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La Parigi all'italienne
di Fognini e Schiavone

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Quando si fa un errore, è corretto ammetterlo: me lo diceva ieri il mio amico Giovanni, sconfitto per aver ribattuto una palla fuori di due metri nella sua metà campo prima però che toccasse terra. "Ho sbagliato, mi hanno tolto il punto. Giusto". Ora tocca a me il mea culpa: non c'è solo la Schiavone in Italia a poter puntare alle semifinali di uno Slam, come ho scritto nel primo Rep-play dedicato al Roland Garros 2011. Ce n'è un altro, un uomo: Fabio Fognini.

Un tempo avremmo tirato fuori dagli archivi la foto di Dorando Petri (Pietri, secondo i puristi dello sport) che 103 anni fa tagliò per primo il traguardo della maratona olimpica londinese sorretto dai giudici perché stava crollando a terra, sfinito, e per questo fu poi squalificato. O la famosa copertina della Domenica del Corriere dove Enrico Toti, al fronte senza una gamba, getta la stampella verso il nemico e poi viene falciato dalle mitragliatrici. Correva l'anno 191…
Quando si fa un errore, è corretto ammetterlo: me lo diceva ieri il mio amico Giovanni, sconfitto per aver ribattuto una palla fuori di due metri nella sua metà campo prima però che toccasse terra. "Ho sbagliato, mi hanno tolto il punto. Giusto". Ora tocca a me il mea culpa: non c'è solo la Schiavone in Italia a poter puntare alle semifinali di uno Slam, come ho scritto nel primo Rep-play dedicato al Roland Garros 2011. Ce n'è un altro, un uomo: Fabio Fognini.

Un tempo avremmo tirato fuori dagli archivi la foto di Dorando Petri (Pietri, secondo i puristi dello sport) che 103 anni fa tagliò per primo il traguardo della maratona olimpica londinese sorretto dai giudici perché stava crollando a terra, sfinito, e per questo fu poi squalificato. O la famosa copertina della Domenica del Corriere dove Enrico Toti, al fronte senza una gamba, getta la stampella verso il nemico e poi viene falciato dalle mitragliatrici. Correva l'anno 1916, fronte di Monfalcone.

Divagazioni sull'eroismo, moneta di poco corso anche se dal 17 marzo, festa del 150 compleanno dell'Italia unita, molti hanno riscoperto l'amore per la patria, classica ispiratrice di memorabili gesta non solo sportive.

Resta il fatto che ieri agli ottavi di finale del Roland Garros un tennista italiano spesso criticato per il suo atteggiamento sfottente ci ha fatto emozionare. In campo contro il granitico spagnolo Albert Montanes, Fabio Fognini l'ha superato per 11-9 al quinto set giocando gli ultimi sei game praticamente da fermo dopo un infortunio alla coscia sinistra che gli impediva di correre in avanti. Implacabili, da quel momento i giudici di linea gli hanno contestato 9 falli di piede, di cui due doppi con punto perso. Il pubblico parigino, poco sportivo come spesso gli accade, intanto fischiava perché Fabio restava in campo nonostante la menomazione. Forse questa è stata la benzina di cui il ligure, 24 anni compiuti la settimana scorsa, numero 49 al mondo, aveva bisogno. Piazzato sulla linea di fondo a centro campo, ha sfoggiato una serie di vincenti da fermo che hanno prostrato psicologicamente Montanes, incapace di capire che per battere Fabio avrebbe dovuto accorciare il gioco. Lo spagnolo ha così visto sfumare cinque palle del match. E alla fine ha dovuto cedere alla classe "di braccio" (le gambe non c'erano davvero più) del nostro numero uno.

L'impresa di Fognini, al di là dell'incredibile sequenza dei game finali, era stata costruita nelle prime tre ore e mezza delle quattro e 22 minuti totali di gioco, ossia quando i due avversari erano fisicamente alla pari. Di fatto, una partita equilibratissima: 4-6 6-4 3-6 6-3 6-7 fino all'infortunio e  all'epilogo che entrerà di diritto nella piccola storia del tennis italiano. E' stata la migliore partita della carriera di Fognini, che per la prima volta entra tra i best eight di uno Slam, come non succedeva a un maschio azzurro da tredici anni (Davide Sanguinetti a Wimbledon). Martedì, se riuscirà a riprendersi dall'infortunio, troverà l'ostacolo impossibile (forse) da superare: Nole Djokovic, che dallo scorso anno non perde una partita e ieri ha sconfitto in tre set il redivivo enfant prodige francese Richard Gasquet. Così sono 43 le partite consecutive vinte dal serbo, che ha raggiunto l'antico record di John McEnroe. E' ora di provare a fermarlo, Fabio?

Un Roland Garros finora magico per gli italiani, visto che anche Francesca Schiavone, vincitrice lo scorso anno, è entrata nei quarti. La milanese conferma lo stato di forma e la recuperata sicurezza battendo Jelena Jancovic, che resta una delle atlete più solide del circuito WTA, con un 6-3 2-6 6-4 che l'ha vista in gravi difficoltà nel secondo set e all'inizio del terzo. Il break decisivo sul 4 pari, dopo una serie di vantaggi per entrambe le giocatrici. Poi è la forza nervosa della campionessa  -  sostenuta nell'angolo da Corrado Barazzutti e Tathiana Garbin - a fare la differenza. Per passare alle semifinali dovrà superare la russa Anastasia Pavlyuchenkova, numero 15 nel ranking WTA, che ha undici anni meno di lei. Esperienza contro freschezza.

Perfino nel torneo di doppio maschile la coppia Bracciali-Starace ha passato ieri il terzo turno, così come aveva già fan quello femminile Flavia Pennetta, con la storica compagna Argentina Gisela Dulko, ai danni delle italiane Errani e Vinci. Peccato solo che nel torneo juniores sia subito uscito al primo turno la speranza Gianluigi Quinzi, sconfitto dall'australiano Sean Berman (1-6 7-5 7-5). Ma a 15 anni bisogna anche imparare a perdere.

Insomma, chi quest'anno ha scelto di fare una vacanza parigina al Roland Garros sta vedendo buon tennis, giocato anche dai nostri. Da prenderci gusto, speriamo. 

c. giua@kataweb. it