Sembra di sentirlo, Corrado Barazzutti, che sussurra "... e i francesi ci rispettano che le balle ancor gli girano" perché a cantarla ad alta voce si rischia sul Philippe Chatrier, dove i francesi fanno un tifo partigiano per Marion Bartoli che, al confronto, al Foro Italico sembriamo tutti soci di un esclusivo club inglese. Bartoli, peraltro, è
cognome toscano, come spesso se ne trovano in Corsica, dove l'avversaria di Francesca Schiavone è tennisticamente cresciuta. Chissà: se i genovesi non avessero ceduto l'isola ai francesi nel 1768, oggi avremmo avuto una semifinale tutta italiana al Roland Garros. E magari Napoleone Bonaparte, anch'egli di retaggio toscano, avrebbe condotto noi, anziché la Vecchia Guardia, sotto le Piramidi e nelle steppe di Russia.
Chissà. Ma la grandeur francese impersonata da Marion (numero 11 nel ranking WTA) oggi s'è dovuta arrendere all'efficacia, all'intelligenza e alla sicurezza di gioco di Francesca. Rapida e reattiva, la milanese ha condotto il primo set senza concedere nemmeno una palla di break all'avversaria, con rarissimi errori e la capacità di tenere la francese a fondo campo. Una prima partita perfetta (6-3), giocata quasi in scioltezza perché la nostra numero uno sa di non dover dimostrare più nulla. E' ormai definitivamente la tennista italiana più forte di tutti i tempi. La Bartoli, invece, sente molto la gara, sa che il pubblico amico le sta chiedendo di rivedere, dopo anni, un francese in finale. Dovrà aspettare ancora.
Il secondo set comincia male per la Schiavone, che subisce subito il break. Recupera in fretta e, sul 3-3, tocca a lei togliere il servizio alla francese. Un game da manuale, il settimo, con Francesca che non perde mai la guida degli scambi. Gioca straordinariamente bene, varia di continuo il ritmo, alterna deliziose smorzate a lungolinea improvvisi, non consente niente a Marion e chiude senza alcun rischio: 6-3.
Sabato dunque match decisivo tra due recenti finaliste di Slam, Francesca e Na Li (a Melbourne in gennaio, sconfitta in tre set dalla belga Kim Clijsters). La nostra campionessa, inoltre, bissa l'ingresso in finale dello scorso anno, dove trafisse l'australiana Sam Stosur. Un unico altro italiano c'era riuscito, sempre a Parigi nel 1959 e nel 1960: Nicola Pietrangeli. Peraltro vincendo in entrambe le occasioni.
Molto condizionata dal vento e dalla tensione l'altra semifinale, tra Maria Sharapova (7) e Na Li (6). In entrambi i set la russa di Bradington, dov'è cresciuta a pane e Bollettieri, parte fortissima e si ritrova sul 3-1 a suo favore. Ma quando potrebbe acquisire un vantaggio non più recuperabile perde totalmente il controllo del servizio e inanella una serie incredibile di doppi falli. La cinese acquista continuità e chiude in 54 minuti la prima partita sul 6-4 e si porta sul 5-4 in 47 minuti nella seconda. Maria a questo punto si gioca il tutto per tutto, prende grandi rischi e va sul 5-5. Ma Na Li conferma la tempra già dimostrata agli Australian Open e chiude sul 7-5, arrivando alla sua seconda finale in uno slam in cinque mesi. Un osso durissimo per Francesca sabato.
Domani le semifinali maschili vedono in campo i primi quattro giocatori al mondo. Con Federer (3) che se la vede con Djokovic (2) e Nadal (1) con Murray (4). Tutto può accadere, ma il pubblico a questo punto si aspetta la quinta finale consecutiva tra il serbo e lo spagnolo, dopo Indian Wells, Miami, Madrid e Roma. Djokovic, comunque, sembra ormai più che pronto a diventare il numero uno. Il tennis maschile e quello femminile in questi anni sono davvero due universi non comunicanti. I quattro uomini più forti arrivano quasi sempre agli atti finali dei tornei principali, mentre tra le donne c'è un ricambio continuo. Significa che lo stacco tra i migliori e gli altri è, a livello maschile, quasi incomprimibile nel breve periodo, nel senso che non è previsto che qualcuno - sulla carta potrebbe riuscirci solo l'argentino Del Potro, già vincitore due anni fa a Flushing Meadows - riesca a prevalere su tutti e quattro i moschettieri parigini di oggi. Tra le donne, invece, ogni torneo propone protagoniste diverse, tra le quali per fortuna sempre più spesso c'è la Schiavone, con lo staff guidato, appena può, da Barazzutti. Un pezzo di nazionale azzurra che, avendo conquistato tre volte la Fed Cup, ora può puntare a prendersi con Francesca un posto d'onore nella storia del tennis professionistico.
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cognome toscano, come spesso se ne trovano in Corsica, dove l'avversaria di Francesca Schiavone è tennisticamente cresciuta. Chissà: se i genovesi non avessero ceduto l'isola ai francesi nel 1768, oggi avremmo avuto una semifinale tutta italiana al Roland Garros. E magari Napoleone Bonaparte, anch'egli di retaggio toscano, avrebbe condotto noi, anziché la Vecchia Guardia, sotto le Piramidi e nelle steppe di Russia.
Chissà. Ma la grandeur francese impersonata da Marion (numero 11 nel ranking WTA) oggi s'è dovuta arrendere all'efficacia, all'intelligenza e alla sicurezza di gioco di Francesca. Rapida e reattiva, la milanese ha condotto il primo set senza concedere nemmeno una palla di break all'avversaria, con rarissimi errori e la capacità di tenere la francese a fondo campo. Una prima partita perfetta (6-3), giocata quasi in scioltezza perché la nostra numero uno sa di non dover dimostrare più nulla. E' ormai definitivamente la tennista italiana più forte di tutti i tempi. La Bartoli, invece, sente molto la gara, sa che il pubblico amico le sta chiedendo di rivedere, dopo anni, un francese in finale. Dovrà aspettare ancora.
Il secondo set comincia male per la Schiavone, che subisce subito il break. Recupera in fretta e, sul 3-3, tocca a lei togliere il servizio alla francese. Un game da manuale, il settimo, con Francesca che non perde mai la guida degli scambi. Gioca straordinariamente bene, varia di continuo il ritmo, alterna deliziose smorzate a lungolinea improvvisi, non consente niente a Marion e chiude senza alcun rischio: 6-3.
Sabato dunque match decisivo tra due recenti finaliste di Slam, Francesca e Na Li (a Melbourne in gennaio, sconfitta in tre set dalla belga Kim Clijsters). La nostra campionessa, inoltre, bissa l'ingresso in finale dello scorso anno, dove trafisse l'australiana Sam Stosur. Un unico altro italiano c'era riuscito, sempre a Parigi nel 1959 e nel 1960: Nicola Pietrangeli. Peraltro vincendo in entrambe le occasioni.
Molto condizionata dal vento e dalla tensione l'altra semifinale, tra Maria Sharapova (7) e Na Li (6). In entrambi i set la russa di Bradington, dov'è cresciuta a pane e Bollettieri, parte fortissima e si ritrova sul 3-1 a suo favore. Ma quando potrebbe acquisire un vantaggio non più recuperabile perde totalmente il controllo del servizio e inanella una serie incredibile di doppi falli. La cinese acquista continuità e chiude in 54 minuti la prima partita sul 6-4 e si porta sul 5-4 in 47 minuti nella seconda. Maria a questo punto si gioca il tutto per tutto, prende grandi rischi e va sul 5-5. Ma Na Li conferma la tempra già dimostrata agli Australian Open e chiude sul 7-5, arrivando alla sua seconda finale in uno slam in cinque mesi. Un osso durissimo per Francesca sabato.
Domani le semifinali maschili vedono in campo i primi quattro giocatori al mondo. Con Federer (3) che se la vede con Djokovic (2) e Nadal (1) con Murray (4). Tutto può accadere, ma il pubblico a questo punto si aspetta la quinta finale consecutiva tra il serbo e lo spagnolo, dopo Indian Wells, Miami, Madrid e Roma. Djokovic, comunque, sembra ormai più che pronto a diventare il numero uno. Il tennis maschile e quello femminile in questi anni sono davvero due universi non comunicanti. I quattro uomini più forti arrivano quasi sempre agli atti finali dei tornei principali, mentre tra le donne c'è un ricambio continuo. Significa che lo stacco tra i migliori e gli altri è, a livello maschile, quasi incomprimibile nel breve periodo, nel senso che non è previsto che qualcuno - sulla carta potrebbe riuscirci solo l'argentino Del Potro, già vincitore due anni fa a Flushing Meadows - riesca a prevalere su tutti e quattro i moschettieri parigini di oggi. Tra le donne, invece, ogni torneo propone protagoniste diverse, tra le quali per fortuna sempre più spesso c'è la Schiavone, con lo staff guidato, appena può, da Barazzutti. Un pezzo di nazionale azzurra che, avendo conquistato tre volte la Fed Cup, ora può puntare a prendersi con Francesca un posto d'onore nella storia del tennis professionistico.
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