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Quando i numeri uno
vengono un po' meno

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Un tempo quando si diceva "calcio d'agosto" s'intendeva un gioco un po' sui generis, come si conveniva per squadre con una preparazione ancora abborracciata e un'intesa tra reparti da registrare. Ora non è più così, perché già all'inizio del mese molte squadre di rango sono impegnate nelle qualificazione di Champions e comunque i campionati nazionali cominciano tutti entro la seconda metà del mese. Nel tennis, agosto è ancora più duro, costellato com'è da tornei a tutti i livelli, compresi i Master 1000 spossanti in Canada e Stati Uniti. Dei cui risultati già sapete: Nole Djokovic ha perso per la seconda  volta in stagione (su 59 partite disputate), stavolta in finale a Cincinnati con Andy Murray, dopo aver vinto una settimana prima a Montreal. Tra le donne, a Toronto il successo è andato a Serena Williams, a Cincinnati a Maria Sharapova.

Nonostante il caldo  torrido da entrambe le sponde atlantiche bisogna ragionare a mente fredda su quanto abbiamo visto grazie a Sky ed Eurosport. E ammettere che:

1. i tornei sui bollenti cementi di Montreal (uomini), Toronto (donne) e Cincinnati (combined) sembrano torture programmate apposta per fiaccare chi deve giocare, dalla prossima settimana, l'ultimo slam a New York;

2. il ritmo imposto ai propri associati da ATP e WTA, le organizzazioni maschile e femminile del tennis professionistico, è finalizzato a sfruttare al meglio i diritti televisivi globali ma fa sì che i migliori debbano giocare fino a sessanta partite in tornei di singolo in 230 giorni, cioè una ogni tre e rotti. Troppo.

3. Serena Williams, Berdych e Djokovic sono tra le vittime di questa infernale macchina dello spettacolo, di cui peraltro sono anche tra i meglio retribuiti protagonisti.

I verdetti di mezza estate non sono però solo questi. Tra gli uomini c'è la conferma della crescita agostana - come in altre annate - di Andy Murray, che intanto si prepara ad installarsi al terzo gradino del ranking ATP dietro Djokovic e Nadal e prima di Federer in caso di successo a New York. Il serbo, fermato nella finale di Cincinnati dal dolore alla spalla destra (di cui si occuperà, appena sbarcherà tra quattro giorni a New York, il dottor Pier Francesco Parra, senza il quale il dream team femminile azzurro non avrebbe mai sbancato la Fed Cup), s'è finalmente sgravato dall'obbligo di rincorrere il record delle vittorie consecutive e dunque può tornare a pensare solo al tennis giocato: a Flushing Meadows sarà comunque lui l'uomo da battere. Nadal e Federer sembrano invece le ombre di se stessi in termini di sicurezza, consapevoli come sono che oggi rischiano anche contro Tsonga, Berdych, Fish, Monfils, e dunque per loro il pericolo di finire fuori torneo arriva già agli ottavi.

Per le donne, la vittoria di Maria Sharapova a Cincinnati la propone tra le favorite egli USA Open, dove trionfò nel 2006 a 19 anni. Di fatto, negli ultimi mesi è lei la tennista più regolare, con il successo a Roma e le finali perse di Miami e Wimbledon. Le più in forma delle altre prime dodici (la russa da ieri è quarta, con un balzo avanti di tre posti) sembrano essere la sua connazionale Zvonareva (2), la tedesca Petkovic (11) e l'australiana Stosur (12). Se Serena riuscirà a riprendersi dall'infortunio subito a Cincinnati, sarà lei probabilmente la seconda preferita dai bookmaker. Non pervenuta, come al solito, la numero uno danese Caroline Wozniacki, che domina da quasi un anno la classifica pur non avendo mai vinto uno slam. Un destino da prima che arriva al massimo seconda.

c. giua@kataweb. it