ma anche su un pizzico di furbizia.
Diversi aneddoti ne delineano lo stile: quello dei "tavoli che volavano" e quello delle modelle. Quanto si mise in proprio, nel 1974 a Le Cirque, non voleva che ci fossero mai tavoli vuoti, quindi quando non era al completo, un team di camerieri espertissimi faceva sparire i tavoli non occupati. "Io distraevo i clienti seduti, loro erano abilissimi a togliere di mezzo tavoli non occupati. Sembravo sempre al completo". Poi lo fu davvero, con tanto di lunga lista d'attesa.
Per far parlare dei miei locali avevo fatto un accordo con Henry Ford che aveva un'agenzia di modelle. Lui mi mandava a pranzo un paio di volte alla settimana le modelle (che comunque mangiavano pochissimo) ed è chiaro che i paparazzi facevano a gara per fotografarle all'ingresso e all'uscita".
Insomma, nell'high society si diffuse la voce che era il posto più glam. Era poi diventato grande amico di Cindy Crawford, Naomi Campbell e altre top model, che frequentavano abitualmente casa sua. Così in naturalezza che la moglie, la bellissima cantante lirica Egidiana non ne era gelosa, assicura.
Lui, il montecatinese giramondo, ha creato un piccolo impero di ristoranti tra New York, Las Vegas, Città del Messico e Repubblica Dominicana, ha compiuto un percorso leggendario.
Tra le grandi lezioni quella che ill cliente deve essere al centro dell’attenzione. Ai suoi chef chiedeva questo. “Ho sempre preteso che lo chef cucinasse ciò che piace ai clienti, non ciò che accarezza il proprio ego”. E che cosa piace ai clienti? "La semplicità e la qualità servite con modo elegante".
Sicuro Mr.Trump che voglia rinunciare ad altri Maccioni?