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Wimbledon senza sconti
Devi vincere o fare il record

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Brava Roberta Vinci, vittoriosa in Olanda a 's-Hertogenbosch contro Jelena Dokic, serbo-australiana dal passato difficile. E bravo Andreas Seppi, che si aggiudica il torneo di Eastbourne dopo aver battuto il serbo Tipsarevic. Gli italiani s'affacciano al torneo dei tornei - The Championships, lo chiamano, che comincia lunedì - con la speranza di far bene, nonostante la superficie per noi sempre ostica e i sorteggi tutt'altro che benevoli: la Schiavone trova la stessa Dokic, Starace se la vede con Wawrinka, Fognini con il canadese in rapida crescita Raonic. Sulla carta è andata meglio solo a Seppi, che incontra lo spagnolo Montanes, reduce dalla sconfitta di Parigi per mano (le gambe non c'erano più) di Fognini. La speranza è che superino in parecchi i primi turni, replicando il buon risultato di Parigi.

Certo, entrare nella storia è altra cosa, ci vuole l'impresa che emoziona. Come dimostra un mio piccolo sondaggio. Ho chiesto ad alcuni amici appassionati di tennis se ricordavano chi avesse vinto Wimbledon l'anno scorso e tutti, senza eccezione, lo sapevano: Nadal. Già, ma chi era stato l'avversario del maiorchino in finale? Qui le risposte si sono rivelate meno pronte e, in quattro casi su sette, sbagliate. Djokovic? Federer? Uno ha addirittura proposto, egli stesso incredulo, David Ferrer. "No", ho risposto paziente. "Un altro, un outsider...". Buio. Per farla breve, alla fine solo il più giovane  dei quattro smemorati ha avuto un sussulto: "Ma sì, Tomas Berdych!". Il ceco, oggi numero 7 nel ranking ATP, il 4 luglio scese in campo dopo aver battuto nettamente in semifinale Djokovic e lottò al limite delle sue possibilità con Rafael, che comunque passò in tre set per 6-3 7-5 6-4. Una finale, diciamolo, che non ha lasciato segni al di fuori dei confini della Repubblica Ceca ed escluso il palmares di Nadal.

Ringalluzzito, ho proposto allo stesso minicampione demoscopico di dirmi i nomi dei due protagonisti dalla più lunga  maratona tennistica della storia, sempre lo scorso anno a Londra. Nessuno ha sbagliato: John Isner e Nicolas Mahut. Wimbledon 2010 è dunque, nella memoria collettiva, il "loro" Slam, del gigante americano e del cocciuto francese, più che quello di Nadal (e Berdych). I numeri dell'incontro dei record, disputato in tre giornate, sono in effetti impressionanti: 11 ore e 5 minuti la lunghezza del match; il quinto set è durato 8 ore e 11 minuti, con ben 138 game (183 il totale); 216 gli ace, di cui 113 di Isner; 4-6 6-3 7-6 6-7 70-68 per Isner il risultato finale. Paolo, il mio personale archivista tennistico, ha già scritto su Ubitennis che, dopo quell'incontro, i due si sono un po' persi. Quest'anno Isner, attualmente numero 46 al mondo, ha sempre avuto difficoltà a superare i primi turni. Fuori al terzo turno all'Australian Open (contro Cilic) e a Indian Wells (Roddick), al quarto a Miami (Anderson), s'è fermato al primo a Belgrado, Roma e Parigi. Nel 2011 Mahut ha vinto la prima edizione del challenger di Courmayeur, ma al Roland Garros è uscito al primo turno contro il sudafricano Kevin Anderson. Ora è al posto 99 della classifica ATP.

Questi risultati non scoraggeranno chi vorrà essere, martedì, a Wimbledon o davanti alla tv a seguire la riedizione, un anno dopo, di Isner-Mahut, nella speranza che i due si ripetano. Peraltro, anche la possibilità che dal sorteggio per il primo turno uscisse l'accoppiato franco-americana era infinitesima: lo 0,79 per cento. Eppure è accaduto. Misteri tabellonistici che danno, guarda un po', una mano agli abilissimi gestori dell'All England Lawn Tennis and Croquet Club, sempre contenti di avere qualcosa in più degli altri Slam.
c. [email protected]