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Si sciolgono i Fab Four
ma a noi resta Roberta

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Nel 2008 vinse Rafael Nadal, nel 2009 e nel 2010 Andy Murray. Ma quest'anno né lo spagnolo né lo scozzese arriveranno alla finale della Rogers Cup. Entrambi sono usciti al loro esordio nel torneo ATP di Montreal che riapre di fatto la stagione, un mese e più dopo Wimbledon e tre settimane prima degli Open di Flushing Meadows. Nadal è stato annichilito da Ivan Dodig, incredulo croato: miracolato, si direbbe, visto che nato a Medjugorje, ancora Jugoslavia nel 1985 e ora Bosnia-Erzegovina. Risultato eloquente: 1-6 7-6 7-6. Murray non ha nemmeno tentato di opporsi al sudafricano Kevin Anderson: 6-3 6-1. Mentre il numero 1 del mondo, Novak Djokovic, non ha faticato granché a superare Nicolay Davidenko, e il numero 3 Roger Federer, finalista lo scorso anno, ha battuto il canadese Vasek Pospisil usando il minimo sindacale del proprio talento. Fuori anche Juan Martin Del Potro, finalista nel 2009, per mano di un altro croato ben più titolato, Martin Cilic.

Il Canada ha dunque già scritto il verdetto più importante. I Fab Four - come venivano chiamati fino a Wimbledon - si sono di fatto sciolti sull'erba londinese. Non è più un destino ineluttabile trovare quest'anno in semifinale tutti e quattro i più forti tennisti del mondo (come al Roland Garros), o almeno tre (Australia con Federer, Murray e Djokovic e Wimbledon con Nadal, Murray e Djokovic). Stavolta, nella migliore delle ipotesi il serbo e lo svizzero si disputeranno testa a testa l'ingresso alla finale - sono dalla stessa parte del tabellone - mentre dall'altra parte i favoriti diventano Berdych, Anderson e Fish. 

Il tennis di metà agosto ci ha però riservato una sorpresa che sorpresa non è più: un altro successo di Roberta Vinci, in grado ormai di combattere ad armi pari con qualsiasi avversaria. Anzi, di sconfiggere, come ha fatto a Toronto al secondo turno con un classico 6-4 7-5, la numero uno al mondo Caroline Wozniacki (l'anno scorso la danese aveva vinto il torneo WTA canadese, disputato però a Montreal). Dovesse riuscire a superare anche la serba Ana Ivanovic ed entrare nei quarti, la tarantina farebbe un altro gran balzo nella classifica WTA, che la vede ora al posto 22, meglio piazzata di Flavia Pennetta (24).
 
La vicenda umana e sportiva di Roberta conferma che il tennis è questione di capacità e intelligenza ma soprattutto di testardaggine. Al tredicesimo anno di professionismo, a 28 anni compiuti, sta disputando una straordinaria stagione da singolarista, con tre tornei già vinti (Barcellona, 's-Hertogenbosch, Budapest) e tre mesi di gare ancora da disputare.

C'è da chiedersi quale sarebbe stata la carriera della Vinci se non avesse puntato, per molti anni, esclusivamente sul doppio, grazie anche al sodalizio prima con la francese Sandrine Testud, che la portò alle semifinali del Roland Garros e degli US Open dieci anni fa quand'era appena maggiorenne, e poi con Sara Errani, con  la quale ha conquistato cinque trofei negli ultimi anni.

Insomma, Roberta sta seguendo le orme di Francesca Schiavone, entrata nel Gotha del tennis a quasi trent'anni e ormai stabile presenza tra le prime dieci del mondo (a Toronto ha battuto al secondo turno la russa Ekaterina Makarova). Questa anomalia italiana piace molto al pubblico, dà un senso diverso a uno sport che sembrava, qualche tempo fa, nelle mani delle under 20, quasi che la freschezza atletica e la potenza fossero le uniche armi per arrivare ai vertici del tennis femminile. Tanto che la WTA, l'associazione del tennis professionistico, ha chiesto alla Vinci di aprire un suo blog, già seguitissimo, sul sito ufficiale. Martedì sera, dopo aver passato il primo turno contro la belga Wickmayer (19), aveva scritto: "I'm so happy, and my coach is also happy :-) Tomorrow I will play against Caroline. I've never played against her. I have nothing to lose - she is No.1 in the world. We will see! Now I'm on my way to the hotel. I'll get a little massage with my physio, then dinner as always with Francesco, Sara (her nickname is Cichi) and her brother Davide". Un'istantanea di vita di una ragazza che, su questo non c'è alcun dubbio, non rischia di montarsi la testa.
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