Flavia contro Maria
è il clou degli US Open
Quelli che frequentano la FIT lo dicono da tempo a mezza voce: il presidente Binaghi e i suoi vogliono ripetere con i ragazzi quello che gli è già riuscito con Schiavone, Pennetta, Vinci e le altre. Fare cioè dell'Italtennis maschile una forza di primo piano a livello mondiale e puntare entro tre-quattro anni alla finale di Davis, anche se oggi siamo ancora in "serie B". Allora, dopo la quarta giornata a Flushing Meadows, viene naturale suggerire a Corrado Barazzutti di pensarci molto seriamente: per riportare l'Italia, dopo 11 anni, nel World Group meglio schierare sul veloce di Santiago del Cile i giocatori che più ci credono, quelli che sanno soffrire, che non fanno sceneggiate, che usano la testa. Uno come Flavio Cipolla, quindi, che costringe al quinto set l'ucraino Alexandr Dolgopolov, testa di serie 22 agli US Open, cedendo per 6-0 7-5 2-6 5-7 6-4 solo perché nell'ultimo set, quand'era sul 4-1 a suo favore, compaiono puntuali i cramp…
Quelli che frequentano la FIT lo dicono da tempo a mezza voce: il presidente Binaghi e i suoi vogliono ripetere con i ragazzi quello che gli è già riuscito con Schiavone, Pennetta, Vinci e le altre. Fare cioè dell'Italtennis maschile una forza di primo piano a livello mondiale e puntare entro tre-quattro anni alla finale di Davis, anche se oggi siamo ancora in "serie B". Allora, dopo la quarta giornata a Flushing Meadows, viene naturale suggerire a Corrado Barazzutti di pensarci molto seriamente: per riportare l'Italia, dopo 11 anni, nel World Group meglio schierare sul veloce di Santiago del Cile i giocatori che più ci credono, quelli che sanno soffrire, che non fanno sceneggiate, che usano la testa. Uno come Flavio Cipolla, quindi, che costringe al quinto set l'ucraino Alexandr Dolgopolov, testa di serie 22 agli US Open, cedendo per 6-0 7-5 2-6 5-7 6-4 solo perché nell'ultimo set, quand'era sul 4-1 a suo favore, compaiono puntuali i crampi (che peraltro una corretta preparazione atletica dovrebbe impedire a livello di slam, no?). O uno come Potito Storace, terraiolo assoluto, che nonostante la sconfitta in tre set (2-6 4-6 5-7) dà del filo da torcere a un campione come il russo Nikolay Davydenko.
Anche stavolta, invece, Fognini fa il Fognini. Butta via l'occasione di fare il break al ceco Tomas Berdych sul 5-5 nel primo set e poi si fa portare via il servizio: finisce 7-5. Gli altri due set sono letteralmente invedibili, per non dire vergognosi: 6-0 6-0. Il numero uno azzurro deve crescere ancora molto, soprattutto come maturità. Uno che lo conosce bene perché sta nel suo staff giura che il suo è un problema di timidezza. Mi permetto di avere dubbi al proposito. Non vorrei mai che tra due settimane, nella finale per entrare tra i primi 16 paesi del tennis globale, il ligure mi desse ragione.
Insomma, tutti fuori al secondo turno i giocatori italiani, come peraltro capita quasi sempre negli slam sul veloce americano e su quello invernale di Melbourne. Stavolta nel tabellone principale di Flushing Meadows sono partiti in cinque (Starace, Cipolla, Fognini, Seppi e Volandri) ma solo i primi tre hanno superato il primo ostacolo: un piccolo successo, questo, considerato che solo in altre quattro occasioni nella storia degli US Open altrettanti italiani erano arrivati - si fa per dire - così avanti. Nel 1991 anzi, furono addirittura in quattro a fare almeno due match. Come sempre, troviamo qualche motivo di consolazione...
E come sempre, invece, le ragazze non tradiscono. Francesca Schiavone si allena con la croata Mirjana Lucic, sconfitta in 53 minuti per 6-1 6-1. Roberta Vinci si conferma in un momento di grazia e lascia le briciole (6-2 6-3) all'ex ragazza prodigio francese Alize Cornet, finalista a 18 anni agli Internazionali di Roma nel 2008.
Mercoledì Flavia Pennetta era già passata al terzo turno avendo regolato senza fatica l'altra eccellente italiana Romina Oprandi. Oggi, per lei, la partita clou del tabellone femminile contro Maria Sharapova, che ha incontrato tre volte perdendo due. Ma l'ultimo confronto, nella semifinale del 2009 a Los Angeles, fu vinto dalla brindisina, che poi fece altrettanto in finale con Sam Stosur. Contiamo che sappia ripetersi.
c.giua@kataweb.it
Anche stavolta, invece, Fognini fa il Fognini. Butta via l'occasione di fare il break al ceco Tomas Berdych sul 5-5 nel primo set e poi si fa portare via il servizio: finisce 7-5. Gli altri due set sono letteralmente invedibili, per non dire vergognosi: 6-0 6-0. Il numero uno azzurro deve crescere ancora molto, soprattutto come maturità. Uno che lo conosce bene perché sta nel suo staff giura che il suo è un problema di timidezza. Mi permetto di avere dubbi al proposito. Non vorrei mai che tra due settimane, nella finale per entrare tra i primi 16 paesi del tennis globale, il ligure mi desse ragione.
Insomma, tutti fuori al secondo turno i giocatori italiani, come peraltro capita quasi sempre negli slam sul veloce americano e su quello invernale di Melbourne. Stavolta nel tabellone principale di Flushing Meadows sono partiti in cinque (Starace, Cipolla, Fognini, Seppi e Volandri) ma solo i primi tre hanno superato il primo ostacolo: un piccolo successo, questo, considerato che solo in altre quattro occasioni nella storia degli US Open altrettanti italiani erano arrivati - si fa per dire - così avanti. Nel 1991 anzi, furono addirittura in quattro a fare almeno due match. Come sempre, troviamo qualche motivo di consolazione...
E come sempre, invece, le ragazze non tradiscono. Francesca Schiavone si allena con la croata Mirjana Lucic, sconfitta in 53 minuti per 6-1 6-1. Roberta Vinci si conferma in un momento di grazia e lascia le briciole (6-2 6-3) all'ex ragazza prodigio francese Alize Cornet, finalista a 18 anni agli Internazionali di Roma nel 2008.
Mercoledì Flavia Pennetta era già passata al terzo turno avendo regolato senza fatica l'altra eccellente italiana Romina Oprandi. Oggi, per lei, la partita clou del tabellone femminile contro Maria Sharapova, che ha incontrato tre volte perdendo due. Ma l'ultimo confronto, nella semifinale del 2009 a Los Angeles, fu vinto dalla brindisina, che poi fece altrettanto in finale con Sam Stosur. Contiamo che sappia ripetersi.
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