Un anno dopo al Circolo del tennis per la finale del Roland Garros. Allora nessuno sperava che Francesca Schiavone ce la potesse fare contro la tostissima Sam Stosur, che all'inizio della partita sembrava pronta ad attraversare, coltello tra i denti, una foresta di canne del Borneo. Finì come sappiamo. Stavolta, invece, la convinzione generale del piccolo pubblico di tennisti appassionati è che la cinese Na Li, meno grintosa dell'autraliana, sia un'avversaria che non la farà penare. "La nostra vince in due set", azzarda il socio più anziano, che da anni s'è autoassegnato la proprietà del telecomando.
Dopo cinque game, al turno di servizio che Francesca cede all'avversaria, l'ottimismo è scomparso. Una signora che in gioventù giocò ad alto livello ricorda che la cinese quattro mesi fa era in campo, a Melbourne, per la finale degli Australian Open, persa in tre set con la Clijsters. Sul 4-2 i commenti sono laconici: "Ahi ahi ahi", scuote la testa una giocatrice compulsiva, di quelle che sono in campo tutti i giorni, qualsiasi siano le condizioni meteorologiche. "Questa cinese sa dove mettere la palla", sussurra il suo storico compagno di doppio, che mastica buon tennis.
La milanese soffre il servizio della cinese, è sempre in difficoltà e non riesce a prendere mai il comando del gioco. E il decimo game non fa eccezione. La sala della tv tace, delusa sul 6-4 che fa della partita di Francesca una salita durissima da scalare.
Il secondo set parte male, con il punto del break per la cinese preceduto da un avvertimento di un socio di solito silenzioso, "Attenta al suo diritto!", che la Schiavone non sente, probabilmente. Al secondo game scatta l'applauso per un rovescio incrociato che porta Francesca sul 30-40 a suo favore e che illude tutti possa preludere al controbreak. Macché.
"Prova a giocarle sul rovescio, in profondità", implora il più giovane dell'allibito pubblico del Circolo. La Schiavone ci prova ma Na Li non si fa fregare. Sotto 3-1, Francesca rischia un nuovo break. "Non è lei, oggi, non attacca mai", dice una giovane signora bionda che sa tutto del circuito femminile. Francesca, quasi la sentisse, si premura di smentirla con un uno-due che le consente di restare attaccata alla partita. Sesto game: Na Li esibisce due accelerazioni lungo linea di diritto e una di rovescio che gelano la Schiavone. Niente da fare. "Ragazzi rassegniamoci, la più forte è la cinese", dice il proprietario del telecomando. Qualcuno teme possa cambiare canale.
Sul 4-2 per Na Li, Francesca sembra sul punto di subire un altro break. E' in difficoltà ma non cede e chiude con un smash imprendibile al secondo vantaggio. Dalla sala tv si alza un'ovazione. Cambia il vento. L'ottavo game è quello della speranza. Sul servizio della Li l'italiana si ritrova sul 15-40 quando la cinese sparacchia fuori. 4-4, si ricomincia. "Eccola, è lei, ora la riconosco", commenta la signora bionda. La sala si anima, torna a riempirsi: la speranza è contagiosa, per fortuna.
Batte Na Li, sotto per 5-4. Francesca approfitta di una riga piena che spiazza la cinese per andare sul 15-30. "Altre due così ed è fatta", pronostica un socio che l'ultima volta che è sceso in campo aveva una Maxima di legno. Non l'azzecca mai, nemmeno stavolta. 5-5. Due drop shot vincenti di rovescio della Schiavone all'undicesimo gioco, che la issa sul 6-5, scatenano l'entusiasmo dei soci. "Ce la può fare" dicono in coro quelli che sono appena entrati nella club house a vedere la finale, fuggiti dai campi del Circolo sotto il nubifragio.
Invece si va al tie break tra le proteste dei soci per un punto assegnato alla Li nonostante la Schiavone giurasse che la palla fosse fuori. Ed è una via crucis per la campionessa uscente. La cinese non sbaglia nulla, mette tutte le palle sulle linee, va 6-0 in tre minuti. Il tempo di cambiare campo e la partita si chiude. I soci si alzano tutti assieme, ci hanno creduto soprattutto alla fine del secondo set, sono convinti che quella palla chiamata fuori sia stata quella decisiva. Nella sala tv resta solo il socio del telecomando, che non molla mai il simbolo del suo potere.
Dopo cinque game, al turno di servizio che Francesca cede all'avversaria, l'ottimismo è scomparso. Una signora che in gioventù giocò ad alto livello ricorda che la cinese quattro mesi fa era in campo, a Melbourne, per la finale degli Australian Open, persa in tre set con la Clijsters. Sul 4-2 i commenti sono laconici: "Ahi ahi ahi", scuote la testa una giocatrice compulsiva, di quelle che sono in campo tutti i giorni, qualsiasi siano le condizioni meteorologiche. "Questa cinese sa dove mettere la palla", sussurra il suo storico compagno di doppio, che mastica buon tennis.
La milanese soffre il servizio della cinese, è sempre in difficoltà e non riesce a prendere mai il comando del gioco. E il decimo game non fa eccezione. La sala della tv tace, delusa sul 6-4 che fa della partita di Francesca una salita durissima da scalare.
Il secondo set parte male, con il punto del break per la cinese preceduto da un avvertimento di un socio di solito silenzioso, "Attenta al suo diritto!", che la Schiavone non sente, probabilmente. Al secondo game scatta l'applauso per un rovescio incrociato che porta Francesca sul 30-40 a suo favore e che illude tutti possa preludere al controbreak. Macché.
"Prova a giocarle sul rovescio, in profondità", implora il più giovane dell'allibito pubblico del Circolo. La Schiavone ci prova ma Na Li non si fa fregare. Sotto 3-1, Francesca rischia un nuovo break. "Non è lei, oggi, non attacca mai", dice una giovane signora bionda che sa tutto del circuito femminile. Francesca, quasi la sentisse, si premura di smentirla con un uno-due che le consente di restare attaccata alla partita. Sesto game: Na Li esibisce due accelerazioni lungo linea di diritto e una di rovescio che gelano la Schiavone. Niente da fare. "Ragazzi rassegniamoci, la più forte è la cinese", dice il proprietario del telecomando. Qualcuno teme possa cambiare canale.
Sul 4-2 per Na Li, Francesca sembra sul punto di subire un altro break. E' in difficoltà ma non cede e chiude con un smash imprendibile al secondo vantaggio. Dalla sala tv si alza un'ovazione. Cambia il vento. L'ottavo game è quello della speranza. Sul servizio della Li l'italiana si ritrova sul 15-40 quando la cinese sparacchia fuori. 4-4, si ricomincia. "Eccola, è lei, ora la riconosco", commenta la signora bionda. La sala si anima, torna a riempirsi: la speranza è contagiosa, per fortuna.
Batte Na Li, sotto per 5-4. Francesca approfitta di una riga piena che spiazza la cinese per andare sul 15-30. "Altre due così ed è fatta", pronostica un socio che l'ultima volta che è sceso in campo aveva una Maxima di legno. Non l'azzecca mai, nemmeno stavolta. 5-5. Due drop shot vincenti di rovescio della Schiavone all'undicesimo gioco, che la issa sul 6-5, scatenano l'entusiasmo dei soci. "Ce la può fare" dicono in coro quelli che sono appena entrati nella club house a vedere la finale, fuggiti dai campi del Circolo sotto il nubifragio.
Invece si va al tie break tra le proteste dei soci per un punto assegnato alla Li nonostante la Schiavone giurasse che la palla fosse fuori. Ed è una via crucis per la campionessa uscente. La cinese non sbaglia nulla, mette tutte le palle sulle linee, va 6-0 in tre minuti. Il tempo di cambiare campo e la partita si chiude. I soci si alzano tutti assieme, ci hanno creduto soprattutto alla fine del secondo set, sono convinti che quella palla chiamata fuori sia stata quella decisiva. Nella sala tv resta solo il socio del telecomando, che non molla mai il simbolo del suo potere.