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Fognini vada a lezione
dalla prof. Pennetta

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Tanto per continuare un discorso cominciato proprio qui ieri, mi/vi chiedo: ma non è il caso, cara FIT, di costringere Fabio Fognini - e non solo lui: anche a Simone Bolelli farebbe tanto bene - a seguire un corso intensivo di "condotta di gara" tenuto da Flavia Pennetta? Tre, quattro giorni di lezioni teoriche obbligatorie e lunghe sedute sul terreno di gioco per imparare a credere in se stessi, a mettersi in discussione, a rischiare, a non dare la colpa al caldo, alla racchetta, alla malasorte, a quelle superfici veloci così diverse che, chissà perché, mettono in difficoltà solo i maschi italici, mica le donne.

Anzi, Flavia Pennetta è la dimostrazione che si può crescere a pane e terra rossa e poi essere competitivi anche su un duro infido come quello dell'Arthur Ashe Stadium degli US Open. L'intenso match tra la brindisina e la numero 3 del mondo, la multimilionaria russa Maria Sharapova, è di quelli da incorniciare: equilibrato e tesissimo, ha visto la forza e l'intelligenza di entrambe duellare per due ore e mezza. Alla fine ha prevalso l'italiana (6-3 3-6 6-4) perché ha sbagliato di meno: come dice il mio amico Giovanni, nel tennis ci sono i colpi vincenti e gli errori a cui costringi l'avversario, entrambi ti portano un 15 ma i secondi ti danno più soddisfazione. Non a caso negli scambi prolungati ha più spesso avuto la meglio Flavia.

Quest'anno una Pennetta così s'era vista solo al terzo turno di Wimbledon con la francese Marion Bartoli (partita terminata però con la sconfitta per 7-5 4-6 7-9). A Flushing è sembrata nelle condizioni del 2009 quando vinse 15 partite consecutive trionfando a Palermo e Los Angeles (semifinale con la Sharapova) e perdendo solo al penultimo atto a Cincinnati. Un exploit che la portò al decimo posto del ranking WTA. La sua sola grande soddisfazione del 2011 è stata la vittoria nel doppio con Gisela Dulko nello slam australiano, a gennaio. E ieri, sempre in coppia con Dulko, ha regolato per 6-3 6-0 le americane Riske-Stephene un paio d'ore dopo aver messo sotto Maria Sharapova. Un'altra lezione per Fognini, Bolelli ed epigoni.

Al prossimo turno Flavia troverà la cinese Shuai Peng, 25 anni, in questo momento meglio piazzata di lei (14 contro 25) nel ranking WTA. Un'atleta molto regolare che negli ultimi slam ha sempre raggiunto il terzo o quarto turno e poi s'è fermata. Da non sottovalutare affatto.

Spiace non star dietro a tutti i tabelloni dell'US Open - potete comunque trovare tutte le notizie nelle nostre cronache - ma fin quando abbiamo le italiane sulla scena qui ci occupiamo di loro. La Schiavone (8) scende in campo nel Grandstand alle 19, nostro fuso, contro Chanelle Scheepers (81), seguita da Roberta Vinci (19) che affronta Andrea Petkovic (11). La Scheepers, sudafricana, 27 anni, professionista da quando ne aveva 16, solo nelle ultime due stagioni è riuscita a fare qualche risultato. Quest'anno ha raggiunto il terzo turno agli Australian. Di ben altra pasta la Petkovic, serba naturalizzata tedesca: 24 anni ancora da compiere, ha vinto qualche buon torneo (Strasburgo, Bad Gastein) e quest'anno è arrivata ai quarti di finale sia a Melbourne sia a Parigi. Una (bella) gatta da pelare per la tarantina, che non parte favorita ma ha tutti i numeri per passare il turno. Siamo fiduciosi: l'effetto Pennetta si farà sentire.

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